Un ex consigliere di banca del gruppo avrebbe sottratto diversi milioni di euro.

Le perdite ammonterebbero a diverse centinaia di milioni. L’oligarca russo e residente monegasco Vitaly Malkin ha citato in giudizio il gruppo bancario Credit Suisse per perdite finanziarie a dir poco importanti: 500 milioni di franchi svizzeri, ovvero 491 milioni di euro. Secondo il giornale domenicale Sonntagszeitung, il danno sarebbe stato causato da un ex consigliere della banca: Patrice Lescaudron.

Secondo i media locali, il soggetto in questione ha lavorato a Ginevra ed è stato licenziato nel 2015. L’agenzia di stampa Reuters specifica che Patrice Lescadron è stato processato dai tribunali di Ginevra e condannato a cinque anni di carcere nel 2018 per appropriazione indebita e frode. Si è poi tolto la vita due anni dopo. Secondo il media svizzero L’illustré, Patrice Lescaudron avrebbe investito il patrimonio dei suoi clienti – tra cui Vitaly Malkin – in società le cui azioni sono rapidamente crollate, fino a raggiungere un buco finanziario di circa 100 milioni di dollari.

Il consigliere è stato poi in grado di sopperire a queste perdite grazie a un buon investimento nelle azioni della società russa Gazprom. Ma invece di avvisare i suoi clienti e restituire il margine di profitto risultante da questa operazione, Patrice Lescaudron avrebbe dirottato nel proprio conto personale tra i 30 e i 40 milioni di franchi, spesi per acquistare immobili, gioielli, orologi e auto di lusso.

LEGGI ANCHE: Vitaly Malkin, libero pensatore dal grande cuore

Credit Suisse “respinge tutte le accuse”

Oggi il caso è tutt’altro che concluso. Il residente monegasco ha chiesto allo studio americano Quinn Emanuel di citare in giudizio il Credit Suisse e chiedere il rimborso della somma. Ma il gruppo bancario ha risposto all’AFP che “respinge tutte le accuse”. Il Credit Suisse specifica, inoltre, che Patrice Lescaudron ha agito da solo: “Tutte le indagini a riguardo svolte dal 2015 dalla banca, dalla Finma [Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari svizzera, ndr] e dalle autorità giudiziarie hanno dimostrato che l’ex consulente alla clientela non è stato aiutato da altri collaboratori nelle sue attività criminali”.

La denuncia di Vitaly Malkin non è la prima. Due anni dopo la morte di Patrice Lescaudron, altri uomini d’affari hanno citato in giudizio il Credit Suisse per le stesse ragioni. Bidzina Ivanichvili, imprenditore, ex socio in affari di Vitaly Malkin ed ex primo ministro della Georgia – la cui fortuna ammonta a circa 5 miliardi di dollari secondo la rivista Forbes – ha, secondo Le Figaro, vinto la causa contro il Credit Suisse alle Bermuda.

Anche qui Patrice Lescaudron è al centro della controversia: la Corte Suprema delle Bermuda ha stimato che Bidzina Ivanichvili sia stato vittima “di un ammanco di 553 milioni di dollari in investimenti effettuati tramite una filiale del Credit Suisse alle Bermuda” a causa di una cattiva gestione di Patrice Lescaudron. Il gruppo bancario intende ricorrere in appello.

Secondo Vitaly Malkin “Il signor Lescaudron non ha agito da solo”

Una difesa che non ha convinto Vitaly Malkin. Il suo family office ci ha trasmesso questa risposta: “Il Sig. Malkin si è affidato al Credit Suisse per proteggere i suoi interessi, in quanto cliente facoltoso. Con suo grande rammarico e grande sorpresa, è stato solo a posteriori che ha scoperto che i meccanismi di controllo interno e di sicurezza della banca erano stati completamente inefficienti. Siamo davanti a un malfunzionamento del sistema interno della banca, non alle azioni di un singolo dipendente disonesto. A seguito dei danni causati e delle inefficienze della banca, comprese le attività commerciali illecite svolte tramite conti sussidiari non autorizzati, il Sig. Malkin e Top Matrix Holdings Ltd. hanno subito danni per diverse centinaia di milioni.

Risulta evidente che il signor Lescaudron non abbia agito da solo. I suoi superiori avrebbero dovuto monitorare le sue attività in tempo reale e prevenire gli illeciti. Uno scandalo finanziario di questa portata può verificarsi solo se l’intero sistema lo consente. È molto conveniente per Credit Suisse porre tutta la responsabilità solo sulle spalle di Lescaudron, ma in realtà sono i suoi superiori all’interno della banca, l’ufficio legale della banca, l’ufficio di revisione della banca – e soprattutto la banca stessa – a esserne responsabili.

Il signor Malkin si aspettava che la banca risolvesse la questione in via stragiudiziale, ma dato l’atteggiamento del Credit Suisse, è probabile che la questione arrivi in tribunale.

Il Sig. Malkin crede di avere ragione e intende perseguire tutti i possibili mezzi legali contro Credit Suisse”.

Abbiamo deciso quindi di contattare Credit Suisse che rimane fedele alle sue precedenti dichiarazioni e afferma che Vitaly Malkin non è stato vittima delle azioni di Patrice Lescaudron: “Tutte le autorità giudiziarie che hanno esaminato questo caso hanno riconosciuto il Credit Suisse come vittima. Il procedimento penale contro l’ex consulente alla clientela ha stabilito che il nostro ex cliente non ha subito alcun danno relativo alle attività criminali di tale dipendente. Il Credit Suisse respinge tutte le accuse di questo cliente.