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La parola ai cittadini: l’opinione dei monegaschi sugli alloggi nel Principato

Alloggi a Monaco
Monaco Tribune

Per il terzo e ultimo articolo del nostro dossier dedicato agli alloggi abbiamo chiesto la vostra opinione su questo argomento e le testimonianze che ci avete inviato sono state numerosissime.

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Una delle sfide principali che il Principato deve affrontare riguarda la richiesta crescente di alloggi su una superficie di appena due chilometri quadrati. Infatti, da un lato bisogna continuare a essere allettanti per i residenti stranieri, dall’altro vi è la necessità di garantire ai monegaschi la priorità per quanto riguarda la situazione abitativa.

Con il Piano nazionale per l’edilizia abitativa, il Governo del Principe e il Consiglio nazionale hanno provato a dare una risposta iniziale a questa problematica. Ma cosa ne pensano i diretti interessati, ossia i monegaschi? Molti dei nostri lettori hanno fornito testimonianze o suggerimenti utili su come migliorare la situazione.

Una suddivisione migliore per avere più scelta

Si potrebbe cominciare offrendo una maggiore scelta ai futuri inquilini. Il rammarico di Sylvie è che il sistema attuale “non tiene conto delle esigenze effettive dei monegaschi, i quali non hanno scelta”. Kentin condivide le stesse perplessità dichiarando di non essere “per niente soddisfatto. Trovare un alloggio è un incubo e se ci viene proposto qualcosa in realtà non abbiamo scelta: o così o niente! È una vergogna! Verrebbe quasi voglia di trasferirsi in Francia, almeno lì avremmo la possibilità di scegliere tra più appartamenti”.

Un altro utente ci ha contattati tramite messaggio privato per dirci che secondo lui la riassegnazione degli alloggi in base al numero di occupanti è necessaria, ma che gli affitti devono essere adattati di conseguenza. “La dimensione dell’appartamento deve essere proporzionata ai componenti del nucleo familiare; quando i figli vanno via di casa l’appartamento andrebbe restituito al Dipartimento per le politiche abitative e riassegnato alle famiglie che ne hanno bisogno. Ci sono pensionati che vivono da soli in appartamenti di 5 vani e famiglie con 3 figli, che avrebbero bisogno di questo tipo di appartamento, si ritrovano a dover vivere in 3 vani. Ecco perché gli affitti andrebbero modificati. Ad esempio, conosco una persona che vive in un appartamento di 4 vani da 38 anni e paga 700 € al mese. Oggi vive da sola, ma non vuole spostarsi perché gli appartamenti da 2 o 3 vani che le hanno proposto oltre a essere più piccoli sono decisamente più cari rispetto alla casa di 4 vani dove vive attualmente, anche considerando il contributo nazionale per gli alloggi (ANL). Ecco perché non vuole spostarsi. Bisognerebbe promuovere questo tipo di mobilità”.

In un secondo momento, la soluzione potrebbe essere ricercata nell’occupazione effettiva degli alloggi: “I monegaschi che possiedono una proprietà in Francia in cui trascorrono l’80% del tempo e che tengono una proprietà bloccata per motivi fiscali andrebbero trattati come ‘ospiti’. In caso contrario, continueranno a bloccare appartamenti che potrebbero invece essere destinati a chi è alla ricerca della prima casa. Proporrei di offrire a queste persone una casella postale per consentire loro di avere un indirizzo a Monaco, senza la necessità di bloccare un appartamento. Gli aspetti su cui riflettere sono tanti, ma non si può continuare ad aumentare le unità abitative statali senza affrontare il problema della mobilità. Il CHC [Contrat Habitation-Capitalisation, che permette di acquisire il diritto ad occupare un appartamento statale a fronte del pagamento di un prestito nei confronti dello Stato monegasco, n.d.r.] ne è un esempio. Tu ‘acquisti’ un appartamento: alcuni possono avere 5 vani negli appartamenti di prima mentre i nuovi acquirenti non possono farlo oppure incontrano grandi difficoltà perché il prezzo degli appartamenti viene calcolato in base a criteri non equi. Il prezzo di un appartamento di 4 vani di 120 m2 oscilla tra 200.000 e 600.000 €”.

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Lavie offre un altro spunto di riflessione: “L’assegnazione sbagliata per qualcuno sarà l’assegnazione giusta per qualcun altro. Più scelta per il quartiere, il numero di vani (a seconda delle esigenze). La possibilità di optare per un CHC o affittare a seconda del reddito, ma con una discreta gamma di possibilità. Il reddito cambia nel corso della vita: può aumentare o diminuire. Per sbloccare la situazione servirebbe una sorta di agenzia immobiliare statale”.

