La Fondazione Princesse Charlène de Monaco avrà pure sede a Monaco, ma lotta contro l’annegamento in tutto il mondo. In Canada, la fondazione ha ampliato i suoi programmi offrendo quasi 100.000 ore di lezioni di nuoto agli studenti del Quebec.

La Fondazione Princesse Charlène de Monaco è stata fondata nel 2012 per combattere l’annegamento. Basta guardare le statistiche per capire che siamo di fronte a un’emergenza ed è necessario sensibilizzare sui pericoli dell’acqua:

Secondo l’OMS ogni anno annegano circa 320.000 persone

  • Questo vuol dire circa 40 persone ogni ora
  • La metà delle vittime ha meno di 25 anni
  • I bambini al di sotto dei cinque anni sono i più colpiti
  • L’annegamento è tra le prime cinque cause di morte nei bambini da 1 a 14 anni.

La fondazione gestisce diversi programmi in tutto il mondo, come “Learn to Swim” e “Water Safety”, che insegnano come riuscire a non annegare. Fin dalla nascita della fondazione nel dicembre 2012, sono circa 730.000 le persone, soprattutto bambini, che hanno partecipato a questi programmi diffusi in 34 paesi. “Troppi bambini continuano a morire ogni anno perché non sanno nuotare, basterebbe insegnarglielo per salvargli la vita”, spiega la Principessa Charlène.

Per assicurarsi che la missione della fondazione continui la sua corsa, la Principessa Charlène ha nominato ambasciatori di tutte le parti del mondo: dai piloti di Formula 1 Jenson Button e Charles Leclerc, a Novak Djokovic e all’atleta olimpionico Medaglia d’oro Yannick Agnel.

Insegnare ai bambini canadesi a non annegare

Molti bambini pensano di saper nuotare, ma forse non è così. In Canada, l’annegamento è la seconda causa di morte tra i bambini più piccoli. Per cambiare questa statistica, la Fondazione Princesse Charlène de Monaco collabora dal 2013 con la Société de Sauvetage, un’associazione del Quebec che offre un programma chiamato “Swim to survive”, nuota per sopravvivere, che insegna ai bambini in età scolare sia a nuotare che a cercare di non annegare. Le classi si concentrano soprattutto su come comportarsi in caso ci si ritrovi inaspettatamente nell’acqua alta.

Il programma punta a raggiungere i bambini con trascorsi difficili: “L’obiettivo della fondazione è sempre stato quello di dare la priorità ai bambini delle scuole elementari con un basso livello socio-economico, così da assicurarci che tutti gli alunni sappiano come nuotare per sopravvivere”, spiega l’ex tuffatrice olimpica Sylvie Bernier.

L’ambasciatore della Fondazione Alexandre Bilodeau: “Lo sport è stato un’incredibile scuola di vita”

Due volte campione olimpico, lo sciatore Alexandre Bilodeau è famoso per il suo animo nobile. Nel 2010, grazie a un incontro con la Principessa Charlène, riesce a dare forma al suo desiderio: sensibilizzare sul tema dell’annegamento. “Ho incontrato la Principessa Charlène durante le Olimpiadi di Vancouver nel 2010. Abbiamo avuto l’occasione di parlare di diversi argomenti di interesse comune. In seguito, la Principessa ha iniziato a cercare ambasciatori che supportassero il suo impegno nella fondazione in tutto il mondo. Così, si è ricordata del nostro incontro e mi ha contattato nel 2012 per chiedermi se fossi interessato”, racconta il campione Olimpico di sci freestyle.

“Lo sport è stato la migliore scuola di vita. Mi ha insegnato a superare i miei limiti e a lottare per il successo. Gli devo moltissimi momenti indimenticabili. Promuovere questi valori sarà un piacere e una naturale fonte di motivazione, perché, a prescindere dalla tua passione, avrai sicuramente successo”, aggiunge il campione olimpico.

Sylvie Bernier: “Il mio progetto di vita”

Sylvie Bernier / Foto: Martin Girard

Sylvie Bernier, campionessa di tuffi olimpica nel 1984 e portavoce di Swim to Survive, non ha avuto dubbi nel prendere parte al programma: “È il mio progetto di vita! Swim to Survive può salvare la vita a migliaia di ragazzini e in quanto rappresentante onoraria farò tutto il possibile per contribuire al successo e alla diffusione del programma. Oltre che a salvare vite, permetterà a migliaia di bambini di scoprire il piacere di nuotare in totale sicurezza”.

Il coinvolgimento dell’atleta è legato a una tragedia familiare: “Il 24 luglio del 2002 rimarrà sempre impresso nella mia mente e nel mio cuore. Quel giorno, mio nipote di 5 anni, Raphaël, è annegato sotto i miei occhi durante una gita in canoa con tutta la famiglia al fiume Nouvelle, nella penisola di Gaspésie. Il libro che ho scritto nel 2018 Le jour où je n’ai pas pu plonger (Il giorno in cui non sono riuscita a nuotare) racconta il senso di colpa del non essere riuscita a buttarmi per liberare mio nipote che era rimasto intrappolato sotto la barca. Gli esperti hanno confermato che se l’avessi fatto sarei morta anche io, risucchiata dal vortice che si era formato sotto la canoa. L’acqua mi ha riservato i momenti migliori ma anche quelli peggiori: ho vinto la medaglia d’oro nella categoria tuffi alle Olimpiadi di Los Angeles, ma mio nipote è affogato in un fiume. Come fai a far convivere queste due esperienze?” ha concluso.

“Swim to Survive” è riuscito a raggiungere 33.000 scuole del Quebec per un totale di 99.000 ore di lezioni di nuoto e di prevenzione dell’annegamento. Il futuro del programma promette bene: la Fondazione Princesse Charlène de Monaco e la Société de Sauvetage puntano a espandere il programma ad altre province del Canada.

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Traduzione a cura di Valentina Alia.