L’aumento delle temperature potrebbe distruggere il settore turistico. 

L’ultimo rapporto del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) insiste particolarmente sull’aumento delle temperature. A questo proposito, com’è la situazione nella nostra regione? Lo abbiamo chiesto a Nathalie Hilmi, membro del Centro Scientifico di Monaco e ricercatrice dell’IPCC. Il suo lavoro consiste nell’identificare i legami tra scienza ed economia.

Nathalie Hilmi Centro Scientifico di Monaco
Nathalie Hilmi

L’emergenza climatica

Il primo problema è l’aumento delle temperature. “Nel Mediterraneo le temperature hanno superato la media planetaria” spiega Nathalie. “L’incremento medio globale è dell’1,1% gradi Celsius. Attualmente, il riscaldamento del bacino del Mediterraneo si attesta a 1,5”.

“Peraltro, avremo sempre più siccità e sempre meno vento. Di conseguenza le precipitazioni saranno meno frequenti, con conseguenti rischi ecologici e agroecologici. Meno vento equivale anche a dire che gli investimenti nell’eolico non saranno così proficui come pensavamo”.

“Poi si aggiunge il problema delle ondate di caldo, che sono sempre più frequenti, più intense e più lunghe”. Nella nostra regione si prevedono temperature che si avvicineranno a quelle di Algeri, ossia 40 °C d’estate, con un impatto diretto sull’economia della zona.

Travel Club Monaco

“Se i turisti decideranno di scegliere un’altra destinazione perché più fresca, a lungo termine finiremo per uccidere un settore che generava profitti”. Nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, il 10% dei lavoratori è impiegato nel settore turistico.

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L’innalzamento dei mari

“L’Artide e l’Antartide continuano a sciogliersi e possiamo osservare l’aumento di volume delle acque dovuto alle temperature più elevate. Tutti questi fattori messi insieme comportano un innalzamento dei mari”, dichiara Nathalie. La ricercatrice sottolinea la gravità della situazione: “A livello globale, prevediamo un incremento del livello del mare da 43 a 84 cm entro il 2100. Nel Mediterraneo, si pensa che si supererà un metro”.

Gli edifici costruiti in riva al mare sono protetti, rassicura la ricercatrice. Tuttavia, le infrastrutture sono concepite per resistere fino a un certo livello. Il quartiere Anse du Port, ad esempio, è stato progettato secondo tutte le possibili proiezioni dell’IPCC.

Tuttavia, queste proiezioni hanno dei limiti. “Le proiezioni sono basate su dei modelli e non sappiamo quale scenario si realizzerà”. Nel caso di un miglioramento drastico della situazione, non ci sarà nessun rischio. “Al contrario, se lasciamo che le emissioni di anidride carbonica crescano senza limiti, allora sì che saremo probabilmente in pericolo”.

Il rapporto è chiaro: il cambiamento climatico è dovuto alle attività umane

È ancora possibile cambiare rotta

“La soluzione concreta raccomandata dall’IPCC è quella di ridurre drasticamente le emissioni di CO2. Il rapporto è chiaro: il cambiamento climatico è dovuto alle attività umane”. E per questo, esistono soluzioni a tutti i livelli.

Tra queste, Nathalie Hilmi propone di eliminare la CO2 presente nell’atmosfera utilizzando soluzioni naturali e tecnologiche e di reindirizzare gli investimenti verso le energie rinnovabili.

È anche possibile agire nella vita di tutti i giorni. “È necessario un cambio di mentalità: bisogna che anche il consumatore sia consapevole delle conseguenze di ogni azione che compie”. Torniamo al principio base dell’economia: domanda e offerta. “La domanda viene dal consumatore: il produttore non andrà a prendere la frutta e la verdura dall’altra parte del mondo, se non c’è domanda”.

Il prossimo appuntamento decisivo sarà la COP26. Prima di questo summit, Nathalie Hilmi condurrà un gruppo di studio dal 12 al 14 ottobre con esperti di scienze naturali, economia e decisori politici. “Riuniamo queste persone e cerchiamo di riflettere per un paio di giorni”. Le soluzioni trovate verranno presentate alla COP26. “Firmate Monaco”.

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