Quando l’epidemia del Covid-19 è dilagata in Europa, numerosi paesi hanno scelto la quarantena. Ma questa brusca chiusura della società ha avviato, sulla sua scia, altre problematiche di natura sociale. Tra queste, i governi e le associazioni hanno rapidamente sottolineato l’aumento del rischio di violenze domestiche. Diverse settimane dopo l’inizio della quarantena, cosa succede realmente? Quali dispositivi di prevenzione e d’allarme sono stati attuati? Punto della situazione.

Coppie chiuse in casa, costrette a vivere in isolamento 24h/24. Uno scenario favorevole all’aumento di violenze domestiche, una situazione che le associazioni di sostegno alle vittime temevano da tempo.
Il Principato, risparmiato dalle violenze domestiche?

La violenza domestica nel Principato di Monaco

Ovunque in Europa, sono state adottate misure di prevenzione e protocolli di allerta. Tuttavia, la proporzione di atti conosciuti è, attualmente, diversa da un paese all’altro. Monaco, considerata un’isola in Europa, è stata poco interessata da questo fenomeno. “Uno studio sull’anno 2019 mostra che 31 casi di violenze erano già stati identificati dalla polizia. 113 donne erano già state ricoverate in ospedale, ma può trattarsi di persone che non necessariamente risiedono a Monaco”, riferisce Céline Cottalorda, consulente tecnico al Ministero di Stato e addetta alla salvaguardia dei diritti delle donne. Una cifra sempre troppo elevata tenuto conto della gravità del problema, ma molto incoraggiante per una popolazione che conta circa 38.000 abitanti. “Siamo su scala ridotta. Sicuramente, bisogna tener conto delle violenze che non sono registrate e delle situazioni che ci sfuggono, ma le proporzioni rimangono basse”. D’altra parte, la quarantena dà libero sfogo a potenziali aggressori? Evidentemente no. In questo periodo sono state registrate solo tre situazioni di violenze lievi. Di questi tre casi, non sono state presentate denunce. “I servizi sociali, la polizia e il tessuto associativo osservano una diminuzione delle chiamate e delle richieste”.

Potenziamento dei dispositivi di prevenzione e di allerta

“Solo perché non abbiamo molti casi non significa che non dobbiamo adottare provvedimenti” chiarisce Céline Cottalorda. I provvedimenti già attuati in “circostanze normali” sono stati potenziati a causa della quarantena. Oltre ai numeri di emergenza e ai servizi di protezione sempre attivi, sono stati annunciati alcuni “dispositivi alternativi” simili a quelli della Francia. Ad esempio, una mail d’emergenza (sos-violences@gouv.mc), poiché non è sempre possibile telefonare in presenza del proprio aggressore.
L’associazione dei farmacisti si è anche offerta di aiutare invitando le donne interessate a presentarsi direttamente nelle farmacie. Già molto presente sul posto, la polizia rimane anche in contatto con la popolazione. “Se una donna si sente in pericolo, può dare l’allarme o semplicemente parlarne con il poliziotto che si trova all’angolo della propria via… si può quasi andare alla polizia “per tutto e per niente”, aggiunge l’addetta alla salvaguardia dei diritti delle donne.

Violenza esacerbata in tutto il resto del mondo

Nonostante le disposizioni adottate in numerosi paesi europei, la violenza domestica è aumentata un po’ ovunque. Osserviamo in particolare un aumento di circa il 35% in Francia, e aumenti simili in Italia, Spagna e Regno Unito. “Esorto tutti i governi a fare della prevenzione delle violenze domestiche una priorità nei loro piani di contrasto del Covid-19 (…) Abbiamo osservato un aumento spaventoso di violenze domestiche”, ha segnalato a inizio aprile Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite. Allora perché il Principato rimane così intatto? Si delineano diverse possibili risposte. Tra queste, la superficie molto ristretta del suo territorio, la grande presenza di servizi di polizia, una prevenzione già molto solida. E la prevenzione come fattore di rischio? “Sembra che le violenze interessino tutte le categorie socio-economiche. A Monaco, abbiamo circa 140 nazionalità e le violenze colpiscono comunità, culture e livelli economici diversi. L’alcolismo è un fattore aggravante di violenze” ha affermato l’addetta alla protezione.