Popolazioni del Mediterraneo in pericolo. La causa principale è il cambiamento climatico
Il rapporto sulle condizioni ambientali e dello sviluppo nel Mediterraneo (RED 2020), presentato questo mercoledì, mostra come il bacino mediterraneo sia particolarmente vulnerabile al riscaldamento climatico. La salute e i mezzi di sostentamento delle sue popolazioni sembrerebbero minacciati.
Lo studio è stato condotto all’interno del programma dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’ambiente e del Piano di azione per il Mediterraneo. Uno studio che non sembra promettere niente di buono per i 21 paesi che si affacciano su questo mare e per l’Unione europea. François Guerquin, direttore di Plan Bleu, ha subito dichiarato le sue intenzioni durante la presentazione del rapporto, la cui precedente versione risale al 2009: “Il futuro del Mediterraneo è a un punto di svolta”.
Lo sfruttamento delle risorse e degli organismi, l’inquinamento e il cambiamento climatico potrebbero aggravare le fragilità già esistenti […], mettendo in pericolo la salute e i mezzi di sussistenza
François Guerquin, direttore di Plan Bleu
Una zona esposta al cambiamento climatico
Il 15% dei decessi nel bacino mediterraneo sarebbe attribuibile a cause ambientali evitabili, ma a questo si aggiunge anche il cambiamento climatico sempre più pressante. Il rapporto conferma un riscaldamento “più rapido del 20% rispetto alla media mondiale”, sia della temperatura dell’ambiente che dell’acqua. Numeri che hanno conseguenze dirette sulla regione, specialmente per quanto riguarda le precipitazioni, con un calo del 30% previsto per il 2080.
Inoltre, i 510 milioni di abitanti dei paesi del Mediteranno sono soggetti a stagioni di incendi più lunghe, alla proliferazione di specie invasive che minacciano la biodiversità e la pesca, oltre che a un aumento del livello del mare da 0,5 a 2,5 metri entro la fine del secolo.
Nonostante gli sforzi, i paesi del Mediterraneo non sono sulla buona strada e le traiettorie attuali devono essere assolutamente modificate
Gaetano Leone, coordinatore del Programma alimentare mondiale
Un appello alla responsabilità dei paesi
Per evitare il peggio, le popolazioni sono invitate a modificare alcuni punti del loro modo di vivere: “Le transizioni verso traiettorie sostenibili necessitano di modifiche profonde nei comportamenti a tutti i livelli e in tutti i settori, i principali responsabili delle pressioni e dei danni crescenti sono i nostri modelli di produzione e di consumo” conclude il rapporto.