“Bisogna rivedere i criteri di assegnazione… oppure aggiungere uno zero al reddito. È necessario un ritorno alla realtà, ma non più quella degli alti funzionari”, aggiunge Victoria.

Il problema dei genitori divorziati

La mancanza di scelta per quanto riguarda gli alloggi comporta anche altri problemi: gli inquilini sono spesso costretti ad accettare di vivere in un appartamento che non è adatto alle loro esigenze o è addirittura fatiscente. Nathalie, ex impiegata del settore dell’amministrazione adesso in pensione, ci ha contattati telefonicamente per raccontarci la sua storia.

“Mio nonno lavorava nell’amministrazione dei beni immobili pubblici. Ai tempi si diceva: ‘il Governo non deve arricchirsi sulle spalle dei monegaschi e i monegaschi non devono essere assistiti per tutta la vita’, ma purtroppo è quello che sta avvenendo”, afferma con disappunto.

La causa: gli affitti troppo cari nonostante l’ANL, che non tiene conto delle spese eccessive. “Ai ricchi viene offerta una sistemazione eccellente con un ANL più basso mentre alla gente comune rimangono soltanto i seminterrati o gli appartamenti che gli altri non vogliono”, aggiunge.

Nathalie vive in un appartamento statale a Fontvieille dal 1985 e in 40 anni ha assistito a un peggioramento significativo della situazione. Oggi si batte per la nipote di 10 anni. “Mia nipote appartiene all’undicesima generazione di monegaschi nella mia famiglia. Mio figlio non aveva sposato la madre, quindi la mia ex nuora non ha acquisito la cittadinanza monegasca. Dopo la separazione, mia nipote di 10 anni è stata espulsa dal suo alloggio e le è stato detto di andare a vivere in Francia. Questa situazione mi ha davvero lasciato l’amaro in bocca! La mia ex nuora viene trattata come una persona di serie B, si occupa di fare le pulizie in una scuola, guadagna 1.800 euro al mese e le è stato proposto un appartamento a Monaco-Ville al costo di 1.850 euro. Mia nipote ha 10 anni e non ha mai avuto una stanza tutta per sé. Mio figlio ha un appartamento di due vani, gli è sempre stato negato un trilocale per via dell’affidamento congiunto. La sua ex compagna ha un bilocale arredato: la camera da letto è in una cantina senza finestre e all’inizio mancava persino l’elettricità. Ho scattato qualche foto: c’è umidità ovunque, persino i funghi sui muri… È stata costretta ad accettare altrimenti si sarebbe ritrovata per strada. Mi sono rivolta ai servizi sociali e mi è stato detto che avrebbe dovuto fare l’inventario perché il proprietario facesse i lavori. Con un affitto da 1.850 euro credo che si abbia diritto almeno al minimo sindacale. In più mi è stato detto che poiché mia nipote è minorenne non ha diritto a dire la sua. Nel periodo delle elezioni, Stéphane Valeri ha detto che TUTTI i monegaschi hanno diritto a un alloggio adeguato nel loro Paese. Peccato che la realtà sia ben diversa. Le donne divorziate che non hanno ottenuto la cittadinanza vengono espulse con i loro figli”.

Nathalie non si ferma qui. Secondo lei, il problema potrebbe essere di natura più generale. “Al giorno d’oggi i divorzi sono molto più frequenti di prima e non esistono più i matrimoni che durano 30-40 anni. Quindi se escludiamo i nostri bambini, nell’arco di 20 anni in Piazza del Palazzo non ci sarà più neanche un monegasco a festeggiare il 19 novembre. Tutti questi giovani, cresciuti a Capo d’Aglio, Villafranca o Mentone, non avranno più alcun legame con il Paese, poiché non hanno avuto la possibilità di trascorrere l’infanzia a Monaco. Una legge antica stabiliva che tutti i minatori monegaschi dovessero restare nel proprio appartamento anche nel caso in cui la madre non fosse monegasca. Al raggiungimento della maggiore età, in caso di abbandono del domicilio o in caso di nuovo matrimonio della madre con uno straniero, l’appartamento andava restituito, com’è giusto che sia. Oggi le cose non funzionano più così”.

Per Nathalie le soluzioni sono due: semplificare il processo degli alloggi e rivedere il sistema di assegnazione. “Il lusso non è necessario, avere 4 bagni, marmo in ogni dove… Chi vuole il lusso farebbe bene a provvedere privatamente. I monegaschi non chiedono niente di speciale, ma semplicemente la possibilità di avere un alloggio adeguato. […] Bisognerebbe anche rivedere il sistema dei punti. Chi rifiuta un appartamento, per un motivo legittimo, dovrebbe perdere alcuni punti nonché il diritto di inoltrare nuovamente la richiesta per 3 anni”.

