Come la Francia, anche il Principato ha invitato i residenti a rimanere in casa al fine di limitare il propagarsi del Covid-19. Dal 16 marzo scorso, i monegaschi hanno il dovere quindi di affrontare questa nuova “normalità”, in cui i giorni di chiusura non fanno però rima con le ferie. Tra lavoro agile, ruolo di insegnante e vita in famiglia, come si sta vivendo la quarantena a Monaco?

Chiusi in casa ma non depressi. Julia Moraly e Karine Gramaglia vivono entrambe a Monaco, entrambe sono madri ma sono anche coinvolte in gruppi di solidarietà su Facebook. Per loro, la quarantena risuona come un’evidenza. “Non sono stata assolutamente colta di sorpresa, i nostri vicini italiani avevano già iniziato ad attuarla. La quarantena a Monaco era inevitabile” racconta Julie Moraly. “Ho provato una sorta di incredulità come se si potesse evitare” afferma Karine Gramaglia. “L’ultima volta che sono uscita risale a venerdì 13 marzo per recarmi al mio ufficio. Quando ho chiuso la porta quella sera, sapevo che non ci sarei tornata per molto tempo”.

“È abbastanza sconcertante pensare che non muoversi sia ciò che farà cambiare le cose”

Emesso il comunicato ufficiale dal governo, è stato necessario adattarsi. Riorganizzare la vita quotidiana in base agli impegni di ognuno, creare nuove routine, stabilire nuove abitudini, sia per la gestione delle compere che per il lavoro. Se per Karine Gramaglia “C’è stata un po’ di angoscia di fronte alla riorganizzazione totale delle nostre vite”, Julia Moraly non esita a definire questo evento come “giorno senza fine”

Per la sua famiglia, la vita è scandita secondo il modo “LOCER” come le piace chiamarlo, vale a dire: “Lavare le stoviglie e fare il bucato, tenere occupato il figlio, cucinare due volte al giorno, educare suo figlio e mettere in ordine” senza considerare la spesa che rappresenta l’unica uscita settimanale. Per Julia Moraly, la scelta è chiara, le passeggiate sono escluse e la sua piccola terrazza è un vero plus tanto che la quarantena “con i suoi alti e bassi”, pesa meno sul morale di tutti.

Nonostante tutto, per Karine Gramaglia la quarantena è stata un sollievo “rimanendo al sicuro, ci saremmo protetti, avremmo protetto gli altri e frenato la propagazione della malattia. È abbastanza sconcertante pensare che non muoversi sia ciò che farà cambiare le cose!”. Proprio come Julia, Karine e i suoi figli hanno scelto di non uscire. “Abbiamo la fortuna di avere dei balconi per un po’ d’aria. Il sabato sera, a volte c’è musica, balliamo sulla terrazza, ci salutiamo da un balcone all’altro, è davvero emozionante e caloroso”. Solo suo marito “esce rapidamente due volte a settimana per gestire l’emergenza in ufficio e fare spesa”. Quanto alle giornate, “esse ruotano intorno alla didattica a distanza per i bambini” e poi “cucina, giochi di società, un po’ di telelavoro e molto dialogo” e del tempo libero davanti allo schermo affinché i bambini possano mantenere un legame con i loro amici parlando o giocando

Siamo davvero privilegiati a vivere nel Principato

Con più di 38.000 abitanti di 139 nazionalità diverse distribuiti sui suoi 2km2, Monaco offre a chi la contempla, un paesaggio particolarmente urbanizzato, poco favorevole a tenere libera la mente e a rigenerarsi. Pertanto, se Karine Gramaglia sottolinea che per i suoi amici francesi che vivono in una casa indipendente “la quarantena è diversa quando i bambini possono scatenarsi in giardino”, aggiunge che i residenti monegaschi sono “abituati a vivere in un paesaggio urbano”. Ciò che mostrano le due donne, sono soprattutto i punti di forza del Principato “Siamo davvero privilegiati” dichiara Julia “da un punto di vista sia medico che sociale o ambientale. Ci sarebbero delle cose da migliorare o da perfezionare ma rispetto ai nostri vicini francesi o italiani, abbiamo una vita quotidiana più piacevole”.

