Ieri sera, il cantante lirico Placido Domingo era a Monaco per ricevere un premio al CC Forum 2020. Monaco Tribune ha avuto l’opportunità di parlare con il Maestro di cambiamento climatico, di attivismo e di ciò che il Principato significa per lui.

Soprannominato il “Green Davos”, il CC Forum 2020 riunisce investitori privati, legislatori, intellettuali pubblici e start-up nella speranza di costruire un futuro più sostenibile. Domingo, che ha anche cantato al gala di chiusura della conferenza, ha ricevuto un premio CC Forum 2020 per il suo lavoro umanitario.

Non possiamo piegare la natura alla nostra volontà senza tenere conto delle conseguenze delle nostre azioni

Placido Domingo

Nei suoi sessant’anni di carriera, Placido Domingo ha registrato più di 100 opere complete. Ha lavorato anche come direttore d’orchestra e come amministratore culturale.

Da decenni, il Maestro si dedica al lavoro umanitario. I suoi concerti di beneficenza raccolgono fondi per le vittime di disastri naturali e conflitti, dal terremoto di Città del Messico del 1985, all’uragano Pauline del 1997.

Lei ha organizzato numerosi concerti di beneficenza per sostenere le popolazioni colpite da catastrofi naturali. Qual è il ruolo della musica nella lotta contro il cambiamento climatico?

I concerti benefici hanno un’accoglienza speciale perché tra il pubblico c’è la consapevolezza che non si sta facendo solo musica ma si sta collaborando a qualcosa di più grande.

La musica può aiutare tantissimo per sensibilizzare sul tema del clima, perché la musica è un linguaggio universale e tocca la sensibilità della gente: arriva dritta al cuore. Io credo che gli artisti abbiano questa mission da portare avanti per aiutare il pianeta, soprattutto alla luce di quello che stiamo vivendo.

In che modo i concerti di beneficenza sono diversi da altri tipi di attivismo? Crede che l’arte e la cultura abbiano più successo nel sensibilizzare le persone piuttosto che le manifestazioni?

Purtroppo le manifestazioni di protesta, anche se partono da giuste rivendicazioni, a volte possono scadere nella violenza.

L’arte è in grado con un linguaggio non violento di portare avanti anche i sentimenti contro le ingiustizie, perché riesce a sublimarli. Senza parlare della potenza evocativa della musica sinfonica, capace di ricreare nella nostra mente paesaggi, stagioni come farebbe un pittore.

Sono sicuro che la bellezza dell’arte può favorire la sensibilizzazione globale su questi temi.

Si è esibito a Monaco molte volte, anche in occasione dell’inaugurazione dell’Auditorium Principe Ranieri III. Cosa significa per lei Monaco?

Conservo un ricordo bellissimo dell’inaugurazione dell’auditorium dedicato al Principe Ranieri. Ho debuttato quarant’anni fa al Teatro dell’Opera, con Otello: un vero gioiello. E proprio quest’anno tornerò al Grimaldi Forum con I due Foscari in un ruolo baritonale.

Ha detto alcune volte di voler fondare una scuola per giovani cantanti lirici a Monaco. Pensa che succederà?

Sono da sempre convinto dell’importanza di investire sulle nuove generazioni. L’ho fatto con vari young artist program in giro per il mondo per aiutarli a crescere e con Operalia per dare ai migliori tra le giovani leve l’opportunità di esibirsi davanti a un parterre di esperti che li ascoltano e li valutano. Monte-Carlo offre grandi opportunità ed è anche punto di incontro di tante culture diverse, ne sarei onorato.