Falchi pellegrini, marangoni dal ciuffo o passeriformi. A Monaco, e nei comuni vicini delle Alpi Marittime, a un passo dalla crescente urbanizzazione e dalle attività umane, vivono diverse specie di volatili.

Sulla rocca di Monaco, nei pressi dei giardini Saint-Martin, vive una coppia di falchi pellegrini. Una specie che trova il suo habitat naturale nelle falesie a strapiombo sul litorale e nelle regioni montuose, ma che, come molti altri rapaci, stava per scomparire negli anni ’50. “I falchi pellegrini sono stati per molto tempo presi di mira dai cacciatori e dal settore agricolo, che consideravano i rapaci una minaccia”, spiega Amine Flitti, direttore della Lega per la protezione degli uccelli della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. “I predatori hanno spesso una brutta fama, invece il loro ruolo è essenziale: assicurano il giusto equilibrio degli ecosistemi”.

In Francia, l’evoluzione della legislazione nell’ambito della protezione delle specie e il divieto di utilizzo di pesticidi altamente tossici, come il DDT, ha permesso a questi volatili di riconquistare progressivamente il loro habitat naturale nel corso degli anni ’80. Questo genere di pesticidi, infatti, era responsabile della quasi totale scomparsa del falco pellegrino, poiché rendeva troppo fragile il guscio delle uova deposte dall’animale.

Pulizia dell'area del falco a Monaco
Pulizia dell’area del falco a Monaco / © L. Aquilina – Direzione dell’ambiente

Dal pellegrino al pescatore

Nascosti tra le falesie, i falchi pellegrini sono particolarmente sensibili alle attività umane e al minimo disturbo. Escursionisti, parapendisti o alpinisti, così come sportivi e curiosi, potrebbero spingere la specie a spostarsi verso habitat più tranquilli. Per questo, le squadre di ornitologi vegliano ogni giorno sui falchi pellegrini monegaschi e delle Alpi Marittime. “Siamo delle vere sentinelle”, riassume Amine Flitti, “cerchiamo di assicurare la continuità della specie, soprattutto raddoppiando la vigilanza nel periodo di riproduzione di questi rapaci, tra gennaio e maggio”.

Le acque monegasche, invece, sono il nuovo habitat di una specie protetta: il marangone dal ciuffo. Questo uccello nero, con zampe palmate e becco sottilissimo, è un eccellente pescatore del Mediteranno, che dal 2015 si riproduce nel Principato. “La popolazione complessiva della specie nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra è molto ridotta”, precisa Amine Flitti, “potrebbe essere estremamente compromessa anche dal minimo versamento di petrolio o dallo scarico delle barche”.

Abbiamo bisogno di queste specie per eliminare i parassiti dagli alberi

Casetta per gli uccelli Monaco
Casetta per gli uccelli / © J.C. Vinaj

Adattarsi o prendere il volo

Gli alberi cavi, le fessure sulle facciate o i tetti sono anfratti essenziali alla sopravvivenza di tantissimi volatili, permettendogli di passare l’inverno al riparo e di costruite il nido all’arrivo della primavera. Purtroppo, però, sul territorio monegasco questi luoghi si fanno sempre più rari, anche a causa della crescente urbanizzazione. “Ecco perché tre anni fa abbiamo lanciato un programma di installazione di casette per uccelli a Monaco, pensato per le specie che tendono ad abbandonare gli spazi urbani, tra cui i passeriformi come la cinciarella e il passerotto “, ricorda Ludovic Aquilina, responsabile della Divisione del patrimonio naturale, presso la Direzione dell’ambiente del Principato. “Abbiamo bisogno di queste specie per eliminare i parassiti dagli alberi, soprattutto le processionarie, in modo da non dover ricorrere a prodotti tossici”.

Alcuni volatili, un tempo abituati alle falesie e agli ambienti rupestri, come il codirosso spazzacamino, abitano ormai sugli edifici delle città e cantano dalle antenne dei palazzi. Ma anche se gli uccelli riescono talvolta ad adattarsi alla nostra presenza, preservare i loro habitat naturali resta un nostro dovere.

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