Dopo aver contattato il Consiglio nazionale, senza aver ricevuto alcuna risposta, Nathalie si rivolge al Palazzo del Principe nella speranza che la situazione di sua nipote possa migliorare.

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La risposta del Consiglio nazionale

Franck Lobono, Presidente della Commissione alloggi del Consiglio nazionale ha preso atto delle testimonianze. Ecco la risposta.

“Ho letto con grande interesse i commenti di alcuni monegaschi sulla questione degli alloggi statali. Nel complesso, per quanto riguarda la modalità di attribuzione, condivido il loro punto di vista e il mio articolo recente sul vostro sito si ricollega a buona parte di tali commenti. Come già affermato, ritengo anch’io che il sistema di assegnazione debba essere rivisto poiché è troppo rigido e non tiene conto dei desideri di ciascun candidato.

Sarebbe bene optare per un metodo di assegnazione migliore che tenga conto delle esigenze, dei desideri e delle risorse di ciascun individuo. Monaco è l’unico Paese moderno al mondo in cui la maggior parte dei cittadini usufruisce di un alloggio statale e vive in un appartamento scelto da un ente amministrativo. È anche per questo che non sono d’accordo sull’inserimento delle penalità al primo rifiuto, ma ritengo che tutto vada fatto al momento giusto.

Finora, la priorità era costruire per recuperare il tempo perso e ovviare alle carenze. A partire dal 2023 entreremo in una nuova fase, poiché gli appartamenti saranno resi disponibili. Sarà allora che bisognerà trasformare il sistema per rivedere la modalità di assegnazione e promuovere la mobilità. Non potevamo farlo prima, vediamo un esempio concreto. In assenza di trilocali, come possiamo favorire la mobilità di una coppia di pensionati (ospitata in un appartamento troppo grande) verso un trilocale, se di contro abbiamo una giovane coppia con un bambino in un bilocale, o addirittura senza alloggio, in attesa di un trilocale? La priorità è stata quella di offrire una sistemazione al bambino piuttosto che recuperare un appartamento grande.

Alla fine del 2023 avremo un numero adeguato di appartamenti. A quel punto sarà possibile adottare un nuovo metodo di assegnazione. Ho molte idee al riguardo e sono sicuro che i monegaschi sosterranno il nostro approccio che prevede una maggiore libertà nella scelta dell’appartamento, sia nell’ambito della prima assegnazione sia nel contesto di una mobilità notevolmente facilitata all’interno degli alloggi statali.

La modifica del criterio di assegnazione è un progetto complesso e ambizioso che rimetterà in discussione il funzionamento di diversi servizi. Per adottarlo sarà necessario lavorare a stretto contatto con il settore amministrativo e il tutto dovrà avvenire nel corso dei prossimi anni. È un’iniziativa che appoggio pienamente e mi impegnerò insieme al Presidente Valeri a soddisfare le richieste legittime dei monegaschi.

Niente demagogia, ma bisogna anche comprendere che non tutti gli alloggi statali possono essere offerti allo stesso prezzo. È evidente che le strutture di nuova costruzione con vista sul mare saranno più care rispetto agli appartamenti degli immobili più datati in zone come Condamine o Fontvieille. Ciò che conta è poter contare su una modalità di assegnazione che permetta a ciascuno di ricevere un alloggio adeguato alle proprie esigenze.

La modalità di assegnazione attuale ha delle ripercussioni anche sul CHC. Assegnando sistematicamente agli ultimi beneficiari gli appartamenti consegnati più recentemente, ossia quelli più cari, lo Stato impedisce a una buona parte di monegaschi di poter stipulare un CHC per via del prezzo elevato del loro appartamento. Queste persone usufruiscono in modo massiccio dell’ANL, ma non possono ottenere un CHC. Ciò le condanna a restare in affitto, quando invece la soluzione più logica sarebbe quella di assegnare a ogni monegasco un appartamento in linea con i suoi mezzi economici, in base al reddito per evitare il ricorso massiccio all’ANL. La diversificazione degli alloggi dovrebbe consentire ciò, soprattutto perché gli appartamenti restituiti sono di ottima qualità, in quanto vengono ristrutturati prima di essere riassegnati. In futuro, questi appartamenti dovranno essere presi in maggiore considerazione.

Non tutti vogliono o possono stipulare un CHC, ma è necessario che la modalità di assegnazione permetta a coloro che lo desiderano di essere indirizzati in modo più efficace verso un appartamento per cui è possibile stipulare un CHC.

Una migliore gestione degli alloggi con assegnazioni più flessibili e razionali dovrebbe consentire in futuro anche di contenere meglio gli ingenti investimenti rappresentati dal Piano nazionale per gli alloggi”.