Le misure più liberali con cui Monaco sta gestendo la crisi legata al coronavirus sono in netto contrasto con il blocco totale dell’economia in Francia. Da un lato i ristoranti del Principato restano aperti nonostante le misure sempre più severe, dall’altro il modo in cui la città-Stato sta gestendo il settore culturale potrebbe essere d’esempio per la Francia e non solo.

Mentre la Francia entrava nel suo secondo lockdown a novembre, Monaco abbassava il prezzo dei biglietti dei concerti a 5 euro, metteva in scena una nuova produzione della Carmen di Bizet e annunciava quattro spettacoli del comico francese Gad Elmaleh, andati sold-out nel giro di qualche ora. Due mesi dopo, quando la regione delle Alpi Marittime introduceva il coprifuoco alle 18:00, Monaco anticipava gli orari dei concerti per venire incontro agli spettatori francesi. “Il concerto è stato spostato alle 15:00 per rispettare il coprifuoco delle 18:00 in vigore nella regione delle Alpi Marittime”, così si leggeva in quel periodo sul sito dell’Orchestra Filarmonica di Monte Carlo.

A Monaco, a parte il coprifuoco delle 19:00 e il distanziamento sociale, i teatri, le sale concerti, i cinema e i musei sono sempre rimasti aperti dalla fine del primo lockdown. Ma se si attraversa il confine per arrivare in Francia, la situazione è molto diversa: i luoghi di cultura e spettacolo sono ormai chiusi da tre mesi.

Françoise Gamerdinger, Direttrice degli Affari culturali del Principato, preferisce evitare qualsiasi commento sulle politiche francesi. “Non spetta a me dare la mia opinione su una decisione presa dalle autorità di un altro paese”, afferma. “Non c’è nessun messaggio particolare dietro la decisione del Governo del Principe, se non quello di sostenere e promuovere la cultura in questo momento difficile, come parte integrante delle nostre vite”.

Fin dall’inizio della seconda ondata di coronavirus, Monaco ha continuato a promuovere la cultura con diverse iniziative, come per esempio “Culture et Vous”. A dicembre, il Principe Alberto II ha firmato una lettera aperta, pubblicata nel settimanale francese Le Journal du Dimanche, chiedendo che “il lockdown della cultura venisse sospeso”. La lettera è stata firmata anche da 32 personaggi pubblici, tra cui il Direttore dell’Opera di Monte-Carlo e Stéphane Bern, un noto giornalista francese.

Un settore fondamentale per l’economia francese fermo da mesi

Per il settore culturale della Francia sono stati tre mesi molto lunghi. Dopo il lockdown soft di novembre, la decisione di chiudere tutto avrebbe dovuto essere presa nuovamente in esame il 15 dicembre. Ma a metà del mese, la possibile riapertura dei luoghi di interesse culturale è stata posticipata all’inizio del 2021, nonostante i contagi giornalieri in Francia fossero al di sotto dei 5.000 casi al giorno. Purtroppo, gennaio ha portato con sé un nuovo picco di contagi, e così la riapertura è stata ancora una volta posticipata a data da definirsi.

Oltre all’economia, è essenziale far rinascere la curiosità e la creatività, così da poter uscire da questa pandemia più forti di prima e con i mezzi necessari per affrontare le problematiche del nostro tempo legate al clima e alla società

Lettera aperta firmata dal Principe Alberto II e da altri 32 personaggi pubblici

Secondo Aude Extrémo, una mezzo-soprano francese che, a novembre, ha interpretato il ruolo da protagonista nella nuova produzione della Carmen all’Opera di Monte Carlo, la cosa più difficile con cui convivere è la continua incertezza. “È difficile perché non c’è una data. Saremmo molto più ottimisti se sapessimo quanto durerà”. L’artista, che al momento è impegnata nelle prove dei concerti di marzo, non ha alcuna idea se gli spettacoli si faranno realmente.

La decisione di tenere chiusi i luoghi di interesse culturale colpisce nel profondo un paese come la Francia, impegnato non solo a promuovere la sua cultura ma a farne anche un motivo di vanto. La cultura, infatti, rappresenta il 2,3% dell’economia francese, con circa 80.000 attività e 630.000 posti di lavoro. Nel 2018, il settore in Francia valeva 91,4 miliardi di euro, tanto quanto il settore agricolo e alimentare.

