La storia d’amore tra l’Hôtel de Paris di Monaco e Patrice Frank è iniziata proprio vent’anni fa, e come ogni buon vino, il tempo l’ha solo resa migliore. Per il nostro primo articolo della nuova serie dedicata alle figure che si celano dietro la Société des Bains de Mer, abbiamo fatto due chiacchiere con un ex giocatore di rugby che ha scommesso tutto sulla sua passione per il vino.

“Non ero proprio destinato a fare questo lavoro” confessa Patrice Frank. Nato nel 1967 nella città francese di Angoulême, l’attuale capo sommelier dell’Hôtel de Paris di Monaco ha avuto una carriera non proprio lineare. Dopo un diploma liceale incentrato sullo sport, Frank ha iniziato la sua carriera da rugbista professionista, durata sei anni, per poi frequentare la facoltà di giurisprudenza a Bordeaux. “Un’estate, il padre di una mia ex che aveva uno stabilimento di lusso mi ha chiesto se volessi lavorare lì per la stagione. Ho pensato che non fosse una cattiva idea! Credevo che servire del vino non dovesse essere così difficile e che sarei stato in grado di farlo”. Ma un lavoretto temporaneo si è presto trasformato in una posizione permanente. “Non sono mai più tornato all’università!” scherza Frank.

Dopo aver conseguito il diploma di sommelier, Frank si unisce allo stabilimento dei suoi suoceri. Seguiranno diversi lavori: acquista un hotel-ristorante nel dipartimento della Charente, lavora come sommelier a Lussemburgo e infine crea l’Association des Sommeliers Poitou-Charentes et Sud-Vendée. Ed è proprio tramite questa associazione che scopre di una posizione aperta all’Hôtel de Paris di Monaco. Il capo sommelier ricorda: “Sinceramente, non so che cosa mi avesse attirato di Monaco allora. Era l’opportunità che mi era sembrata interessante. Forse si è trattato solo di una serie di circostanze”.

I suoi primi giorni durante la settimana del Gran Premio di F1

I primi giorni come capo sommelier all’Hôtel de Paris lo metteranno a dura prova. “Ho iniziato quattro giorni prima del Gran Premio di F1 di Monaco. È stata una cosa folle. Avrei dovuto essere a capo di un team di 14 sommelier, ma mi sentivo solo uno spettatore. L’Hôtel de Paris era già una macchina ben oliata, il personale era già perfettamente autonomo. Io ho portato il mio amore e la mia dedizione per il lavoro, ma ovviamente non sono stato l’artefice del successo del Gran Premio del 2000. È stata una bella sfida, ma la prima settimana mi sono detto: “che cosa ci faccio qui?” Venivo dalla provincia, lì era tutto un altro mondo e mi chiedevo dove mi fossi andato a cacciare. Era tutto troppo veloce, troppo grande,” racconta Frank.

Una cantina con 300.000 bottiglie

Ma la passione per il suo lavoro l’ha portato a continuare e a cercare di capire questo nuovo ambiente, in cui poi si troverà completamente a suo agio. Ma cosa l’ha spinto a non mollare? Frank ha realizzato che gli era stata data un’occasione unica: lavorare nella cantina di un hotel più grande al mondo. Oggi, non riesce a immaginare un ambiente di lavoro migliore, sia per la posizione che per i clienti. “Gli ospiti dell’hotel sono esigenti e perfezionisti. Non abbiamo il tempo di dormire sugli allori”. Gli spetta un compito arduo, infatti, quello di guidarli nella scelta tra 300.000 bottiglie, dagli 80 € ai 28.000 €.

Ma il suo lavoro consiste anche nel selezionare i vini con la Société des Bains de Mer (SBM), proprietaria dell’Hôtel de Paris, del Louis XV e del Grill. “Cerchiamo di tenere a mente il quadro generale. Dobbiamo essere in grado di accontentare le richieste più svariate, da un banchetto a una cena tête-à-tête, e in entrambi i casi dobbiamo soddisfare le richieste del cliente”. Un’impresa difficile, che Frank accetta con piacere. “Quello che mi piace di più è il contatto con il cliente, ma anche il rapporto con la mia squadra. Vengo dal mondo del rugby, dove il lavoro di squadra è fondamentale. Qui è lo stesso, tengo molto a ognuno dei miei sommelier.

Un’incredibile passione per il vino

Patrice Frank parla del vino con la stessa umanità con cui ci parla del suo personale. “È sempre un piacere assaporare del buon vino, indipendentemente dal costo. È tutta una questione di equilibrio e autenticità. La cosa più importante per me, è che il vino sia ben fatto e che racconti la terra in cui è stato prodotto”.

Per avere successo in questo settore è necessaria una qualità in particolare, ci spiega Frank, essere obiettivi. “Dopo tanti anni, il lavoro non è cambiato, ma sono cresciuto moltissimo come persona. Ho molta più esperienza”, afferma. Quando gli chiediamo un consiglio su quale bottiglia scegliere per festeggiare l’anno nuovo, il sommelier confessa che è difficile scegliere un vino senza conoscere il menù. “In ogni caso, le feste sono sempre un’ottima scusa per stappare una bottiglia di champagne. Si può consumare un intero pasto bevendo solo champagne, chiaramente giocando con le diverse annate”, afferma con il tono audace di chi conosce bene il mestiere.

Traduzione a cura di Valentina Alia