La scorsa settimana, la skipper francese Alexia Barrier ha tenuto una conferenza sulla protezione degli oceani presso il Municipio di Monaco. Con la testa immersa nei preparativi del suo prossimo giro del mondo in solitaria, la fondatrice dell’associazione 4myplanet continua a impegnarsi ogni giorno per un ambiente più “green” e un mare sempre più blu.

“In mare, possiamo essere libri, possiamo navigare a contatto con la natura, danzare con gli elementi”, racconta Alexia Barrier, che si gode questa “fortuna incredibile di non dover seguire nessun’altra regola se non quelle di navigazione, una volta a largo”.

La skipper ha scoperto il mondo della vela all’età di 3 anni. “Con i miei genitori, abbiamo lasciato Parigi per trasferirci a Nizza. Qui mio padre aveva una piccola barca a vela in società con un collega di lavoro”. Un’infanzia segnata dalle uscite in mare, ritmata dalle scoperte tra le acque turchesi del Mediterraneo e lo splendido litorale bretone.

Mia figlia era sempre la prima pronta per la manovra

Michel Barrier, il padre della velista

Da ragazza, Alexia Barrier accompagnava suo padre nelle regate organizzate dalla compagnia aerea in cui lavorava. “Mia figlia era sempre la prima pronta per la manovra”, ricorda Michel Barrier. “Se non facevamo avanzare la barca, poteva anche un po’ innervosirsi!”, afferma divertito suo padre.

Danzare con gli elementi

“A poco a poco, ho iniziato a prendere gusto nel gareggiare, sentivo il desiderio di vincere”, riconosce Alexia. “Ha sempre avuto questa tenacia”, sottolinea il padre. “Quando Alexia ha un’idea in testa, va fino alla fine senza mollare mai”.

Travel Club Monaco

Dopo gli studi in management dello sport all’UFR-STAPS di Nizza, a 25 anni Alexia Barrier si lancia nella sua prima regata, dal porto di La Rochelle fino alle coste brasiliane di Salvador de Bahia. “Da quel momento, non ho mai smesso di fare regate, che siano in solitaria, in doppio o con l’equipaggio”, racconta la skipper che ha attraversato l’Atlantico una quindicina di volte. Nel 2020, ha partecipato alla sua prima Vendée Globe, facendo il giro intorno al mondo.

© Alexia Barrier

Centoundici giorni senza avere contatti con nessun essere umano e aver intravisto la terra una sola volta a Capo Horn, dove finisce l’arcipelago della Terra del Fuoco e il continente sudamericano. La prova richiede tantissima concentrazione. “Bisogna fare i conti con il meteo, le manovre, gli strumenti che si rompono”, sottolinea Alexia. Sola a bordo, la velista ha dovuto affrontare problemi tecnici e anche fisici.

Il giorno di Natale, il mio computer si è piegato in due e si è quasi rotto nel bel mezzo dell’Oceano Indiano”, racconta la velista. “Mi sono anche fratturata la schiena a dieci giorni dall’arrivo, cadendo su una parte in plastica della barca”. Da lì in poi, ha proseguito la corsa grazie agli antidolorifici. “In questi momenti, bisogna restare ottimisti!”.

“Questa regata mi ha insegnato a cambiare insieme agli elementi, a conoscere meglio il mio corpo e i suoi limiti”, afferma Alexia Barrier, arrivata 24esima alla Vendée Globe, il 28 febbraio scorso. “Avevo la barca più vecchia della flotta: è stata una bella avventura ma sapevo che non avrei mai potuto vincere”, ammette.

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Un’onda di plastica

La velista si sta già preparando per il suo prossimo giro del mondo in solitaria, quello della Vendée Globe 2024: “sto cercando degli sponsor per investire in una barca performante che mi permetta di arrivare tra i primi dieci della regata”.

Nel 2009, Alexia Barrier ha fondato l’associazione 4myplanet, impegnata nella salvaguardia del “suo terreno di gioco”, l’oceano. “Ho appena attraversato l’atlantico e sono rimasta scioccata dall’aumento del numero di rifiuti che ho avvistato durante la navigazione”.

© Alexia Barrier

Parlando con alcuni scienziati, Alexia Barrier si è subito resa conto di poter contribuire nel suo piccolo. Come? Istallando gli strumenti necessari per raccogliere i dati sulle acque in superficie durante le regate, senza nessun impatto sulla performance.

La plastica è davvero dappertutto: mangiamo l’equivalente di una carta di credito a settimana.

Alexia Barrier, una velista impegnata nella salvaguardia degli oceani

“Questi strumenti di misurazione, che finanzio grazie alla mia associazione, costano tra i 20.000 e i 150.000 euro” e permettono di valutare la temperatura, la salinità e l’acidificazione degli oceani, oltre che di quantificare il numero di microplastiche presenti. “Queste informazioni sono poi raccolte in una banca dati mondiale gratuita, consultata da tantissimi ricercatori e studenti”.

Un festival per i nostri oceani

“La plastica è davvero dappertutto: mangiamo l’equivalente di una carta di credito a settimana”, mette in guardia Alexia, che sensibilizza i giovani sulle minacce che questa rappresenta per gli oceani. “Con la mia barca a vela della Vendée Globe, organizzo dei viaggi ecologici: accompagniamo i passeggeri in Corsica per evitare che prendano l’aereo o la nave, e trasportiamo le merci dei produttori di miele e vino che rispettano l’ambiente”.

Con la sua associazione, la velista spera di lanciare presto un festival per promuovere la protezione degli oceani “e naturalmente anche l’eliminazione dei rifiuti!”

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