Spesso trascurata, spesso dimenticata, la scienza è di nuovo al centro delle nostre preoccupazioni in piena crisi sanitaria. Direttore scientifico del CMS, il professor Denis Allemand si è preso la briga di raccontarsi a Monaco Tribune.

Centro di ricerca del Principato dalla sua istituzione nel 1960 per opera del principe Rainier III, il Centro Scientifico di Monaco è il centro di ricerca del Principato. Particolarmente attivo durante l’anno e in particolare in questo periodo di crisi sanitaria, il CSM è uno dei polmoni di Monaco. Il suo direttore scientifico, Denis Allemand si è espresso per parlare della situazione attuale e del ruolo di un centro a cui non viene data la giusta attenzione, e la professione di scienziato, a volte non riconosciuta a sufficienza.

Denis, lei pensa che la crisi sanitaria ed economica legata al coronavirus spingerà le persone a interessarsi maggiormente allo sviluppo sostenibile e alle problematiche scientifiche?

Questa crisi sanitaria unica nel suo genere metterà in risalto l’interesse delle persone per la scienza. È una certezza. Ci sono ricadute positive di questa crisi catastrofica. Durante la quarantena, c’è stato un forte interesse del pubblico per le pubblicazioni scientifiche, per leggere articoli che non avrebbero mai aperto alcune settimane fa. Questo dimostra che quando c’è un problema, tutti si rivolgono ai ricercatori per avere delle spiegazioni e risposte, poiché detengono una parte della conoscenza o sono in ogni caso all’origine di questa conoscenza.

Finora, la ricerca non è mai stata la priorità di molti stati

Finora ha ritenuto che ci fosse meno interesse per la scienza?

È vero che quando vediamo le notizie, la scienza, gli ultimi dati della ricerca, fanno raramente notizia a meno che qualcosa non sconvolga le conoscenze, mentre la scienza si scopre man mano per costruire questo grande edificio della ricerca e della conoscenza. Finora, la ricerca non è mai stata la priorità di molti stati.

In Francia, l’unico test affidabile consigliato per lo screening del coronavirus è il test sierologico attraverso PCR. Può parlarci delle origini di questo processo?

Come ho già affermato precedentemente, la scienza si basa su piccoli risultati e attualmente si parla molto sui giornali della PCR (tecnica di amplificazione enzimatica che permette di ottenere un elevato numero di copie identiche a partire da un frammento di DNA), una tecnica basata sulla scoperta da parte di un ricercatore negli anni ’60 di un batterio che viveva nei laghi del Parco Nazionale di Yellowstone, negli Stati Uniti. Una ricerca sulla biodiversità microbiologica di questi laghi acidi e caldi, che non aveva alcuno scopo medico. Questo ricercatore ha descritto un batterio che può vivere fino a 85°, e in seguito altri ricercatori lo hanno studiato più dettagliatamente, isolando da questo batterio alcuni enzimi che possono funzionare ad alte temperature ed è nata l’idea di utilizzarlo per amplificare il DNA, una tecnica che stava emergendo proprio allora. Quest’ultimi hanno inoltre ottenuto per questa scoperta il Premio Nobel per la chimica. Così oggi, se siamo in grado di identificare il virus, se la PCR è utilizzata in tutti i laboratori e all’interno delle forze di polizia scientifica, è grazie ad una semplice scoperta di un microbiologo che stava studiando la biodiversità. Se non fosse stato per questa ricerca e per questa diagnosi così precisa, non saremmo a questo punto. È importante cercare, senza tuttavia cercare un utilizzo. È la ricerca che porterà agli utilizzi e non il contrario.

 

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All’interno del Centro Scientifico di Monaco, quali sono le principali missioni e ricerche effettuate?

Il nostro ruolo principale è lo sviluppo della ricerca e della conoscenza nelle diverse accezioni, in particolare nel legame con gli ospedali, al fine di migliorare le cure per alcune patologie. Abbiamo anche la ricerca applicata che ha permesso il deposito di diversi brevetti. Uno di questi è stato appena sviluppato nell’ambito di una startup all’interno di MonacoTech, Carliotech, sviluppata da un ex ricercatore del CSM, sulla base di un brevetto depositato dal centro. Abbiamo anche una missione di competenza. Il CSM è in grado di finanziare programmi di ricerca clinici. Lo Stato ci ha chiesto, ad esempio, di sviluppare programmi di ricerca clinici per stimolare questa ricerca nel Principato. La ricerca clinica è finanziata in Francia dai Centri ospedalieri universitari, ma questi ultimi non esistono a Monaco. I medici del Principato propongono quindi dei progetti al CSM che sono valutati da un gruppo di esperti. Noi abbiamo anche un compito di formazione, con più di trenta dottorandi formati al CSM. E per concludere, parlerò di una missione per promuovere la scienza. Il centro organizza conferenze per il pubblico, pubblica articoli su giornali, in stretta collaborazione con l’associazione degli “Amici del CSM”, avviato dagli appassionati della scienza per aiutare il centro nelle sue principali missioni. Ma la crisi del Covid-19 l’ha dimostrato, un centro di ricerca come il CSM è in grado di essere reattivo e di proporre, alle autorità sanitarie del Principato, sia di mettere le proprie attrezzature scientifiche al servizio dei test sia di offrire miglioramenti alle stesse.

Quali sono le principali aree di competenza del CSM?

La prima, storica, che portiamo avanti da trent’anni, riguarda lo studio degli ecosistemi corallini, nel Mediterraneo, preziosi coralli rossi e coralli d’acqua fredda, ma anche coralli tropicali delle scogliere. Possediamo le più antiche colture di corallo controllate al mondo da oltre trent’anni. La seconda area di competenza riguarda la biologia polare, con lo studio dei pinguini, usati come indicatori dello stato di salute di questi ecosistemi. Questo ambito è stato iniziato durante il viaggio in Antartide del Principe Sovrano, che voleva che il CSM fosse associato a questo viaggio. Da allora questa attività scientifica è stata portata avanti. Infine, da quando il centro si è trasferito a Quai Antoine I, abbiamo istituito un terzo settore che studia la biologia medica, ripartita in quattro grandi ambiti. La ricerca contro il cancro pediatrico, in collaborazione con l’associazione Flavien di Denis Maccario; una ricerca contro le patologie muscolari, in collaborazione con l’associazione monegasca contro le Miopatie, e infine una ricerca sul microbiota intestinale e il suo controllo da parte del sistema immunitario o da parte dei probiotici e una ricerca epidemica sull’anemia falciforme. Infine abbiamo un’Unità di salute umana e ambiente che si concentra, tra l’altro, sui legami tra cambiamento climatico e salute umana, in particolare negli Oceani.

 

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