In occasione della proiezione del suo ultimo documentario intitolato “Pianeta Mediterraneo”, Monaco Tribune ha avuto il privilegio di incontrare Laurent Ballesta. La nostra serie dedicata agli eroi del Mediterraneo ripercorre la missione Gombessa V effettuata a luglio 2019 dal fotografo naturalista francese. Viene fuori il ritratto di un amante dei fondali dalla vena artistica, appassionato della flora e della fauna marina, con in mente altri grandi progetti per i prossimi quindici anni.

Le giornate sembravano così lunghe sulle grandi distese di sabbia di Palavas-les-Flots e della Grande Motte. Così, quando da bambini trascorrevano interminabili giornate di sole su queste spiagge chilometriche, Laurent e suo fratello, affascinati dalle avventure del Comandante Cousteau, ammazzavano la noia esplorando i fondali marini. “C’era un certo senso del proibito”, ricorda sorridendo, “i miei genitori avevano moltissimi preconcetti, come quello di non nuotare dove non si tocca, fare attenzione alle meduse, i granchi pizzicano, se mangi non puoi fare il bagno per tre ore… Che stupidaggini!” Ma dai divieti spesso nascono delle passioni viscerali, che finiamo per amare a ogni costo. “Spesso mi lamentavo di essere lasciato a me stesso. Ma con il senno di poi, è stata una fortuna. Con mio fratello, abbiamo imparato tutto da soli e mi ricorderò sempre della prima volta in cui ho imparato a usare il boccaglio.”

“Se ami fare immersioni a Palavas-les-Flots, amerai farle in qualsiasi luogo!”

Spinto dalla passione per l’ignoto, “angosciante ed elettrizzante” al tempo stesso, Laurent Ballesta (46 anni) non ha avuto molti dubbi durante la sua gioventù. Avrebbe fatto della sua passione il suo mestiere e del suo mestiere il suo sfogo. “Quando sei piccolo, non hai bisogno di grandi cose. Bastano 50 centimetri d’acqua e due granchi per avere l’impressione di vivere un’esperienza unica”. Dopo più di trent’anni, l’emozione resta sempre la stessa. “Il sentimento non è cambiato. Però ormai scendiamo a 120 metri ed entriamo nella grotta del Celacanto per stanarlo. Penso che sia come una droga, devi aumentare la dose ogni volta per avere lo stesso effetto”. Una vocazione nata quindi a Montpellier e dintorni, un luogo che a prima vista non si presta molto alle immersioni. “Non è la Polinesia, non sono le Calanche di Marsiglia o i fondali di Villefranche-sur-Mer. Se ami fare immersioni a Palavas-les-Flots, amerai farle in qualsiasi luogo!

La fotografia, una vocazione. Il mare, la sua passione

Segnato da un ricordo indimenticabile poco prima di compiere 18 anni, “cercavamo un relitto e ci siamo ritrovati davanti a un branco di squali elefante, il più piccolo doveva essere lungo sette metri”, il fotografo trova la sua vocazione: riportare ciò che vede tramite le immagini. Con un animo più letterario che scientifico, Laurent Ballesta intraprende gli studi di biologia, ispirandosi ai documentari del famoso comandante Cousteau e diventando biologo marino. Nel frattempo perfeziona il suo interesse per la fotografia, che gli servirà per portare a galla quello che i comuni mortali non potranno mai ammirare. “Sono un eterno insoddisfatto, e volevo anche trovare il modo di stare immerso ad ammirare le bellezze più a lungo. L’immersione deve essere breve, ed è meglio risalire in superficie a un certo punto”.

Laurent Ballesta e il Celacanto, chiamato anche fossile vivente.

Una collaborazione di dodici anni con Nicolas Hulot

Non necessariamente attirato dai luoghi esotici a chilometri di distanza, ma semplicemente affascinato dagli animali sui fondali del mondo, le ambizioni del giovane esploratore di Montpellier erano piuttosto ragionevoli: lavorare in un’area marina protetta circondato da un paesaggio straordinario. Era questo quello che desiderava con tutto il suo cuore. Ma all’improvviso, Laurent Ballesta si imbatte in un altro amante della natura, un certo Nicolas Hulot. “La nostra collaborazione doveva durare solo uno o due anni, ma alla fine siamo arrivati a dodici anni”. L’esploratore lo inserisce nel programma TV Ushuaia Nature sul canale TF1, oltre a offrirgli una posizione come consulente scientifico nell’ambiente marino. A fianco del giramondo e attivista ambientale, Laurent Ballesta guida delle spedizioni in tutto il pianeta, continuando a ritagliarsi del tempo libero per affinare la sua tecnica fotografica.

28 giorni sott’acqua, da Marsiglia a Monaco

Seguono diverse avventure: sarà il fotografo più giovane a esporre ai Giardini di Lussemburgo di Parigi, l’autore della fotografia più profonda mai scattata, a ben 190 metri a largo di Nizza, la prima foto del Celacanto scattata a una profondità di 120 metri in Sudafrica… “Il Comandante Cousteau” dei nostri tempi non si ferma mai, fino alla sua incredibile missione raccontata nel documentario “Pianeta Mediterraneo”. L’obiettivo? Passare 28 giorni sott’acqua, da Marsiglia a Monaco, insieme ad altri tre sub, Antonin Guilbert, Yanick Gentil e Thibault Rauby, con cui conviverà in una navetta di 5mq pressurizzata a 13 bar, l’equivalente di 120 metri di profondità.

Alla conquista di Capo Corsico e delle sue barriere corolline?

“Fare immersioni è una necessità. Non è come andare in bicicletta, quando smettiamo di immergerci, perdiamo tanti automatismi e piccoli riflessi. Ho bisogno di essere regolarmente in acqua”. Affezionato ai racconti, Laurent Ballesta non ha ancora finito con il Mediterraneo, che potrebbe accompagnarlo in un’altra immersione in saturazione vicino Capo Corsico. “Ci sono ancora misteri da scoprire. Sono state descritte delle formazioni perfettamente circolari di corallo, che però non sono mai state spiegate. Tocca a noi svelare il mistero”. L’avventura continua…

Traduzione a cura di Valentina Alia.