La seconda ondata di coronavirus è arrivata senza tardare, soprattutto in Europa, dove il numero di casi è salito vorticosamente. Anche se la Francia ha optato per il lockdown generale, il Principato di Monaco ha rafforzato le sue misure sanitarie con, tra le altre cose, l’attuazione di un coprifuoco. Abbiamo pensato di fare un resoconto dei numeri dell’epidemia, di analizzare le misure adottate e di raccontare cosa ha reso unico il Principato, per scoprire se il coronavirus ha davvero risparmiato Monaco.

Di fronte alla nuova ondata di casi positivi al Covid-19, il 28 ottobre Emmanuel Macron ha annunciato il secondo lockdown della Francia, in vigore fino al 1° dicembre. Nel Principato, le notizie dal Palazzo non sono tardate ad arrivare. “L’opzione presa in considerazione non è quella del lockdown” ha assicurato il Principe Alberto II durante un discorso tenutosi il 29 ottobre. Piuttosto, si è optato per un coprifuoco dalle 20:00 alle 6:00 del mattino, con l’estensione dell’obbligo della mascherina su tutto il territorio e l’istituzione di orari specifici per l’apertura dei ristoranti.

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Equilibrio tra salute ed economia

A Monaco, la gestione della crisi sanitaria è avvenuta sotto un imperativo ben preciso: preservare l’equilibrio tra la tutela della salute pubblica e quella della situazione economica. Dall’inizio della pandemia, infatti, nonostante gli aiuti del Governo, il tessuto economico monegasco ha davvero sofferto. È il caso della Société des Bains de Mer, solo per citare un esempio: l’azienda che offre più posti di lavoro del Principato ha annunciato a inizio ottobre un piano di risparmio che prevede dimissioni volontarie e licenziamenti per motivi economici.

Dall’inizio della crisi sanitaria, a Monaco sono state più di 540 le persone colpite dal Covid-19 (il 15 novembre 2020), ovvero l’1,44% della popolazione. Per fare un confronto, la Francia ha dichiarato quasi due milioni di casi, ovvero il 2,92% della popolazione. Secondo le stime dell’Università John Hopkins, il paese rientra tra i primi cinque del mondo con maggiore numero di casi individuati. L’Italia, invece, ha dichiarato più di un milione di casi, il che vuol dire che l’1,9% della popolazione è stata contagiata.

In queste ultime settimane, la circolazione del virus si è intensificata a Monaco, fino a raggiungere una ventina di casi al giorno. Ciononostante, il tasso di incidenza del Principato, ovvero il numero di persone risultate positive al Covid-19 in una settimana, è sempre rimasto inferiore a quello della Francia o della regione delle Alpi Marittime. “La maggior parte dei pazienti positivi ricoverati non ha sviluppato una forma grave della malattia che necessitasse il ricorso alla rianimazione”, ha assicurato l’ospedale del Principato in un comunicato del 6 novembre.

Aumenta il numero dei test PCR e arrivano i tamponi antigenici

Fin dall’inizio della crisi, Monaco ha attuato una politica di test intensiva. Come afferma Frédéric Cauderlier, consigliere speciale del Ministro di Stato: “Negli ultimi due mesi, eravamo in grado di effettuare circa 1.200, 1.300 tamponi a settimana. Oggi, il nuovo laboratorio del Centro Scientifico di Monaco ci permette di effettuare, solo nella nuova struttura, 3.000 test a settimana”. A questi numeri si aggiungono quelli dei tamponi effettuati presso il Centro Ospedaliero Principessa Grace e nei laboratori privati.

Presto, inoltre, in aggiunta ai test PCR saranno disponibili 10.000 tamponi antigenici ordinati dal Governo principesco. I carabinieri del Principe sono stati i primi a beneficiarne, ma a breve il sistema sarà esteso a tutti gli abitanti del Principato. “Stiamo formando farmacisti e altri professionisti del settore sanitario su come utilizzare questo tipo di test in modo da poterlo affiancare ai tamponi PCR”.

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20% in meno di veicoli che attraversano il confine

Posti disponibili in ospedale e tamponi non sono le uniche misure a cui è ricorso il Principato. I controlli del rispetto delle misure sanitarie negli esercizi commerciali e quelli della sicurezza pubblica sulla popolazione sono fondamentali. Nel week-end del 7 e 8 novembre, la polizia monegasca ha effettuato 240 controlli e 135 verbali. “La strategia della sicurezza pubblica è anche quella di educare la popolazione. Non vogliamo che i nostri poliziotti facciano il record di multe”.

Oltre che dei suoi 38.100 abitanti, Monaco si deve anche preoccupare dei 50.000 lavoratori stranieri che attraversano ogni giorno la frontiera. “Non siamo nella posizione di affermare che i lavoratori che arrivano dall’esterno possano essere una potenziale minaccia per la situazione sanitaria del Principato”. L’obiettivo principale è quello di frenare la diffusione del virus limitando le interazioni. Incoraggiando lo smart working, Monaco ha già registrato un calo del 20% della circolazione dei veicoli in entrata e in uscita. “Abbiamo anche notato una diminuzione del traffico all’interno dei treni e dell’utilizzo di parcheggi rispetto allo stesso periodo nell’anno passato”.

Abbiamo adottato fin dall’inizio delle misure sanitarie molto severe

Smart working e protocolli sanitari severi

I settori in cui non è possibile effettuare lo smart working dovranno applicare dei protocolli sanitari severi. È per esempio il caso dell’edilizia, dove le pause pranzo sono organizzate in modo che gli operai non si ritrovino nello stesso posto. “Vengono effettuati parecchi controlli per assicurarsi che le norme sanitarie siano rispettate. Fino a oggi, non abbiamo identificato nessun cluster nei cantieri”.

“Nel Principato abbiamo adottato fin dall’inizio delle misure sanitarie molto severe. Spesso, abbiamo attuato alcune misure ancora prima della Francia, come per esempio l’obbligo della mascherina nelle scuole, in vigore dal mese di maggio” sottolinea ancora il consigliere speciale di Pierre Dartout. “Queste misure forse ci hanno permesso, in un certo senso, di contenere diversamente la circolazione del virus e quindi di essere un po’ meno rigidi oggi, rispetto al sistema francese”.

La realtà sociologica del Principato di Monaco non è paragonabile

Un contagio su due avviene in famiglia

A Monaco, più di un contagio su due avviene nella sfera privata, in occasione di riunioni di famiglia o tra amici. È soprattutto per questo motivo che il Governo principesco ha optato per un coprifuoco. “Passando il tempo insieme, potrebbe capitare di fare meno attenzione perché siamo all’interno della nostra sfera privata. Ed è in queste occasioni che il virus ha più probabilità di diffondersi”.

Città-stato densamente popolata, Monaco sembra, malgrado tutto, riuscire a far rispettare le misure sanitarie. “La realtà sociologica del Principato di Monaco non è paragonabile a quella che possiamo trovare in un grande paese in cui ci sono sia le città che la campagna, con le loro differenze”, sottolinea Frédéric Cauderlier. Sembrerebbe però che le misure comincino a portare i loro frutti: senza voler cantare vittoria troppo presto, in questi ultimi giorni abbiamo assistito a un calo significativo dei positivi al coronavirus.

Traduzione a cura di Valentina Alia