Nel 1947, alla fine della seconda guerra mondiale, lo storico Fernand Braudel decise di indagare sull’impossibilità di definire con precisione ciò che il termine “Mediterraneo” nasconde.

Il termine “Mediterraneo” è molto usato oggi, alludendo a sua volta al mare, al sole, ai fantasmi, ai desideri, ma anche ai conflitti e ai drammi. In altre parole, tutti abbiamo un’idea, una nostra idea, di ciò che si intende quando parliamo di Mediterraneo, come un pensiero attraverso le immagini.

Alcuni lo vedono come un luogo di villeggiatura, altri come una realtà nella quale la loro vita è ancorata, altri ancora come uno spazio geografico soggetto ai tormenti delle guerre e, spesso con esse, della miseria. Insomma, la nozione stessa di “Mediterraneo” non è affatto scontata.

Quale realtà mediterranea?

Questo storico è responsabile di una serie di opere nelle quali il Mediterraneo viene affrontato da tutti i punti di vista. L’opera più emblematica- che è la sua tesi di Stato- rimane “Il Mediterraneo e il mondo mediterraneo all’epoca di Filippo II” nel XVI secolo.

Eppure, questa è l’altra eredità braudeliana, le idee esposte da questo illustre storico non hanno fatto una grinza. Come storico e visionario, Braudel ha saputo coniugare diversi approcci (economico, psicologico, sociale, politico…) che ci permette di comprendere oggi ciò che il mondo mediterraneo ha in serbo per noi.

È, infatti, volendo uscire dai sentieri battuti e lontano da una visione puramente storicistica, che Fernand Braudel, che ha sostenuto l’interdisciplinarietà, ci parla della “geostoria” mediterranea.

A questo proposito affermava: “Storici, dobbiamo essere anche geografi, economisti, giuristi e psicologi a pieno titolo”. Secondo Braudel, è ricorrendo a tutta la gamma delle scienze umane che possiamo percepire la profondità di una realtà mediterranea.

Una cultura veramente mediterranea

Dopotutto, la Costa Azzurra come la Tunisia, l’Italia o la Grecia sono paesi “mediterranei”. Ma Nizza è davvero più simile ad Algeri che a Lione? Napoli o Palermo sono più vicine a Orano o Alessandria piuttosto che a Milano o Torino?

È perché nella vita quotidiana di questi uomini e donne che popolano le coste del Mediterraneo, la presenza del sole o del mare cambia tutto. Offrono il piacere di vivere e questa vitalità che alimenta una certa invidia. Inoltre, essi costituiscono la base di una cultura veramente mediterranea.

Il mar (Mediterraneo), pertanto, non basta ad unificare una cultura. Questo è lo scopo di questa “parte dell’ambiente” cara a Braudel, che riflette la moltitudine di divisioni caratteristiche del “mondo mediterraneo”.

In altre parole, dove è consuetudine voler pensare un “mondo” per la sua omogeneità, Fernand Braudel sostituisce l’eterogeneità con la definizione di Uno.

Una storia plurimillenaria

Quindi, è proprio perché il mondo mediterraneo è plurale che spetta ai suoi protagonisti fare sforzi in termini di comunicazione. La moltitudine dei mari “mediterranei” (Ionio, Tirreno, Egeo, Levante, ecc.) trova la sua unità – all’interno del Mediterraneo stesso – attraverso la creazione di reti di circolazione che permettono non solo lo scambio di merci e beni, ma anche di trasmettere idee.

E poiché la storia del Mediterraneo è plurimillenaria, si può pensare, ad esempio, all’importanza in Europa occidentale dell’aristotelismo di Averroè, che ha impregnato una buona parte della filosofia medievale nei paesi continentali.

Senza dubbio, il Mediterraneo deve essere inteso come la definizione stessa di ambivalenza. La sua essenza risiede nella sua pluralità, la sua unità nella sua molteplicità e nelle sue contraddizioni. In realtà, il “mondo mediterraneo”, è un mondo eterogeneo.

Una molteplicità di mondi

Lo stesso Braudel distingueva una molteplicità di mondi: il mondo della pianura (relativamente incolto), il mondo delle colline (dove si coltiva e si produce il vino o l’ulivo, caratteristico dei paesi del Mediterraneo), e infine il mondo della montagna (un mondo senza sbocchi sul mare ma fornitore di armi).

Ancora oggi, il Mediterraneo rimane emblematico di questo paradosso dove l’unità nasce dalla diversità. A volte ricchi e industrializzati, soprattutto nel Nord (Monaco o la Costa Azzurra e i suoi mercati del lusso), a volte travagliati o straziati dalla guerra, nel Sud (Bengasi, Tripoli). A volte paesi da sogno, altre volte territori da cui fuggire.