“Ci tengo comunque a sottolineare che la Francia è molto generosa con i suoi artisti”, ha dichiarato Aude Extrémo, ed è assolutamente vero. Il governo francese ha messo a disposizione del settore 7,4 miliardi di euro, di cui 1,3 miliardi utilizzati per fornire un aiuto immediato, per esempio per sopperire alla mancanza di lavoro.

Secondo Bertrand Rossi, il Direttore dell’Opera di Nizza, l’aiuto del Governo è stato fondamentale: “Senza la Città di Nizza, oggi saremmo in una situazione davvero precaria”, ci ha confidato. A testimonianza di quanto la cultura sia importante in Francia, Nizza non ha tagliato il budget destinato all’opera per il 2020, permettendo a tutte le produzioni di proseguire con il loro lavoro e di andare in scena senza pubblico. L’Opera di Nizza ha poi caricato i suoi spettacoli più recenti, compresa la nuova produzione dell’opera Akhnaten di Philip Glass, sul suo canale YouTube.

Ma la Francia non è l’unico paese in cui il Covid-19 ha messo a dura prova la cultura. Le ultime statistiche hanno evidenziato un calo del fatturato del 30% in tutta Europa, maggiore delle perdite subite dal turismo e dal settore automobilistico. Per gli spettacoli e i concerti, le percentuali aumentano, rispettivamente al 90% e al 76%. In Inghilterra, Germania e Svizzera tutti i luoghi culturali sono al momento chiusi. L’Italia ha appena riaperto soltanto i musei dopo mesi di chiusura.

Sono pochi i paesi che vanno controcorrente. In Spagna, nonostante i casi elevati, le sale da concerto, i musei e i cinema del paese sono rimasti aperti. Il Belgio, invece, ha riaperto i musei a dicembre, così come l’Irlanda.

E poi c’è Monaco.

Come ha fatto Monaco a salvare la cultura?

Il 17 gennaio, il pianista francese Alexandre Kantarow si è esibito all’Auditorium Rainier III, sede dell’Orchestra Filarmonica di Monte Carlo. Il concerto era molto atteso, visto che Kantarow è il nuovo artista in residenza dell’orchestra.

 È un sollievo poter andare a un concerto

Anche se il pubblico era più numeroso del solito, l’auditorium non raggiungeva neanche la metà della capienza. Il personale era molto attento a far rispettare il distanziamento sociale, accompagnando ogni spettatore al posto. “Mi sento al sicuro”, ha affermato un appassionato di concerti con cui ci siamo fermati a parlare. “Molto più al sicuro di quando faccio shopping a Nizza a Jean Médecin. C’è davvero tanto spazio, tutti indossano la mascherina. Ed è un sollievo poter andare a un concerto”. Jean Médecin è la strada principale dello shopping di Nizza, famosa per essere sempre piena di gente durante il fine settimana, soprattutto da quando sono iniziati i saldi.

È vero. Quando ti siedi in un teatro mezzo vuoto, con i tetti alti come quelli di una chiesa, non puoi non domandarti quale potrebbe essere il rischio di prendere il Covid-19 in un ambiente del genere, e come possa essere più rischioso rispetto ad andare a fare shopping a Jean Médecin in un sabato pomeriggio affollato.

Quali sono i rischi di contagio in un teatro o un museo?

Il rischio epidemiologico legato all’apertura di sale da concerto, teatri e musei dovrebbe essere al centro del dibattito, ma non lo è. Questo perché non sono state condotte abbastanza ricerche sull’argomento. Uno studio pubblicato dall’Istituto Pasteur ha evidenziato che, al di fuori dell’ambiente domestico, la fonte primaria di contagi sono le riunioni di famiglia (33%), seguite dai colleghi di lavoro (29%) e da amici e conoscenti (21%). Lo studio identifica tre ambienti ad alto rischio di contagio: i pasti, gli uffici condivisi e le palestre. Il report, tuttavia, non fa alcuna menzione dei rischi rappresentati da teatri, cinema o musei. Tuttavia, quando abbiamo chiesto maggiori informazioni, l’istituto si è rifiutato di rispondere.

Mentre il rischio preciso di contrarre il Covid-19 in uno di questi luoghi rimane ancora poco chiaro, gli epidemiologi hanno confermato che i luoghi di interesse culturale non espongono la popolazione a un rischio maggiore rispetto ad altri ambienti che frequentiamo nella vita di tutti i giorni. Intervistato dal giornale francese La Croix, l’epidemiologo Dominique Costagliola ha confermato che gli studi non sono stati in grado di dimostrare che il rischio di contrarre il Covid-19 in un luogo di interesse culturale sia elevato. “Stare in un museo per un’ora indossando la mascherina e senza parlare con nessuno non è più rischioso di prendere la metro”, spiega Costagliola.

