In un contesto di agitazione creato dalla crisi sanitaria legata al Covid-19, alcuni piccoli commercianti faticano a ingoiare il rospo e denunciano una concorrenza sleale da parte dei grandi gruppi. Ma non solo, in Francia e nel Principato fanno anche di tutto per distinguersi.

Dopo il primo lockdown a marzo, i piccoli commercianti pensavano di essersi lasciati alle spalle le chiusure improvvise e il fatturato in negativo. Ma purtroppo, il Covid-19 non molla la presa e vista la diffusione del virus, il governo francese ha optato per un secondo lockdown, questa volta con condizioni meno rigide. Oggi, per esempio, i negozi di riparazione e di vendita di cellulari, computer o grandi elettrodomestici possono restare aperti. Queste eccezioni hanno creato del malcontento tra le attività “ritenute non essenziali”, che sono state costrette ad abbassare le saracinesche per la seconda volta in un anno.

Click & Collect: una soluzione spesso insufficiente

Anche se dal 29 ottobre, data di inizio del secondo lockdown, i negozi sono ufficialmente chiusi, alcune vendite continuano grazie al servizio di click & collect, ovvero il ritiro al negozio. Per fortuna, prima di optare per questo metodo di vendita, alcuni commercianti hanno giocato d’anticipo. È il caso di Christine Vignon, titolare del negozio di fiori Shopping Flor, Artisan Fleuriste, nella città di Nizza: “Quando ho sentito che ci sarebbe stato un secondo lockdown, ho fatto una promozione per smaltire lo stock. Volevo evitare di perdere tutto come è successo la prima volta”. Oltre a una stima delle entrate che ha subito un calo del 90% per il mese di novembre, la titolare ha dovuto anche rinunciare alle vendite legate ai matrimoni: “Abbiamo avuto una cancellazione dopo l’altra. Niente più bouquet da sposa, centritavola o decorazioni floreali per le sale ricevimenti”.

Senza i negozi aperti, i clienti opteranno per le piattaforme di vendita online

Appello alla concorrenza sleale dei grandi gruppi

Dopo l’apertura del reparto libreria da parte delle grandi catene, tanti commercianti hanno manifestato la loro rabbia. L’opposizione ha dato i suoi frutti: il 30 ottobre, reputando una simile decisione un atto sleale, il Governo ha deciso di impedire ai grandi gruppi la vendita di libri. “La concorrenza è sleale, ma non è questa la soluzione. Senza i negozi aperti, i clienti opteranno per le piattaforme di vendita online” afferma Pierre Benassaya, titolare della libreria Nouvelle Librairie Française a Nizza. Il gruppo Darty-Fnac sembra non essere della stessa opinione visto che, secondo una comunicazione del 21 ottobre 2020, “l’e-commerce rappresenta più del 21% del fatturato del terzo trimestre, contro il 18% dell’anno scorso”. Tuttavia, Clément Yern, direttore del negozio della catena di elettronica Darty Nice Notre-Dame, afferma: “Offriamo sei mesi di abbonamento gratuito per tutti i nuovi commercianti o le nuove librerie indipendenti francesi che si iscrivono nel nostro marketplace durante il lockdown”.

Un rapporto unico con la clientela

Per quanto riguarda Monaco, dove non è stato ritenuto necessario il lockdown, Marina Crovetto, proprietaria della boutique di prêt-à-porter Men Store, sul Boulevard Princesse Caroline, crede fermamente nel futuro dei piccoli commercianti: “Quello che ci differenzia dalle grandi catene è il rapporto che abbiamo con il cliente”. Oltre a creare un ambiente più familiare, danno anche prova di una trasparenza senza pari: “Non forziamo mai una vendita. Se un cliente non è soddisfatto di un capo, lo aiutiamo a trovare gli articoli che più gli si addicono”. Ma, malgrado tutto, convertirsi al digitale sembra una scelta inevitabile: “Penso che molto presto metterò alcuni articoli online”, ammette Marina Crovetto. Insomma, c’è chi si adatta alle nuove usanze in fatto di consumo e chi resta legato alle tradizioni. Ma una cosa è certa, i commercianti non sono ancora pronti per dire la loro ultima parola.   Traduzione a cura di Valentina Alia

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