La stilista con sede nel Principato crea capi di lusso a partire da rifiuti riciclati.

Quando abbiamo chiesto a Claudia Cherki quali fossero le sue passioni, ha risposto senza esitare: “la moda e il mare”. Due interessi che non ha perso tempo a collegare, creando una linea di abbigliamento su misura di alta qualità, fabbricata a partire da rifiuti ripescati nel Mediterraneo e poi riciclati.

Dopo un MBA in economia all’università di Monaco e una formazione nel mondo della moda a Cannes da Aline Buffet, Claudia Cherki ha un desiderio ben preciso: contribuire a salvaguardare l’ecosistema. La sfida, tuttavia, si rivela complessa. Secondo Oxfam, con 1,2 miliardi di tonnellate di gas effetto serra emesso ogni anno dal consumo di abbigliamento, l’industria tessile è responsabile del 10% delle emissioni mondiali di gas effetto serra. In più, per colpa della Fast fashion, la moda di oggi è diventata una delle industrie più inquinanti al mondo.

Portare il mondo della monda un po’ più in là

È a partire da questo punto fermo che Claudia Cherki immagina la sua futura linea di abbigliamento. Il suo desiderio non è solo quello di lottare contro questo consumo fulmineo del prêt-à-porter, ma, soprattutto, quello di agire in modo concreto per la salvaguardia dell’ambiente. Così, l’inquinamento degli oceani diventa il suo cavallo di battaglia. Secondo il WWF, ogni anno, oltre 600.000 tonnellate di rifiuti di plastica vengono gettate nel mar Mediterraneo. Mentre, secondo Planetscope, nei mari e negli oceani di tutto il mondo ne vengono gettati 20 miliardi di tonnellate.

La stilista non riesce a restare inerme davanti a un così triste bilancio. In un primo momento, diventa l’ambasciatrice di una filiera di riciclaggio di rifiuti monegaschi e condivide regolarmente le problematiche ambientali. Ma il seme ormai è stato piantato e presto germoglia un’idea: utilizzare i rifiuti riciclati per creare capi d’abbigliamento.

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Tutto il mondo dovrà attenersi alle nuove regolamentazioni

Una sfida folle ma superata a pieni voti

La sfida, però, è più difficile di quanto pensasse: “Ho dovuto combattere”, ci racconta Claudia. “Oggi, si comincia a capire, ma all’epoca, quelli a cui proponevo le mie idee mi rispondevano “ma cosa sono questi rifiuti di plastica?” Ora non sarà più così, le leggi per preservare l’ambiente sono sempre più severe. Tutto il mondo dovrà attenersi alle nuove regolamentazioni”. Senza lasciarsi abbattere dallo scetticismo di chi la circonda, la stilista lancia comunque il suo marchio, Claudia Signature. Per lei, Monaco è il luogo ideale per innovare e guardare al futuro. Si specializza così in biancheria per la casa, camicie, costumi e anche divise da marinaio su misura.

Claudia è molto attenta alla qualità del tessuto, la cui produzione avviene completamente in Europa. I filati utilizzati derivano dai rifiuti raccolti dai pescatori e dalle ONG, che vengono poi differenziati e trasformati in polimeri per creare filati più resistenti e robusti di quelli tradizionali. Nonostante ciò, il prezzo dei capi resta comunque abbordabile: “Resto molto ragionevole, mi prendo la responsabilità d’incoraggiare le persone a superare questo traguardo”, afferma Claudia. Inoltre, per rimanere fedele ai suoi principi, la stilista non prevede di esportare le creazioni all’estero, perché ancora non ci sono soluzioni abbastanza ecologiche per poter trasportare la merce.

Felice di notare che i suoi sforzi cominciano finalmente a dare i loro frutti, Claudia Cherki vuole rivolgersi alle nuove generazioni di stilisti che vorrebbero unire moda e sostenibilità: “bisogna essere pazienti, ma anche appassionati di moda”. Inoltre, vorrebbe sensibilizzare i più giovani al rispetto dell’ambiente. Ha creato, così, una collezione di T-shirt ecologiche ispirate al rugby, realizzate in collaborazione con l’artista Lassegue. La speranza è che attraverso lo sport e l’arte, i suoi messaggi sulla salvaguardia dell’ambiente arrivino a destinazione.