Cosa è successo a Monaco?

A Monaco, la decisione di non mettere un freno alla cultura per tutto l’autunno, e ora anche in inverno, non ha accelerato il corso della pandemia. Anzi, alla fine di novembre, i casi di coronavirus a Monaco sono calati del 75% rispetto all’inizio del mese. La considerevole impennata dei contagi registrata in questo periodo è assolutamente in linea con il picco di contagi registrato in Europa.

Bisogna considerare che Monaco è una città-Stato

Mentre Françoise Gamerdinger sottolinea che Monaco “non ha riscontrato focolai tra gli spettatori”, ci sono comunque stati alcuni casi tra gli artisti. Di recente, tre ballerini del Ballet de Monte-Carlo sono risultati positivi, costringendo la compagnia ad annullare lo spettacolo di Capodanno. Secondo Françoise Gamerdinger, il successo di Monaco è dovuto alle rigide misure sanitarie: disinfettante per le mani in ogni angolo, mascherine obbligatorie, misurazione della temperatura e un posto vuoto tra uno spettatore e l’altro. Le strutture registrano tutti gli spettatori così da poter tracciare i contagi nel caso in cui nasca un focolaio.

La grandezza del paese è sicuramente un altro fattore da tenere in considerazione. “Bisogna considerare che Monaco è una città-Stato grande 2km, in cui le misure possono essere introdotte con maggiore celerità e monitorate in modo più semplice rispetto a qualsiasi altro paese”, afferma Gamerdinger.

La cultura è un bisogno essenziale?

In ogni caso, le dimensioni del paese non bastano a giustificare il lockdown culturale della Francia, che a dicembre, dopo il via libera all’apertura dei negozi, ha assunto una nota ancora più amara. Per molti, il trattamento preferenziale riservato al commercio è stato difficile da mandare giù. Intervistato dal notiziario francese LCI, l’attore Charles Berling ha accusato il governo per le sue priorità alquanto preoccupanti, affermando che il settore culturale è stato “sacrificato sull’altare di un consumismo terribilmente spaventoso”.

Chi potrebbe davvero pensare che la cultura non sia essenziale?

Tuttavia, secondo il direttore dell’Opera di Nizza il paragone è insensato. “Non mi piace il dibattito attuale su quanto la cultura sia essenziale o meno e se la chiusura dei luoghi di interesse culturale sia più fondata rispetto a quella dei negozi”, risponde Bertrand Rossi. “Chi potrebbe davvero pensare che la cultura non sia essenziale?” Eppure, secondo lui, nella versione francese della piramide dei bisogni di Maslow, la cultura è stata soppiantata dall’ancora più essenziale necessità di consumismo. “Stiamo dando più importanza al consumismo piuttosto che alla cultura, questo è sicuro”, afferma Aude Extrémo. “Ho molti dubbi sulla coerenza di questa decisione. Andare a un concerto o visitare un museo, secondo me, dà maggiore conforto rispetto al consumismo verso cui siamo spinti ogni giorno”.

La cultura ci aiuta ad accrescere e migliorare il nostro benessere

Con i casi ancora in aumento, è difficile prevedere quando la cultura riprenderà il posto che le spetta in Francia. Proprio la scorsa settimana, il sindaco di Nizza, Christian Estrosi, ha annunciato che la vita culturale della città non riprenderà almeno fino al 15 settembre 2021. Quel che è certo, è che gli ultimi mesi hanno lasciato un retrogusto amaro sia agli artisti che agli spettatori. La decisione della Francia ha dato vita a un dibattito sul valore sociale della cultura, già iniziato a novembre quando il Governo aveva chiuso le librerie ma concesso ai negozi di elettronica di restare aperti.

Senza necessariamente usare il termine “essenziale”, Françoise Gamerdinger ha sottolineato come la cultura non sia mai stata così importante come in questo momento storico, con parole che risuonano come un cauto incoraggiamento ai vicini francesi. “La cultura ci risolleva. Ci mette davanti a diverse idee e modi di esprimersi; ci aiuta ad accrescere e migliorare il nostro benessere. Visti i tempi di crisi, ne abbiamo bisogno ora più che mai”.

Traduzione a cura di Valentina Alia