Abbiamo incontrato Philippe Ortelli, presidente della federazione delle imprese monegasche (FEDEM) dal 2008. Ci ha confidato cosa pensa di questa crisi e di come Monaco riuscirà a gestirla, ha condiviso con noi le sue opinioni sulla transizione digitale delle aziende e di come il Principato sia riuscito a risollevarsi dalla crisi del 2008.

Il 13 ottobre, diversi rappresentati della FEDEM hanno incontrato il Ministro di Stato, Pierre Dartout, per fare il punto della situazione economica e sociale messa a dura prova dalla crisi sanitaria legata al Covid-19. “È stato l’inizio di un dialogo che speriamo sia onesto e costruttivo”, ha dichiarato Philippe Ortelli, presidente della federazione.

Il recovery plan di Monaco

Nonostante Ortelli ci tenga a sottolineare che il piano di rilancio dell’economia sia stato “deciso dal Governo senza consultare le parti sociali”, riconosce comunque la necessità di adottare le nuove misure per aiutare i settori più colpiti dalla pandemia. “Il Fondo Blu (destinato alla transizione digitale delle aziende) giocherà un ruolo fondamentale nei mesi seguenti. Aiuterà le aziende di Monaco ad acquisire le nuove competenze richieste da questa transizione digitale, in modo da poter sfruttare la tecnologia a proprio vantaggio”, ha aggiunto.

Nonostante ciò, Ortelli guarda anche l’altro lato della medaglia: “È vero che lo Stato aiuta e protegge, ma non potrà mai essere in grado di sostituirsi alla reale economia”, sottolinea il presidente. Prendendo come esempio la normativa sui sussidi per contrastare la disoccupazione, prorogata fino al 31 marzo 2021, Ortelli afferma che anche se “necessaria per salvaguardare i posti di lavoro nei settori più colpiti, richiede comunque al datore di lavoro di corrispondere il 20% dello stipendio del dipendente. Ma alcune aziende non riescono a guadagnare a sufficienza per pagare questo 20%”.

Lo smart working ha delle serie ripercussioni su negozi e ristoranti

Smart working sì, ma con moderazione

“Siamo sempre stati a favore dello smart working, ma pensiamo anche che debba essere introdotto con parsimonia e moderazione, oltre che in un contesto predefinito che possa evitare qualsiasi conflitto amministrativo o legale”, spiega il presidente della FEDEM. Ci tiene anche a sottolineare l’impatto economico del lavoro da remoto, che avrebbe “serie ripercussioni sui negozi e i ristoranti di Monaco”, ma anche sulle relazioni umane. Nonostante ciò, vista la netta ripresa dell’epidemia, lo smart working potrebbe essere ancora una volta molto richiesto. “Secondo noi, la giusta via di mezzo è consentire un massimo di due giorni a settimana su cinque”, ha dichiarato.

Licenziamenti per rilanciare l’economia

Per quanto riguarda questa crisi senza precedenti, Philippe Ortelli va dritto al sodo: “Dobbiamo consentire alle aziende di affrontare la crisi a testa alta dandogli la libertà di adattarsi alla situazione economica e di organizzare la loro forza lavoro di conseguenza. Dobbiamo assicurarci che la loro attività economica sia sostenibile sul lungo termine”, ha dichiarato. In altre parole, se la situazione lo richiede, si dovrà ricorrere al licenziamento. Questa affermazione ci fa tornare in mente la Société des Bains de Mer, l’azienda responsabile della maggior parte degli hotel e dei casino di Monaco, che ha recentemente annunciato un piano di recupero basato su licenziamenti su base volontaria e per questioni economiche. “La SBM è in un settore che è stato profondamente colpito dalla pandemia. È normale che per sopravvivere debba adattarsi all’attuale situazione economica”, ha dichiarato.

Dopo il 2008, ci sono voluti tre anni perché riuscissimo a restaurare i 3.000 posti di lavoro persi durante la crisi economica

Il Principato post-covid

“Sfortunatamente, andremo incontro a migliaia di licenziamenti, ma resto comunque fiducioso. Penso che, a un certo punto, Monaco riuscirà a risollevarsi da sola. Ma per farlo, dobbiamo dare all’economia ciò di cui ha bisogno per rimettersi in sesto”, e aggiunge: “dopo il 2008, ci sono voluti tre anni perché riuscissimo a restaurare i 3.000 posti di lavoro persi durante la crisi economica. Questa volta sarà lo stesso”. Una ripresa, però, che secondo Ortelli potrà avvenire solo se il governo di Monaco non imporrà “nuovi vincoli normativi o legislativi” agli imprenditori.

È un chiaro riferimento alla legge n. 1488 dell’11 maggio 2020, che impediva i licenziamenti ingiustificati e obbligava le aziende al telelavoro. “La legge ha fatto in modo che il peso della crisi finanziaria dovuta alla pandemia ricadesse sul datore di lavoro, costringendolo a pagare i dipendenti nonostante non ci fossero più mansioni per loro”, spiega Ortelli. La FEDEM, che ha depositato una richiesta di annullamento al tribunale di Monaco il 18 maggio, spera in una risposta entro la fine dell’anno.

Traduzione a cura di Valentina Alia

Intervista condotta da Tanguy Barbancey