Avere accesso alle cantine, vinificare il raccolto o imbottigliare il vino: questi privilegi sono stati per troppo tempo appannaggio esclusivo degli uomini. Oggi, la crescente presenza femminile nel settore della viticultura sembra annunciare una nuova era, sicuramente più equa, in cui le donne possono brindare a un maggiore riconoscimento del loro lavoro.

Nascosta nel cuore delle verdi pendici del Massiccio dei Maures, l’azienda vinicola Château Pas du Cerf è passata per le mani di otto generazioni di vignaioli del Var, tra cui un’incredibile discendenza di appassionate viticoltrici. Geneviève Gualtieri, 68 anni, vigila ancora oggi sull’azienda di famiglia fondata nel 1848. Un’eredità di vitigni rolle, tibouren e grenache: 80 ettari di vigne che oggi gestisce con l’aiuto delle sue tre figlie: “è scritto nei nostri geni!”

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Geneviève Gualtieri © Stef Candé

Farsi strada in un settore maschilista

Iniziata alla cultura del vino già in tenera età, dal padre vignaiolo, Geneviève, figlia unica, eredita l’azienda nel 1990. “Fin da quando ero piccola, mio padre mi portava a osservare la fioritura del vigneto, la nascita dei grappoli d’uva, trasmettendomi il suo mestiere ogni giorno”, ricorda l’orticultrice che a vent’anni ha deciso di arricchire il suo percorso con un diploma in enologia. “Non c’è stato neanche un momento in cui ho pensato di voler fare qualcos’altro”, afferma, “abbiamo sempre avuto rispetto per ciò che i nostri antenati avevano costruito prima di noi”.

A 38 anni, Geneviève Gualtieri diventa la prima donna presidentessa della cooperativa vinicola “La Londe”, da cui dipendeva in quel periodo la sua attività. “Un ruolo abbastanza raro per una donna, soprattutto nel dipartimento del Var”, ricorda la viticoltrice dal carattere forte. “Nel 1990, c’era ancora un forte sessismo: alcuni cooperatori di una certa età non vedevano di buon occhio una donna in questa posizione e a volte mi venivano riferite alcune loro affermazioni maschiliste”. Rispettata per il suo lavoro straordinario, Geneviève sarà eletta per ricoprire questa funzione ogni anno per dieci anni. Nel 2000, lascia la cooperativa per mettersi in proprio insieme alla figlia maggiore, con formazione commerciale, e alla più piccola, che si occupa di vinificare.

Fino agli anni ’70, le donne non potevano mettere piede dentro le cantine

Vinificare il proprio raccolto non è più un privilegio degli uomini!

Vittime di leggende e pregiudizi, le donne sono state per lungo tempo tenute a debita distanza dal vino ed erano spesso relegate alla sola vendemmia. “Fino agli anni ’70, le donne non potevano mettere piede dentro le cantine perché si pensava che, durante il ciclo mestruale, potessero alterare il vino e modificarne le qualità”, spiega Florent Schepens, sociologo specializzato in gruppi professionali. “Oggi, in alcune aziende della Svizzera o della Giura, le viticoltrici si vedono ancora vietato l’accesso alle cantine”. Pregiudizi che, secondo il ricercatore, tendono comunque a scomparire, lasciando spazio a sempre più donne nel settore: “sono sempre di più le donne che appaiono nelle etichette”, si rallegra, “sulle bottiglie di vino prodotte dalle coppie, il nome della moglie e quello del marito sono entrambi menzionati allo stesso modo”.

“La viticultura resta ancora un settore maschile”, afferma con rammarico Charles Rigaux, dottorando in sociologia dell’enoturismo, che accoglie con favore la recente comparsa di associazioni di vignaioli e di concorsi enologici al femminile. “Dalla fine del XX secolo, sono sempre di più le donne che riescono a farsi strada in questo settore e a vedersi legittimate nel loro ruolo di produttrici, ma il sistema di trasmissione delle aziende vinicole favorisce ancora troppo gli uomini. Se un vignaiolo deve scegliere se lasciare in eredità la sua attività al figlio o alla figlia, la sua scelta sarà più spesso orientata verso l’uomo”.

La famiglia Gualtieri © Stef Candé

Un mestiere che si tramanda di madre in figlia

“La nostra azienda vinicola è stata in gran parte ereditata da donne”, ricorda Geneviève Gualtieri, “un po’ per forza di cose”, visto che alcune generazioni della sua famiglia non hanno dato luce a eredi maschi. “La mia bisnonna era figlia unica quando ha ereditato la Château Pas du Cerf , e lei ha avuto due figlie femmine!” La storia dell’azienda vinicola sembra ripetersi, per la gioia di questa appassionata di enologia e delle sue figlie.

Vinificare resta… un mestiere che viene da tempo considerato da uomo, ingiustamente

“Oggi, sono diverse le donne a capo di un’azienda vinicola e che si occupano loro stesse della vinificazione dell’uva, una cosa ancora inconcepibile nel 1990”, afferma Geneviève Gualtieri. “Vinificare resta un mestiere molto fisico che richiede forza per trasportare carichi pesanti o per entrare nelle cisterne e disincrostarle. Un mestiere che viene da tempo considerato da uomo, ingiustamente, solo perché richiedeva una certa resistenza fisica”.

Sete di riconoscenza

Oggi, Geneviève Gualtieri, quando è in cerca di manodopera per la sua azienda, è felice di ricevere diverse candidature da parte di donne. Sua figlia minore, responsabile dalla cantina della Château Pas du Cerf, ha appena assunto una nuova figura. “Mi rassicura sapere che le mie figlie vivono in un periodo in cui la presenza femminile è sempre più simile a quella maschile”, afferma con sollievo Geneviève, “non si sentono per niente sminuite nel loro mestiere dai colleghi uomini”. Nonostante tutto, la viticoltrice si rammarica di come le donne debbano sempre dimostrare di essere brave quanto un uomo nel loro lavoro, una realtà ancora presente in troppi settori. “È ancora offensivo”, confessa la viticoltrice, “se una donna dimostra il suo talento, allora viene rispettata nel settore vitivinilico”.

Traduzione a cura di Valentina Alia