Abbiamo incontrato Louis Ducreut, subito prima della finale francese della League of Legends, per parlare di eSport. Ci ha raccontato della sua passione per questa disciplina, delle divergenze generazionali e del perché i giocatori siano degni dei campioni olimpionici.

A Monaco, questa settimana si tengono gli Sportel Awards, con la finale francese della League of Legends, nota anche come LFL, tenutasi il 26 ottobre.

“È stato un onore per noi organizzare l’evento in collaborazione con gli Sportel Awards, nonostante la cancellazione della Paris Game Week“, ha dichiarato entusiasta Louis Ducruet poche ore prima della finale della LFL. “Siamo così orgogliosi che Monaco possa ospitare l’evento”, ha aggiunto. Il nipote del Principe Alberto II, infatti, è a capo della Federazione eSport di Monaco da gennaio 2020.

Perché l’attenzione di Monaco si sta spostando sugli eSport?

Gli eSport sono particolarmente nuovi a Monaco. La Federazione esiste solo dal 2017. Da quando sono diventato il Presidente, a gennaio 2020, siamo riusciti a organizzare qualche evento, anche durante il lockdown. Abbiamo organizzato dei piccoli tornei per distrarre le persone dalla situazione mondiale, oltre che il Gran Premio Virtuale di Monaco, con Charles Leclerc e altri piloti professionisti. Ci siamo poi recentemente uniti alla Federazione Internazionale di eSport, che era il nostro obiettivo principale da quando sono in carica. Entro dicembre, speriamo anche di organizzare un evento esclusivo della Federazione eSport di Monaco in collaborazione con Nicecactus.

Gli eSport sono sempre più in voga negli ultimi anni. Come spieghi questa crescita di popolarità?

Gli eSport si rivolgono a un pubblico giovane. Io faccio parte della generazione dei primi veri gamer, che finalmente hanno trovato una disciplina che gli consente di esprimere il loro amore per lo sport. I videogame coinvolgono qualsiasi giocatore, sia a livello fisico che intellettuale. Gli eSport sono divertenti e consentono a tutti di poter imparare. L’offerta è molto varia, si trova davvero qualcosa per tutti.

Il coronavirus è stato un po’ una fortuna…

Sicuramente il lockdown ha aiutato il diffondersi degli eSport, perché si gioca online. Puoi giocare tranquillamente da casa, a prescindere dal paese in cui ti trovi, e partecipare a competizioni mondiali. Grazie alle piattaforme di streaming, gli atleti possono tenersi in contatto con la community, una cosa che i fan apprezzano molto. Più sei vicino al tuo atleta preferito, più l’esperienza si fa entusiasmante.

Un pilota bravo in pista non lo è per forza anche nel mondo virtuale

Con gli eSport anche i piloti possono sfidarsi…

I piloti di F1 di solito si allenano nei simulatori, adesso possono farlo anche online. Un’altra cosa bella è poter competere con persone che non sono piloti professionisti ma sono comunque molto abili. Abbiamo notato che a volte i piloti professionisti non riescono a stare al passo di alcuni gamer. È una sfida per tutti. Un pilota bravo in pista non lo è per forza anche nel mondo virtuale.

È difficile che le vecchie generazioni si appassionino agli eSport?

È vero, le generazioni passate, come quella dei miei genitori, non colgono fino in fondo il mio entusiasmo per questa disciplina, ma cercano comunque di capire e riconoscono che abbiamo un grosso pubblico. Alcuni erano stupiti che l’evento di stasera fosse sold out, che le persone fossero venute qui solo per vedere la finale. L’evento era sull’home page di Twitch. Le nuove generazioni ne vanno pazze, ma è pur vero che non fa per tutti.

Se guardiamo alle performance degli atleti europei, non abbiamo nulla da invidiare.

L’Europa riesce a tenere il passo con gli Stati Uniti e l’Asia?

La Corea del Sud è uno dei Paesi leader degli eSport, ed è anche a capo della Federazione Internazionale degli eSport. Gli Stati Uniti hanno raggiunto l’Asia piuttosto in fretta, in America, infatti, gli eventi di eSport sono dei veri e propri spettacoli, come le partite di NBA o NFL. In Europa siamo ancora un passo indietro, ma se guardiamo alle performance degli atleti europei, non abbiamo nulla da invidiare.

Gli eSport sono un argomento che fa discutere. Pensi davvero che siano uno sport a tutti gli effetti, che potrebbero persino entrare nelle Olimpiadi?

Gli eSport richiedono abilità intellettuali, riflessi e resistenza, quindi sì, per me sono uno sport. I giocatori sono atleti, e alcuni gamer hanno riflessi migliori dei piloti di F1. Non tutti sono capaci di restare concentrati durante lunghe partite che possono durare diverse ore, quindi non credo che l’aspetto fisico della disciplina possa essere ignorato.