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Inchiesta

Cosa fare se subisci o assisti a violenze domestiche a Monaco

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Monaco Tribune

Quali sono le pratiche? Come fare ricorso? Lo abbiamo chiesto a Valérie Campora Lucas, direttrice generale dell’Associazione AVIP – Aide aux Victimes d’Infractions Pénales (Assistenza alle vittime di reati) di Monaco.

Il caso risale a inizio luglio. Monaco-Matin riporta la triste storia di una donna, vittima di violenza domestica, che dopo tre segnalazioni ha finalmente sporto denuncia contro il marito, persona con noti problemi di alcolismo. Poiché entrambi risiedono nel Principato, l’uomo è stato condannato dal tribunale penale monegasco a una pena sospesa di sei mesi, con l’obbligo di sottoporsi a cure mediche e di versare 1.000 euro alla parte civile.

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Per Valérie Campora Lucas, direttrice generale dell’Associazione AVIP (Assistenza alle vittime di reati), questa condanna è una vera propria vittoria. Spiega: “Eravamo al corrente di questo caso, anche se non abbiamo seguito direttamente questa giovane donna violentata. Il fatto che ci sia stata una condanna è positivo per la vittima, che viene riconosciuta come tale dai tribunali. Dall’esterno può sembrare insignificante, ma per lei è estremamente importante, perché sporgere denuncia è un processo molto lungo e complicato”.

Valérie Campora Lucas © Direzione della comunicazione / Stéphane Danna

Cos’è l’AVIP?

È proprio per assistere le vittime in queste lunghe procedure che è stata creata l’AVIP. Si tratta di un’associazione fondata nel 2014, in seguito alla promulgazione di una legge nel 2011 sulle violenze in ambito privato, che ha poi iniziato a funzionare nel 2017, dopo aver trovato un locale e ricevuto sovvenzioni. Il personale qualificato di AVIP accoglie vittime di qualsiasi tipo di reato penale commesso sul territorio monegasco. Ogni anno, vengono prese in carico quasi 60 nuove vittime di violenze sessuali o intrafamiliari, di aggressioni volontarie o di violenze coniugali. Quest’ultima categoria rimane preponderante.

Valérie, ex referente delle vittime all’interno della Pubblica Sicurezza, si è coinvolta nell’AVIP fin dal principio. A suo avviso, era una tappa più che necessaria: “C’era un reale bisogno di creare un’entità neutra, capace di accogliere la parola delle vittime. Non è sempre facile per una persona rivolgersi direttamente alla polizia, senza sapere esattamente cosa le verrà chiesto e quali documenti le serviranno. Tanto più che spesso c’è un legame o un sentimento nei confronti dell’autore del reato. C’è un intero processo da mettere in atto”.

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In AVIP, le vittime sono ascoltate e possono beneficiare di un accompagnamento giuridico, psicologico e amministrativo. Questo dispositivo è rivolto anche ai cittadini che sono stati aggrediti al di fuori del Principato. Anche le persone che non possono essere assistite non vengono comunque abbandonate a sé stesse: AVIP offre consulenza e le indirizza alle autorità competenti.

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Come funziona l’accompagnamento alla vittima?

Una volta che la vittima ha varcato la porta dell’associazione, il grosso del lavoro è fatto: “Quando una persona si presenta da noi o ci chiama, abbiamo già ottenuto la liberazione della parola”, dice Valérie. “È un enorme passo avanti. Il nostro obiettivo, poi, è farle capire che non spetta a lei vergognarsi o sentirsi in colpa.

Lavoriamo con la vittima per preparare tutto il necessario a sporgere denuncia. Il giorno della denuncia, a causa delle emozioni che riemergono, si possono dimenticare alcuni fatti. Prepariamo la vittima al fatto che potrebbe trovarsi di fronte all’autore del reato o che la denuncia potrebbe essere archiviata se il giudice ritiene che le prove non siano sufficienti. Per questo motivo cerchiamo di ottenere il maggior numero di informazioni possibili, perché i tribunali giudicano sui fatti e non sulle parole. (…) Possono essere testimonianze di parenti, certificati medici… Va anche considerato che se la persona si trova in una situazione di emergenza, di pericolo immediato, abbiamo i mezzi per ospitarla in un albergo e la DASO può farsene carico”.

