In occasione della cerimonia degli Sportel Awards, tenutasi a fine ottobre, Monaco Tribune ha avuto l’onore di incontrare l’esploratore polare Alban Michon. La nostra quinta puntata della serie dedicata agli eroi dell’oceano e del Mediterraneo delinea il ritratto di un amante dei poli, impegnato nella lotta per la salvaguardia dell’ambiente e preoccupato per lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello delle acque.

Quando iniziamo a parlare dei tempi della scuola, Alban non ha certo un bel ricordo. “Non era fatta per me. Mi sentivo in gabbia, privato della libertà…”. Allora, per sfuggire da questa spirale di tristezza che si ripeteva quasi tutti i giorni, il ragazzo guardava fuori dalla finestra, assorto nei suoi pensieri. “Guardavo fuori, scrivevo, immaginavo la vita”. La scuola non fa per tutti, di certo non per Alban Michon. “Sapevo già che da grande sarei diventato un istruttore di sub”. Lontano dai banchi di scuola che lo tenevano incatenato, il giovane autodidatta comincia ad appassionarsi alle immersioni. “Me ne sono innamorato. Anche se devo dire che mi innamoro spesso (sorride). Sott’acqua mi sento come in assenza di gravità. Ho la sensazione di volare. Ed è una cosa che adoro…”

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Secondo Alban Michon non ci sono più dubbi. L’innalzamento del livello dell’acqua è una realtà che non possiamo ignorare © Andy Parant

Le regioni polari come ragione di vita

Nato a Troyers, un comune nell’entroterra francese, la sua relazione con il “profondo blu” inizia a distanza. Durante la sua infanzia, l’esploratore 43enne incontra il mar Mediterraneo ogni estate, quando con i genitori andava nella penisola di Giens, nel sud della Francia, dove vive oggi. “Il mare mi attirava molto. Guardavo spesso Cousteau”, afferma l’esploratore.  Saranno poi il diploma da istruttore di sub conseguito nel 1999 e le stagioni estive trascorse in Corsica e sull’Isola di Port-Cros, la più piccola delle isole di Hyères, a consolidare il suo legame con le acque turchesi.

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“Passavo tutto il tempo a immergermi. E a poco a poco, ho iniziato a immergermi sotto il ghiaccio”. A soli 22 anni, diventa il proprietario della scuola di immersioni sotto il ghiaccio di Tignes e intraprende la sua prima spedizione accettando una proposta dal famoso esploratore francese Jean-Louis Étienne. “Volevo scoprire l’universo dei poli”, ci confida Alban. “E a forza di frequentare l’Artico, il Canada e i villaggi Inuit, mi sono innamorato della banchisa”.

Gli scienziati sono d’accordo nell’affermare che non ci sarà più ghiaccio al polo nord durante l’estate

Si è innamorato a tal punto da volerla rivedere. E anche in fretta. “Amo l’universo dei poli, i suoi colori, il terreno, l’atmosfera”, e mentre prosegue l’elenco gli si illuminano gli occhi. “E l’odore del freddo! Soprattutto l’odore. Lo sento subito, così come la luminosità. Qui (nei corridoi del Grimaldi Forum), sento troppo caldo, c’è troppa gente, è l’inferno (ride)”. L’amore e la passione costanti sono ciò che lo contraddistingue. “Non riesco a spiegarlo. Amo soprattutto la sensazione di libertà. Mi piace inventare la mia vita. Sento la necessità di fuggire. Quando parto, è tutto talmente intenso che ci metto diversi anni a riprendermi. A quel punto penso di essermi disintossicato, ma sento sempre questo disperato bisogno di ripartire”.

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“Sott’acqua mi sento come in assenza di gravità. Ho la sensazione di volare”

La banchisa, un indicatore dello stato di salute del pianeta

Così, quando Alban Michon vede la sua terra di adozione spegnersi lentamente, soffre, in silenzio. “L’ho vista cambiare nel giro di dieci anni. E non c’è bisogno di andare alla fine del mondo per accorgersi che la banchisa sta diminuendo. I primi esploratori vi si schiantavano. Era forte, possente. Raccontava la storia. Oggi, rappresenta il passato che ha un ruolo fondamentale nel nostro futuro”.

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Secondo Alban Michon non ci sono più dubbi. L’innalzamento del livello dell’acqua è una realtà che non possiamo ignorare. “Quello che succede lì, avrà un giorno delle conseguenze qui”, afferma l’esploratore che sogna un giorno di immergersi su Marte. “Si inizia già a vedere sulla città costiere. L’universo dei poli cambia e si riscalda a una velocità doppia rispetto al clima in generale. Gli scienziati sono d’accordo nell’affermare che non ci sarà più ghiaccio al polo nord durante l’estate”.

Tutte le isole del pianeta rischiano di essere sommerse dall’acqua, come le Maldive, che sono destinate a scomparire

Eterno ottimista, l’esploratore si dichiara realista, senza però cadere nel pessimismo. Se, infatti, nel migliore dei casi, secondo il rapporto dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), da qui a un secolo il livello dell’acqua salirà di quaranta centimetri (fino a 1,10 metri nei rapporti più pessimisti, arrivando a 5 metri nel 2300), Alban Michon vuole diffondere un messaggio di speranza.

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“Monaco e la Costa Azzurra subiranno le conseguenze nei prossimi anni. Tutte le isole del pianeta rischiano di essere sommerse dall’acqua, come le Maldive, che sono destinate a scomparire. Ma l’essere umano si adatta sempre al suo ambiente. Siamo resilienti. Se faccio tutte queste spedizioni, è per lasciare una testimonianza alle generazioni future. Se vogliamo proteggere il pianeta, dobbiamo necessariamente conoscere l’evoluzione del mondo”.