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Intervista

Happy Museau: un cibo per cani degno della nostra tavola

alimentation chiens
Nutrizione e benessere per i nostri amici a quattro zampe © Happy Museau

A Monaco, Eleonora Roversi sta rivoluzionando l’alimentazione per cani riportando in auge ciò che le nostre nonne sapevano già: semplicità e autenticità degli ingredienti freschi sono le chiavi del benessere animale.

Un ritorno alle origini

In un’epoca in cui l’industrializzazione ha trasformato perfino il contenuto della ciotola dei nostri amici a quattro zampe, emerge una domanda essenziale: che cosa mangiano davvero i nostri animali? Eleonora Roversi, fondatrice di Happy Museau, ha osservato un fenomeno preoccupante nel corso degli anni. “Quando mia nonna cucinava per noi, cucinava anche per i cani. Con l’arrivo del cibo industriale, ho notato un cambiamento nella salute dei nostri animali”, racconta.

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Questa riflessione, al tempo stesso intima e universale, l’ha portata a sviluppare un approccio che riconcilia tradizione e scienza moderna. Perché dietro alla nostalgia si nasconde una realtà fisiologica: il cane, discendente del lupo, ha un intestino più corto, pensato per metabolizzare le proteine animali, non per digerire farine, glutine e additivi artificiali che compongono gran parte degli alimenti industriali.

Artigianato contro industria

A differenza dei giganti del pet food, Happy Museau ha scelto un laboratorio artigianale autorizzato nell’Unione Europea, dove soltanto due persone, i proprietari stessi, preparano ogni pasto. “È una vera cucina, non una fabbrica”, sottolinea Eleonora. “Le verdure sono talvolta a chilometro quasi zero, tutto è controllato fin dalla selezione delle materie prime”.

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Il processo di produzione è l’opposto dell’estrusione industriale che sottopone gli alimenti a temperature estreme. Qui, le ricette sono cucinate a bassa temperatura, una tecnica mutuata dalla cucina gourmet che preserva nutrienti e sapori. I pasti sono poi confezionati sottovuoto in sacchetti certificati che non rilasciano microplastiche, garantendo freschezza e sicurezza.



Decifrare l’invisibile

Una delle battaglie di Eleonora riguarda la formazione dei proprietari. “Nessuno impara a leggere un’etichetta di cibo per cani”, osserva. Eppure, saperlo fare svela verità scomode. Gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente: se in testa compaiono cereali o farine animali, la carne è solo marginale. Ancora più allarmante è il dato sulle proteine: quelle indicate sulle crocchette industriali derivano spesso per “meno del 10% da vere proteine animali, mentre il resto proviene da farine povere di nutrienti”. 

Questo approccio scientifico non è dogmatico, ma pragmatico. Una proteina di bassa qualità rallenta la digestione, favorisce la fermentazione intestinale e apre la strada a intolleranze, dermatiti e altre patologie ormai comuni nei nostri fedeli compagni.

L’individuo prima della razza

Per Eleonora, ogni cane è unico, proprio come ogni essere umano. “Non esiste una dieta universale”, ribadisce. Età, peso, livello di attività e persino temperamento influenzano i bisogni nutrizionali. Questa personalizzazione richiama le tendenze della nutrizione umana contemporanea, in cui il su misura è ormai la regola.



Attenzione però: nutrire in modo consapevole non riguarda solo il pasto principale. “Snack e premietti fanno parte dell’apporto quotidiano”, ricorda. Senza dimenticare i pericoli spesso ignorati: cioccolato, cipolla, aglio, uva e avocado sono tra gli alimenti potenzialmente tossici per gli animali.

Il lusso della semplicità

Oltre all’aspetto nutrizionale, Eleonora difende una filosofia che chiama One Heart: un cuore unico che unisce uomo, animale e natura. “Prendersi cura di un cane non significa solo dargli da mangiare, ma riconoscere questo legame profondo, che porta armonia e benessere a tutta la famiglia”, spiega.

Una visione olistica che però si scontra con diversi ostacoli. Il costo degli ingredienti freschi e delle filiere certificate resta elevato, e la normativa europea, pensata per i grandi produttori, complica la vita ai piccoli artigiani. “La difficoltà è educare”, ammette. “Alcuni trovano il prezzo alto senza considerare i risparmi in spese veterinarie e in qualità di vita”.

Monaco, con la sua cultura del benessere e del lifestyle consapevole, rappresenta secondo lei il terreno ideale per avviare questo cambiamento di paradigma. Non si tratta solo di alimentazione, ma di creare una comunità intorno al rispetto dell’animale come essere sensibile.

In un mondo in cui riscopriamo il valore dei prodotti locali, freschi e autentici per noi stessi, Eleonora Roversi pone una domanda essenziale: i nostri animali non meritano forse la stessa attenzione?