Punti positivi trovati e approvati da Karine, soprattutto a livello di istituti scolastici e dei loro insegnanti che sono coinvolti con i loro studenti “si sono adattati velocemente e bene a queste nuove condizioni. Sin dai primi giorni, la continuità pedagogica è stata attuata con molta empatia e creatività! La capacità dei bambini di adattarsi a questo nuovo schema è stata straordinaria”.

C’è stata una vera ondata di proposte, è stato estremamente emozionante”

Reinventare la vita quotidiana, concentrarsi sul nucleo familiare, tornare ad alcune attività trascurate…Se la quarantena invita a rimanere a casa, nasconde tuttavia, una solidarietà emergente sotto questo primo aspetto. Un aiuto reciproco e uno stile di vita basati sulla condivisione potevano sembrare antiquati mentre il mondo fino ad allora si era mostrato egocentrico. Dall’isolamento forzato sembra riaffiorare una volontà di avvicinarsi ai propri vicini così come sentirsi legati agli altri abitanti monegaschi. Questa esperienza vissuta in comune è così particolare che può solo stabilire un legame tra tutti, facendo abbondare manifestazioni di solidarietà.

Karine Gramaglia non aveva aspettato che il Covid-19 si diffondesse per offrire sul suo gruppo “Monaco Entraide et Services (Aiuti e servizi reciproci a Monaco)” annunci di lavoro, offerte interessanti, eventi associativi e proposte di volontariato.  A 5 anni dalla sua istituzione, ha permesso a numerosi monegaschi di trovare lavoro, un artigiano e anche altre cose. Anche quando la quarantena incombe, ella reagisce mobilitando le squadre “ho richiesto solidarietà di ogni ordine nel rigoroso rispetto delle misure di sicurezza. C’è stata una vera ondata di proposte, di offerte di aiuto, è stato davvero emozionante”. Tenendo sempre d’occhio ciò che è postato al fine di “bloccare tutto ciò che è ansiogeno, non pertinente o verificabile”, Karine sta pensando anche di creare un secondo gruppo “Chiusi in casa, ma non depressi”, il cui contenuto leggero vuole essere una boccata d’aria fresca in un periodo in cui le angosce e gli interrogativi sono molteplici. “La finalità è chiaramente quella di continuare a sorridere, mantenere il morale alto attraverso la musica, immagini divertenti, scherzi. C’è anche molta autoironia su questo gruppo e poter ridere di una situazione così grave, è davvero una bella sensazione!”.

Anche Julia Moraly ha sentito il bisogno di creare un gruppo Facebook. Il punto di partenza di “Aiuti ai residenti a Monaco durante la quarantena”? “Mi sono detta: se un domani io e mio marito ci ammalassimo, chi potrebbe aiutarci? Non abbiamo i nostri familiari vicino. Ero sicura di non essere la sola in quella situazione”. Giustamente.

Manifestazioni di solidarietà crescenti, informazioni pratiche, la conservazione di un legame sociale, il gruppo permette ai monegaschi che non si sarebbero potuti conoscere in altro modo di “incontrarsi”.

Inventare un nuovo mondo post epidemia

Fonti di speranza sui gruppi Facebook? Senza alcun dubbio. Offrono a tutti un modo per non sentirsi soli nonostante la distanza e mantenere il morale alto. Un sostegno fondamentale quando ci sono tante incertezze sulla situazione attuale e su quella futura. Karine Gramaglia già sta pensando al dopo. Anche se oggi non è possibile immaginare che volto avrà il mondo dopo l’ondata di Covid-19, è sicuro che non dovrebbe assomigliare a quello conosciuto fino ad allora. “Credo che Aiuti e Servizi sarà utile per riorganizzarsi, inventare un nuovo mondo post epidemia che non conosciamo ancora. Si adatterà come si è già adattato. Questo stimolo non deve spegnersi. Umanamente ed economicamente, dovremo rimanere uniti e sono sicura che se uniamo le nostre energie e i nostri valori, ne usciremo!”. Rassegnati i monegaschi? Mai!