Dopo il suo arrivo a Monaco al termine della Spedizione OceanoScientifica, abbiamo avuto l’onore di incontrare il velista francese Yvan Griboval, per la quarta puntata della serie dedicata agli eroi del Mediterraneo. Il ritratto è quello di un lupo solitario che lotta senza sosta per la salvaguardia dell’ambiente.

Non privatelo della sua libertà o potrebbe morirne. Yvan Griboval (63 anni) si confida con noi: “Ho sofferto molto durante il lockdown. Ho provato a non trasgredire, a rispettare i divieti. Ma sento il bisogno di stare a contatto con il mare, è lì che mi sento a casa”. Il mare. Questa distesa infinita, questo universo misterioso che il velista ha imparato a conoscere e ad amare fin da bambino. Cresciuto in Normandia, la sua regione di origine, è qui che Griboval ha trovato rifugio durante il lockdown di marzo.

Sulle orme di un padre artista e amante della pesca

“La Normandia mi ha subito accolto”, ricorda il velista mentre parla del suo defunto padre, un abile pittore, ultimo impressionista della scuola di Rouen. “Camminavo appena e lui mi portava con sé a dipingere un po’ dappertutto. Ero sempre a contatto con la Senna e con il mare, sulle coste della Normandia. Mio padre era anche un grande pescatore di fiume, soprattutto di trote. Pescava addirittura i salmoni nella Senna!”

Sulla terraferma siamo sempre intenti a imbrogliare, passiamo il nostro tempo a barcamenarci tra le costrizioni, giochiamo dei ruoli. Quello del padre di famiglia, del dirigente d’impresa, del partner. Possiamo farlo con molta onestà, ma ci ritroviamo sempre costretti dai doveri. In mare, torniamo selvaggi, quasi animali, con molta umiltà e rispetto per l’ambiente che ci circonda

All’età di 10 anni, il piccolo Yvan, seguendo l’esempio del padre, scopre la sua passione per la pesca e partecipa a diverse gare. Il suo talento non tarda a emergere e vince tutti i titoli possibili e immaginabili: “L’orata più grossa, il merluzzo più grosso, la più grande quantità di sgombri”. La sua bravura attira presto l’attenzione di un cliente del padre, che gli offre, all’età di 13 anni, la sua prima uscita in barca a bordo di una barca a vela sportiva a chiglia.

“Mi aveva anche regalato un libro, dicendomi che se l’avessi imparato bene, avrei potuto veleggiare con lui la stagione successiva. Non mi impegnavo molto a scuola, ma quel libro, l’ho imparato da cima a fondo”. Che l’avventura abbia inizio. “Ho cominciato così a navigare a vela e a partecipare alle regate”. E da quel giorno non ha mai smesso. O quasi.

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Figlio unico e “animo solitario”, come ama definirsi, il velista normanno comincia il suo percorso da autodidatta, unendo il suo desiderio per la competizione con la passione per la vela e il giornalismo, alla ricerca costante della libertà. Le gare si susseguono, così come le vittorie, finché anche la stampa comincia a parlare di lui.

Dalle regate alla salvaguardia dell’ambiente

“Mi sarebbe piaciuto partecipare alla Vendée Globe, ma è troppo tardi per me”, confessa il velista. Quest’anno fa il tifo per Boris Hermann, che partecipa alla competizione in solitaria a bordo della Seaexplorer-Yacht Club di Monaco. “È il primo skipper professionista a essersi mostrato interessato alla mia proposta, ovvero di equipaggiare le barche da competizione che fanno il giro del mondo con alcuni strumenti che possano aiutare gli scienziati a conoscere meglio gli oceani”.

Quando sono tornato dal mio giro del mondo in solitaria, il 2 giugno 2017, allo Yacht Club di Monaco, ho promesso al Principe che avrei dedicato gli anni che mi restano per aiutarlo nella sua lotta per la salvaguardia degli oceani

Ma oltre la competizione, la linfa vitale che anima Yvan Griboval è la salvaguardia dell’ambiente. “Avere ricchezza materiale non ci rende differenti. Se perdiamo questo legame con la natura, perdiamo davvero tanto. Abbiamo moltissimo da imparare dalle popolazioni che vivono in osmosi con la natura. Come diceva Olivier De Kersauson [famoso velista francese], dobbiamo essere in grado di allontanarci dalle cose che non ci somigliano”.

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Durante le interminabili giornate di lockdown, un’idea gli è balenata in testa. “All’inizio del 2020, con il Covid e la pandemia, ho pensato che l’oceano potrebbe celare tutto ciò che serve agli esseri umani per curarsi e preservare la salute. Va benissimo assumere farmaci prodotti attraverso processi chimici, ma dobbiamo prima di tutto ricorrere al biomimetismo per poter trovare quello che la natura è capace di produrre senza la necessità di utilizzare stratagemmi chimici”.

Yvan Griboval e il Prince Albert II
Yvan Griboval e il Prince Albert II

Un’ammirazione profonda per il Principato e per la Famiglia Principesca

In segno di liberazione, lo scorso ottobre Yvan Griboval, con un’equipe di specialisti a bordo del maxi catamarano Amaala Explorer, è partito per una spedizione nel Mediterraneo, per studiare da vicino i coralli e le loro incredibili risorse naturali. “Non l’abbiamo fatto per saccheggiare le riserve coralline, ma, al contrario, per copiare quello che i coralli sono in grado di fare e applicare queste abilità agli esseri umani, per il loro benessere e la loro salute”. In tutto questo, il sostegno del Principato, porto di attracco di Griboval dal 2019, non è mai mancato. “Quando sono tornato dal mio giro del mondo in solitaria (il 2 giugno 2017 allo Yacht Club di Monaco), ho promesso al Principe che avrei dedicato gli anni che mi restano per aiutarlo nella sua lotta per la salvaguardia degli oceani”.

Mi sento più a casa quando attraverso i quaranta ruggenti e i cinquanta urlanti. Più un luogo è ostile, più mi sento bene. Non ho paura, è proprio lì che mi sento più sereno. Non ho la stessa serenità sulla terraferma. 

Un onore e un orgoglio immenso essere al servizio di un Principe che Griboval considera come la sua “guida”, “un uomo fantastico, difficile da trovare su questo pianeta”. Un’ammirazione profonda e un legame viscerale con la famiglia principesca che il velista, padre di tre figli, racconta con emozione: “Quando il Principe Alberto II viene a lasciare gli ormeggi alla partenza per una spedizione o mi aspetta all’arrivo sul molo, non abbiamo neanche bisogno di parlare. Sa cosa ho vissuto. La comunicazione tra di noi è stabilita. E non è solo uno scambio tra un sovrano e un velista, ma tra due uomini”.

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Una ricchezza intellettuale che il velista ritrova anche a Monaco. “Allo Yacht Club incontro spesso persone davvero ricche, ma che non hanno mai dimenticato le loro origini”. Griboval, invece, guida sempre una vecchia Volkswagen Caddy del 2006 che posteggia accanto a Lamborghini, Porsche, Ferrari, Rolls-Royce e Bentley. “Mi piace incontrare le persone che conservano ancora l’umiltà per riconoscere che niente è mai davvero guadagnato e che dobbiamo lottare ogni giorno per andare avanti e arrivare dove vogliamo andare. Monaco spesso è l’opposto dell’immagine che trasmette all’esterno. La vera Monaco è fatta di uomini e donne di immenso valore”.

Traduzione a cura di Valentina Alia