Prima del concerto di apertura dell’estate nella corte del Palazzo del Principe di Monaco, abbiamo avuto la fortuna di incontrare Valery Gergiev, direttore d’orchestra di fama mondiale. Abbiamo fatto qualche domanda al maestro sull’arte di dirigere un’orchestra, quello che rende un’interpretazione ben riuscita e perché ama esibirsi a Monaco.

Entra senza fare rumore e chiude la finestra della stanza del Palazzo del Principe, trasformata per quella sera in un camerino. L’insieme di archi e fiati che suonano in lontananza viene subito smorzato per poi sparire completamente.

“Vuole arrivare alla musica”, dice Didier de Cottignies, direttore artistico dell’Orchestra filarmonica di Monte-Carlo, quando gli diciamo che avremmo intervistato Valery Gergiev di lì a poco. “Vuole arrivare alla sua anima”.

Il maestro parla dolcemente, lentamente e mette sempre la musica davanti a sé. “Devo sottolineare che non voglio parlare in quanto persona importante”, dice nel bel mezzo dell’intervista. “Non voglio parlare come uno che ha fatto grandi concerti. Certo, sì, mi sono esibito in tutto il mondo. Ma l’ho fatto per amore della musica, in modo discreto”.

I direttori d’orchestra sono tutti diversi. Non esistono regole scritte che definiscono un buon direttore d’orchestra.

Ma che gli piaccia o no, Valery Gergiev è “una persona importante”. Il direttore d’orchestra è nato a Mosca nel 1953 e ha alle spalle quarantanni di una carriera in cinque continenti diversi. Oggi è il direttore generale e artistico del teatro Mariinsky di San Pietroburgo, oltre che direttore d’orchestra principale dell’Orchestra filarmonica di Monaco di Baviera. Apprezzato per le sue registrazioni del repertorio russo, Gergiev è anche noto per aver diretto, qualche volta, con uno stuzzicadenti.

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Qual è il ruolo di un direttore d’orchestra?

In una situazione ideale, il direttore d’orchestra ispira in qualche modo l’orchestra, che a sua volta ispira il pubblico. Deve anche essere energico durante tutto il concerto: la poesia e la bellezza spesso camminano a braccetto con l’energia. Ma i direttori d’orchestra sono tutti diversi. Non esistono regole scritte che definiscono un buon direttore. È anche importante comprendere che non è lui a suonare, ma deve fare sentire la sua presenza attraverso l’orchestra.

Le orchestre capiscono subito se il direttore è ricco di musica, o se il suo lavoro resta superficiale e la collaborazione non darà particolari frutti.

Cosa rende unica l’interpretazione di un’opera?

I migliori artisti apportano a un’opera qualcosa di nuovo, di insolito, a volte di molto insolito. Qualche volta, la cosa funziona, e sono immediatamente riconoscibili. Altre, la reputazione di un’interpretazione si sviluppa lentamente e il riconoscimento del direttore d’orchestra è graduale.

Valery Gergiev mentre prova con l’Orchestra filarmonica di Monte-Carlo © Jean Louis Neveu

Qual è l’approccio che ha con il lavoro?

Quando sono davanti l’orchestra, penso semplicemente al compositore. Se cominciate a pensare a cosa fare per piacere all’orchestra, non ci riuscirete. Non potete addossare i vostri errori sui compositori. Il miglior modo di essere capiti dai musicisti, dal pubblico e dai colleghi è quello di mostrare il vostro amore, il vostro interesse e la vostra comprensione profonda dell’opera che dirigete.

Quali qualità deve possedere un direttore d’orchestra?

Di solito, le orchestre non sbagliano mai. Riconoscono subito se il direttore è ricco di musica, o se il suo lavoro resta superficiale e la collaborazione non darà particolari frutti. Non basta semplicemente fare qualche movimento appassionato con le mani e chiudere gli occhi, non è così che funziona. Quindi, per rispondere alla domanda, serve essere modesti ma sicuri di sé. Rispettosi ma esigenti. Secondo la mia esperienza, quello che rende un direttore d’orchestra un buon direttore d’orchestra è la combinazione di diverse qualità. Bisogna essere generosi con le emozioni, rigorosi e possedere una potenza drammatica. Purtroppo, serve una combinazione di tutte queste qualità. E poi, certo, bisogna essere in grado di interpretare almeno da 20 a 30 compositori.

Da Diaghilev ai compositori francesi, Monaco è stato un luogo incredibile per la musica classica. Era conosciuta in tutta Europa come centro culturale e credo che sia per questo che i musicisti vogliono esibirsi qui.

In che modo il suo stile si è evoluto nel corso della sua carriera?

Mi muovo meno di prima. Penso sempre a come influenzare il suono dell’orchestra, come metterci la giusta energia. Penso anche ai colori, i colori della musica e come esprimerli attraverso la mia direzione.

È stato a Monaco diverse volte. Cosa si prova a esibirsi al Palazzo del Principe?

Non solo gli edifici sono meravigliosi, ma l’atmosfera e l’acustica sono eccezionali. È un’opinione sincera. Penso che Monte-Carlo e i suoi abitanti hanno l’occasione di poter godere della musica in un contesto magnifico. So anche che qui la tradizione musicale è molto importante. Da Diaghilev ai compositori francesi, Monaco è stato un luogo incredibile per la musica classica. Era conosciuta in tutta Europa come centro culturale e credo che sia per questo che i musicisti vogliono esibirsi qui. Vogliamo far rivivere questi tempi d’oro. Comunque sia, per me è importante. Diagihlev e il Balletto Russo vengono dal Mariinsky e sono molto onorato di essere qui in qualità di direttore del Mariinsky.

L’Orchestra filarmonica di Monte-Carlo si esibisce con Valery  Gergiev © Axel Bastello – Palazzo del Principe di Monaco

Se ne va così come entrato, senza fare rumore. Il concerto, purtroppo, sarà annullato a causa di una pioggia torrenziale che inizia a cadere qualche minuto dopo il preludio de “L’après-midi d’un fauve” di Debussy. Ma forse, quando ci saluta, lo sa già.