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Il manifesto di Mucha che ha esaltato l’immagine di Monaco: storia di un capolavoro Art Nouveau

Il manifesto di Monaco - Monte-Carlo di Alphonse Mucha, datato 1897, contrassegnato dal timbro delle ferrovie PLM © Bibliothèque Nationale de France

Nel 1897, l’artista ceco Alphonse Mucha firmò un manifesto pubblicitario, diventato emblematico, che trasformò Monaco in una meta da sogno per i viaggiatori europei.

È il 26 dicembre 1894 nell’atelier parigino dello stampatore Lemercier. La leggenda, riportata dalla Mucha Foundation, narra che l’illustratore ceco di 34 anni, ancora sconosciuto al grande pubblico, stia correggendo delle bozze per fare un favore a un amico. Sarah Bernhardt, la più grande attrice del suo tempo, contatta il tipografo: vuole un manifesto per la sua nuova pièce teatrale, Gismonda. Tutti gli artisti di fiducia sono in vacanza, così Alphonse Mucha accetta la sfida.

Il 1° gennaio 1895, i parigini scoprono un manifesto così rivoluzionario che lo strappano dai muri durante la notte per appenderlo in casa. È nato lo “stile Mucha” e con esso l’Art Nouveau francese trova uno dei suoi maestri.

Tre anni dopo, all’apice del successo, Mucha riceve una commissione dalla compagnia ferroviaria Paris-Lyon-Méditerranée. La compagnia desidera promuovere il suo collegamento con la Costa Azzurra, un viaggio di oltre dodici ore in treno di lusso fino a Montecarlo.

L'affiche de Monaco - Monte-Carlo d'Alphonse Mucha, daté de 1897, marquée du tampon des chemins de fer PLM © Bibliothèque Nationale de France
Il manifesto di Monaco – Monte-Carlo di Alphonse Mucha, datato 1897, contrassegnato dal timbro delle ferrovie PLM © Bibliothèque Nationale de France

Un Principato alla ricerca di viaggiatori

Monaco viveva allora un periodo cruciale della sua storia. Dal 1889, il Principe Alberto I, soprannominato il “Principe sapiente” per la sua passione per l’oceanografia, regnava sulla Rocca. Il Principato, indipendente ma strettamente legato alla Francia, puntava tutto sul turismo di lusso. Il casinò di Montecarlo, inaugurato nel 1863, ha forgiato la reputazione europea del piccolo Stato come meta dell’élite.

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Monte-Carlo attira quindi una clientela cosmopolita: aristocratici, artisti, amanti del gioco e dello spettacolo. I grandi alberghi, i giardini e le promenade disegnano una città idealizzata, un luogo di villeggiatura per i ricchi del continente. È proprio questo sogno che la compagnia ferroviaria P.L.M. vuole vendere ai viaggiatori parigini.

Infographie récapitulative de Monaco en 1897 © Image produite avec assistance de l'IA
Infografica riassuntiva di Monaco nel 1897 © Immagine prodotta con l’ausilio dell’IA

L’arte di vendere un sogno

Per questa commissione, Mucha dispiega tutto il suo vocabolario artistico. Al centro della litografia di 108 x 74 centimetri, una giovane donna dai capelli neri con indosso un abito fluido unisce le mani davanti al viso come in contemplazione estatica. Lo sguardo è perso nel cielo, come trasportato dalla bellezza del luogo.

Intorno a lei, l’artista disegna una delle sue composizioni floreali più sofisticate. Steli di lillà, ortensie, garofani e violette avvolgono la figura femminile in un intreccio di curve tipiche dell’Art Nouveau. Queste linee sinuose non sono solo ornamentali: evocano con discrezione i binari e le ruote del treno che conduce i viaggiatori verso questo paradiso mediterraneo.

Sullo sfondo, il mare blu intenso e le montagne della costa delineano il paesaggio monegasco. Si distinguono le torri caratteristiche del casinò di Montecarlo che però restano secondarie. Il vero soggetto è la promessa di una felicità sensuale, di una parentesi magica lontana dalla grigia quotidianità parigina.

Détail de l'arrière plan de l'affiche où l'on aperçoit Monaco © Reproduction sans filigrane PLM - Bibliothèque nationale de France.
Dettaglio dello sfondo del manifesto in cui si intravede Monaco © Riproduzione senza filigrana PLM – Bibliothèque nationale de France.

Monaco come allegoria della felicità

Sul manifesto, stampato da Champenois a Parigi, si legge la scritta “Monaco Monte Carlo” in caratteri stilizzati nella parte superiore della composizione. Ma Mucha non vende una città: vende un’emozione. Le corone floreali che circondano la giovane donna evocano, secondo un’analisi pubblicata nel libro Society and Style: Prints from the Sheldon Museum of Art (2014), “una ruota della roulette e la promessa di fortuna che accompagna il viaggio”.

Quest’opera testimonia il genio pubblicitario dell’epoca, in cui il manifesto costituiva il principale veicolo promozionale. L’Art Nouveau, allora in pieno sviluppo, offriva a Monaco la cornice perfetta per sedurre una clientela colta ed elegante.

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Oggi conservato in collezioni private e in alcuni musei, tra cui il Mucha Museum a Palazzo Savarin a Praga, il Museo Nazionale d’Arte della Catalogna a Barcellona e la Biblioteca Nazionale di Francia, il manifesto “Monaco Monte-Carlo” rimane il riflesso di un’epoca. Ricorda che, prima delle campagne di marketing contemporanee, un artista ceco era riuscito, con pochi tratti di pennello, a catturare l’essenza di un sogno monegasco che perdura da oltre un secolo.