Inchiesta

Il matcha conquista i caffè monegaschi, una tendenza arrivata dal Giappone

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© Pixabay

Da Tokyo a Monaco, la polvere di tè verde sta conquistando gli amanti delle bevande salutari. Il Principato conta ormai diversi indirizzi dove poter sorseggiare questa bevanda millenaria.

Negli ultimi anni, il matcha è diventato la bevanda di tendenza per eccellenza, trainata da un vero e proprio entusiasmo globale. Monaco non ha tardato a seguire la moda: dalle catene come Starbucks agli indirizzi più prestigiosi come il Fairmont, Cédric Grolet Monte-Carlo, passando per le boutique specializzate come Superboba, il Principato si è tinto di verde.

Il matcha conquista innanzitutto per i suoi benefici: ricco di antiossidanti e teina, offre un’energia progressiva senza l’eccitazione tipica del caffè. La teanina, un amminoacido presente nel matcha, consente un rilascio lento della caffeina. Il risultato è un effetto stimolante che dura diverse ore senza cali di energia (attenzione a non superare le due tazze al giorno).

La specialità giapponese richiede un processo rigoroso: le piante del tè vengono private della luce per diverse settimane prima della raccolta, una tecnica che modifica i composti aromatici e dona al matcha il suo caratteristico umami (il quinto gusto di base insieme a dolce, salato, acido e amaro, ndr). Le foglie vengono poi macinate tra due mole di pietra, una fase che determina la finezza della polvere dal verde giada brillante.

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Come preparare un buon matcha?

Il matcha tradizionale richiede utensili specifici: una ciotola (chawan), un frustino in bambù (chasen) e una spatolina da tè. Bisogna quindi setacciare un cucchiaino raso di matcha nella ciotola, versare 5 cl di acqua calda a 70 °C, poi frustare energicamente formando una W fino a ottenere una schiuma.

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© Monaco Tribune

Per un matcha latte, il procedimento è più semplice. Basta mescolare il matcha con un po’ di acqua calda, frustarlo e aggiungere il latte montato. Il latte d’avena è particolarmente apprezzato, ma potete usare anche latte di cocco per una versione più dolce.

  • Un buon matcha si riconosce dalla provenienza giapponese, dal colore, dalla finezza della polvere e possibilmente da una certificazione bio.

Una clientela in piena evoluzione

Nel Principato, la clientela del matcha è cambiata radicalmente: “All’inizio avevo soprattutto una clientela asiatica. Ora che va di moda vendo a un pubblico molto più ampio”, osserva Sharon, che propone esclusivamente matcha bio nei suoi negozi sul boulevard des Moulins e in rue Princesse Caroline. Questa democratizzazione si riflette anche nelle preferenze: “Il matcha con latte d’avena è quello più richiesto a Monaco”, riferisce Alessandro, barista da Costadoro Social Coffee. Ne prepara fino ad aprile-maggio, periodo di forte domanda.

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Anche i locali più prestigiosi seguono la tendenza. Da Cédric Grolet Monte-Carlo, Raphaël Solakyan, responsabile della sala da tè, non transige sulla qualità: “È un matcha “cerimonia” (un grado di matcha superiore, ndr), importato direttamente dal Giappone”. La bevanda varia a seconda delle preferenze: fredda con latte di cocco per una versione più dolce, oppure calda con latte vaccino per un risultato più vellutato. “L’abbinamento con le pâtisserie della maison, in particolare quella alla pera, funziona particolarmente bene”, spiega Raphaël Solakyan, che nota un vero entusiasmo per questa bevanda. I clienti accorrono per degustare un autentico matcha giapponese in un ambiente raffinato. Il successo è tale che la bevanda è ormai un must del menù.

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Il matcha può essere degustato caldo o freddo, secondo le preferenze © Monaco Tribune

Le sfide di un mercato sotto pressione

Ma dietro questo entusiasmo si nasconde una realtà preoccupante. “Il matcha esaurisce in fretta. Sta diventando complicato riuscire a proporlo”, avverte Sharon, titolare di Superboba. Il Giappone, primo produttore ed esportatore mondiale, ha conosciuto nel 2024 una penuria senza precedenti. Alcuni marchi storici hanno esaurito le loro collezioni in tempi record. Hanno dovuto aumentare i prezzi e limitare gli acquisti a un articolo a persona. Eppure la produzione giapponese è triplicata tra il 2010 e il 2023, passando da 1.471 a 4.176 tonnellate secondo il Ministero dell’Agricoltura giapponese. Ma la domanda mondiale cresce più rapidamente della capacità produttiva e il Paese affronta ora diverse sfide: mancanza di campi agricoli, necessità di diffondere cultivar (varietà, ndr) ideali per il matcha e soprattutto il drastico calo del numero di produttori, passati da 53.000 nel 2000 a soli 12.353 nel 2020.

A Monaco, il fenomeno matcha ha generato una concorrenza sleale. Sharon lancia l’allarme: “Altre aziende, delle dark kitchens, non rispettano la normativa monegasca e consegnano in bicchieri di plastica. Noi ci impegniamo a rispettare le regole”.

Questa conformità alla normativa ha un costo, anche estetico, in un mercato in cui l’immagine gioca un ruolo decisivo. “Consegno in bicchieri di cartone riciclabile. Nelle foto risultano ovviamente meno belli”, osserva Sharon. Un dilemma per una commerciante che rifiuta di scendere a compromessi sul rispetto delle norme, anche se questo penalizza la fotogenia dei suoi prodotti sui social, vera vetrina di questa bevanda di tendenza. Oltre alla questione normativa, Sharon richiama l’attenzione dei consumatori su un tema ancora più importante: la qualità del prodotto venduto.

Anche altri Paesi come la Cina hanno iniziato a produrre matcha. Il problema è che questi tè vengono fabbricati a livello industriale, senza seguire il procedimento rigoroso messo a punto dai produttori giapponesi nel corso dei secoli. Sono sicuramente molto più economici, ma di qualità nettamente inferiore. E poiché non esiste un controllo internazionale rigoroso, si può definire “matcha” qualsiasi tipo di derivato, generando una pericolosa confusione per i consumatori. Ed è proprio contro questa deriva che commercianti monegaschi come Sharon si battono ogni giorno, puntando sulla tracciabilità, la certificazione bio e l’importazione diretta dal Giappone. “I consumatori non sanno ancora distinguere bene un vero matcha di qualità e consumano falsi matcha che arrivano dalla Cina. Bisogna veramente educare in questo senso”, avverte Sharon.

A Monaco, la bevanda giapponese sembra essersi ormai radicata. I locali che puntano sulla qualità e sulla trasparenza possono contare su una clientela sempre più consapevole ed esigente.