Il comandante Martial Pied ha preso il posto del tenente colonnello Gilles Convertini, ora in pensione, alla guida dei Carabinieri del Principe.

Paracadutista vicino a Tolosa, ufficiale di riserva a Châteauroux, allievo a Saint-Cyr, capitano di compagnia a Metz, ufficiale ingegnere a Castelsarrasin… Quando chiediamo al comandante Martial Pied di parlarci della sua carriera militare, la lista di imprese è lunga e variegata. A dimostrazione dei suoi racconti c’è una ricca collezione di medaglie che occupa due vetrine nel suo ufficio.

Dopo gli studi nel settore agroalimentare, il comandante è costretto a prendere parte al servizio militare, allora obbligatorio. È qui che scopre la sua passione per questo ambiente.

Nel 2017 il comandante Martial Pied entra nel corpo dei Carabinieri del Principe: “Non avevo chiesto affatto di farne parte. Nel 2012, il Colonnello Fringant, che all’epoca era comandante in capo della Force Publique, è venuto a Montauban con la principessa Caroline, è così che l’ho conosciuto. Nel 2016 cercava un sostituto per la Compagnia dei Carabinieri, così mi ha telefonato. Ricordo ancora che stavo pranzando. Gli ho detto che ci avrei pensato. Alla fine, non ci ho riflettuto poi così a lungo e ho inviato il CV e la lettera di presentazione”.

Per entrare a far parte della prestigiosa Compagnia, però, non basta inviare una candidatura. Si deve superare un colloquio con il Principe Alberto II. Il comandante Martial ricorda molto bene questo incontro speciale: “Ero rimasto colpito: si trattava pur sempre di un colloquio di lavoro con un Sovrano! Ma non era decisivo, visto che non ero l’unico sulla lista”.

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Siamo al servizio della Famiglia Sovrana, quindi sono missioni delicate e cerimoniali

Grandi progetti

Alla fine, il colloquio è stato un successo. Ma mentre i soldati francesi e monegaschi rispondono alle stesse regole, in questo caso il comandante si è ritrovato a svolgere compiti molto diversi da quelli a cui era abituato. “Siamo al servizio della Famiglia Sovrana, quindi sono missioni delicate, cerimoniali. (…) Ci sono molte meno missioni esterne, siamo molto più concentrati su Monaco. Per me rappresenta una seconda parte della mia carriera”, ci confida.

E non ha torto: tra il Ciad, la Costa d’Avorio, il Camerun e addirittura l’Afghanistan, sono tante le missioni all’estero che questo padre di famiglia ha portato avanti nelle Forze Speciali durante la sua carriera nell’esercito francese.

Eletto infine Capo del Corpo dei Carabinieri del Principe il 16 gennaio, Martial Pied vede in questa promozione il culmine del suo lungo viaggio. Ma non è certo il momento di dormire sugli allori: “Sono già stato al comando di una compagnia, quindi sapevo cosa aspettarmi. Sono quattro anni e mezzo che sono nella Compagnia, ho avuto il tempo di conoscerla e d’individuare le aree da migliorare. Ero soprattutto impaziente d’iniziare, perché ho tanti progetti, come l’ottimizzazione dei tempi per la formazione dei nuovi Carabinieri, la raccolta differenziata, la ristrutturazione della caserma, che risale al 1977 … Voglio far avanzare la Compagnia”.

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© Cédric Bernard

“Quello che mi piace è questo senso di responsabilità”

Al di là di questi numerosi progetti, il comandante dovrà affrontare anche una grande sfida: formare i giovani che, a differenza delle generazioni precedenti, non hanno svolto il servizio militare obbligatorio. “Negli ultimi cinque anni, abbiamo rimpiazzato un terzo della Compagnia con nuove leve”, spiega Martial Pied. “La metà del nuovo contingente proviene dall’esercito francese, dalla gendarmeria o dalla polizia, ma l’altra metà sono semplici civili. Anche se abbiamo una formazione interna di quattro mesi, abbiamo l’obbligo, ogni anno, di aggiornarci e formarci”.

Fortunatamente, grazie al prestigio delle missioni e del Principato, la professione rimane sempre molto appetibile. “Anche il sito web e i social del Governo ci hanno aiutato molto ad accrescere la nostra visibilità. Quest’anno abbiamo reclutato dieci Carabinieri, ma avevamo ricevuto 40 candidature”, aggiunge Martial Pied.

Sono queste le sfide e le missioni che terranno occupato il comandante per i prossimi dieci anni, visto che il limite di età per un ufficiale è sessant’anni. “Mi piacerebbe restare fino alla fine, ho avuto altre esperienze prima, molto diverse. Quello che mi piace è questo senso di responsabilità nello svolgere al meglio le missioni assegnate”, conclude il militare.

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© Cédric Bernard

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