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A tal proposito, ecco un punto forte del Principato: i diversi enti collaborano e lavorano insieme per formare una vera rete di sostengo alle vittime: “Con una telefonata, si possono risolvere diversi problemi, sempre dopo aver ottenuto il consenso della vittima. In assenza di consenso, si può allertare il Procuratore solo se si viene a conoscenza di situazioni in cui dei minori sono in pericolo immediato e reale”.

La Pubblica Sicurezza, la DASO (Direction de l’Action et de l’Aide Sociales), AVIP e altre associazioni monegasche lavorano quindi in sinergia, scambiandosi e garantendo un follow-up comune e condividendo informazioni a loro disposizione, sempre previo consenso della vittima.

Quali sono i campanelli d’allarme per le vittime e i loro cari?

Un altro problema è che spesso la vittima non osa rivolgersi alle autorità competenti per paura o rifiuto. Valerie è dell’avviso che chi le è vicino può agire, anche solo individuando alcuni segnali: “Generalmente, la vittima viene isolata. La famiglia e gli amici smettono di avere sue notizie, o le ricevono sempre più raramente. L’autore del reato cerca di silenziare la vittima. In questo caso, non bisogna assolutamente giudicarla, né avere parole troppo dure nei confronti del violentatore. Occorre dare fiducia alla vittima, spiegandole che non è una persona inutile, che non è colpa sua e c’è qualcuno accanto a lei pronto ad ascoltarla”.

Valérie precisa, inoltre, che AVIP accoglie e offre consulenza ai parenti delle vittime per aiutarli a incoraggiarle a parlare.

A loro viene rivolta una semplice raccomandazione: “Bisogna subito mettersi in allerta, fin dal primo schiaffo o botta, perché è raro che la persona non compia nuovamente questi gesti. Tutto inizia da un nido d’amore, perché se un uomo o una donna schiaffeggiassero il partner fin dal primo giorno, si capirebbe subito la situazione in cui ci si è cacciati. Purtroppo, però, questo nido d’amore si trasforma gradualmente in un giogo. Bisogna andarsene al primissimo segnale di violenza”.

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Cosa fare in caso di minacce?

Vista la specificità di Monaco, capita spesso che le vittime non osino sporgere denuncia perché dipendono economicamente dal loro carnefice. Questa paura nasce generalmente dalle minacce subite dal loro compagno o compagna.

Su quest’ultimo punto, Valérie è categorica: credere che le dimensioni del portafoglio o il grado di influenza di un autore di violenza domestica permettano di sfuggire alla giustizia “è un’idea da combattere”.

E insiste: “Non esiste lasciapassare. Se una persona commette violenza, verrà condannata. Le disponibilità economiche possono permettere ad alcune persone di farsi affiancare da grossi avvocati. Ma in questo caso, anche la vittima ha il diritto a essere difesa. Le donne che non lavorano o che non hanno molti soldi ci hanno spesso confidato di avere paura perché i mariti dicevano che se se ne fossero andate o se avessero tentato di fare qualcosa, avrebbero preso i bambini senza che loro potessero mai più rivederli.

Voglio ribadirlo: questo non è vero, anche per chi non ha la nazionalità monegasca. Una mamma ha dei diritti a Monaco a prescindere dalla sua origine o situazione professionale o economica. Ci sono ancora donne che restano con un marito violento perché sono convinte del contrario”.

Sei vittima o testimone? Ecco gli enti da contattare:

  • Sito internet di AVIP – 21 Rue de la Turbie, 98000 Monaco
  • Numero di telefono: +377 93 25 00 07 (tutti i giorni dalle 8.00 alle 20.00)
  • Email: avip@monaco.mc

  • Pubblica Sicurezza: 9 rue Suffren Reymond, 98000 Monaco
  • +377 93 15 30 15

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  • DASO : 23 avenue Albert II
  • +377 98 98 41 00 (dalle 9.30 alle 17.00 dal lunedì al venerdì)
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