Mentre le prime misure di fine quarantena inizieranno a partire dal 4 maggio a Monaco, le aziende del settore privato riprenderanno timidamente le loro attività. In attesa di una soluzione duratura per combattere il Covid-19, i dipendenti dovranno imparare a lavorare in modo diverso in un mondo economico reso invulnerabile dalla crisi sanitaria.

Nonostante la calma apparente delle strade deserte, il periodo di quarantena preannuncia un futuro difficile per le aziende, mentre ci sono state alcune problematiche nelle ultime settimane. I dipendenti del settore privato, o almeno alcuni di loro, torneranno presto a lavoro. Ma chi sono? Quali problematiche devono affrontare?

I lavoratori dipendenti del settore privato nel Principato

Secondo i dati dell’IMSEE, a fine anno 2019 a Monaco 53.091 persone risultano essere lavoratori dipendenti del settore privato. Un numero in aumento rispetto al 2018, costituito dal 60% da uomini, principalmente pendolari (che vivono fuori dal Principato).

La maggior parte di questi lavoratori sono francesi e lavorano in aziende del settore terziario leader del mercato del lavoro. Più di 40.000 persone non risiedono direttamente nel Principato ma vi esercitano la loro attività professionale.

Le attività scientifiche e tecniche, i servizi amministrativi e di sostegno rappresentano il 23% dei lavoratori dipendenti in cui si osserva una forte disparità tra uomini e donne (8035 uomini e 4158 donne). Questo settore è subito seguito dal settore alberghiero e dalla ristorazione, che risentiranno della situazione attuale.

“Con un po’ più di lentezza a causa della connessione internet”

Bruno è responsabile dell’installazione di un impianto di climatizzazione per una grande società di servizi che si occupa della manutenzione, del funzionamento e dei lavori a Monaco. Fa parte dei lavoratori pendolari e in questo periodo lavora da casa, a Nizza.

In seguito alla quarantena, l’azienda ha potuto creare degli accessi a server locali per tutti al fine di lavorare come se fossimo in ufficio. Da casa posso lavorare normalmente, con un po’ più di lentezza a causa della connessione internet” racconta.

Le piattaforme di comunicazione, come il software Teams, possono aiutare alcuni lavoratori a continuare a lavorare. Da casa, Bruno garantisce formazioni di sicurezza e di prevenzione al Covid-19 per gli operai in vista della riapertura dei cantieri. “Da ieri, abbiamo una squadra sul posto. Dato che forniamo servizi idraulici, non vogliamo bloccare troppo il loro progresso. Abbiamo attuato tutte le procedure, è il nostro cantiere di prova e il primo a ripartire”, precisa.

“Siamo tra l’incudine e il martello”

La domanda che molti residenti francesi che lavorano a Monaco si pongono riguarda la data di ripartenza. Infatti, i primi passi verso la fine della quarantena non si svolgeranno contemporaneamente in Francia e nel Principato. “La domanda è stata posta poiché il Principe Alberto aveva annunciato la fine della quarantena poco prima della Francia. Nella mia situazione, siamo tra l’incudine e il martello. Si è deciso di far rientrare progressivamente i lavoratori. Coloro la cui presenza fisica è indispensabile avranno la priorità nel riprendere. Coloro che, come me, hanno la possibilità di continuare con il telelavoro riprenderanno l’11 maggio”, chiarisce Bruno.

“È impossibile valutare, al momento, l’impatto del virus”

Anche se le prospettive sembrano stabilite, Bruno rimane lucido riguardo le difficoltà che seguiranno questa inedita crisi sanitaria, in particolare per il settore edile. A suo avviso, fin quando non sarà trovato un vaccino, le misure di sicurezza e di prevenzione saranno obbligatorie al fine di impedire la propagazione del virus. Questo induce un rendimento molto diverso e una durata di lavoro da riconsiderare completamente.

Accanto a ciò, ci sarà un impatto economico generale. Sappiamo che a Monaco gran parte dell’attività è legata al turismo, al gioco e al settore alberghiero. Sono settori chiusi e lo rimarranno ancora per un po’. La ripresa sarà molto lenta ed è impossibile valutare, al momento, l’impatto del virus”, conclude.