Charlotte Casiraghi si racconta tra identità di scrittrice e battaglie personali
Charlotte Casiraghi, presidente dei Rencontres philosophiques de Monaco, si è confidata a Point de Vue su “La Fêlure”, il suo primo libro pubblicato dalle edizioni Julliard.
Ha concesso una lunga intervista alla scrittrice, psicologa e psicanalista Sarah Chiche per la rivista Point de Vue in occasione dell’uscita del suo primo libro. Charlotte Casiraghi è tornata sulle origini del suo bisogno di scrivere: “La morte di mio padre quando avevo 4 anni ha sconvolto il mio mondo infantile”, ha confidato. Questa precoce esperienza di lutto l’ha spinta verso la filosofia e la letteratura come rifugi. Ha spiegato che i testi più belli nascono “quando non si ha più scelta”, citando Fitzgerald che scopre la sua vera voce nel momento del suo crollo interiore.
Riguardo alla scelta del titolo, ha precisato: “La parola fêlure (crepa) porta con sé una fragilità udibile, come una leggera rottura nel suono. Non si tratta di un crollo spettacolare, ma di uno scarto impercettibile.” Ha anche evocato Colette e la sua arte di “mascherare il proprio dolore”, quell’intelligenza della maschera come tecnica di sopravvivenza piuttosto che come menzogna.

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“Amo la mia libertà”
L’autrice ha anche affrontato la questione delle assegnazioni di cui è oggetto: “Spesso si è parlato più della mia vita sentimentale che degli impegni che mi stanno profondamente a cuore”, ha deplorato. Charlotte Casiraghi ha rivendicato la sua identità di intellettuale: “Sono orgogliosa della mia famiglia, che costituisce parte della mia identità. Ma amo la mia libertà”.

Nell’intervista si parla del suo lavoro di volontariato con adolescenti ricoverate in reparti di psichiatria infantile. Ha animato laboratori di lettura per creare uno spazio in cui si parla “all’anima, al cuore, non solo alla patologia”. Alla fine dell’intervista ha rivelato di essere già al lavoro sul suo prossimo libro.







