Il carburante verde è diventato un’alternativa interessante per la navigazione da diporto. Resta, tuttavia, un problema da risolvere: l’assenza di infrastrutture per il rifornimento.

L’idrogeno verde ha diversi vantaggi. Se ne trova in grande quantità in natura, può essere facilmente conservato e ha un’alta densità energetica: una sola bombola di idrogeno, infatti, è sufficiente per far funzionare una barca o un’automobile per centinaia di chilometri.

Perché l’idrogeno prenda piede, è necessario un piano politico che motivi e incoraggi gli investitori

Purtroppo, resta al momento un carburante troppo costoso che soffre di un’assenza cronica di infrastrutture. “La produzione di idrogeno continua a essere costosa perché manca una produzione industriale di elettrolizzatori (i macchinari che permettono di trasformare l’idrogeno in carburante, ndr)”, spiega Marc Retcher, CEO di Resilient Group, un’azienda che si occupa della transizione energetica a livello europeo e che è arrivata in finale ai CleanEquity Monaco 2021. “Perché l’idrogeno prenda piede, è necessario un piano politico che motivi e incoraggi gli investitori, le industrie e gli operatori logistici a prendere decisioni che consentano al mercato di cominciare a svilupparsi”.

Alcune azioni sono state già intraprese, soprattutto dall’Unione Europea, che ritiene l’idrogeno “un elemento centrale nell’evoluzione dei nostri sistemi energetici”. Nel Principato, la Monaco Hydrogen Alliance organizzerà a ottobre una conferenza di tre giorni per discutere sul futuro del carburante verde nel paese.

Il vero ostacolo è la mancanza di infrastrutture

Non ci sono dubbi, il futuro della navigazione da diporto è l’idrogeno, anche se il mercato, ancora emergente, rende difficile, per non dire impossibile, l’utilizzo di yacht a idrogeno, a causa di un’assenza di infrastrutture. In occasione della Monaco Energy Boat challenge 2021, il New Era di Hynova Yacths, uno yacht completamente a idrogeno lanciato a Monaco nel 2019, è stato costretto a ricorrere a dei camion carichi di bombole di idrogeno per fare rifornimento. Una soluzione laboriosa e decisamente troppo costosa.

Travel Club Monaco
Il New Era di Hynova Yachts © Hynova Yachts

Secondo Marc Rechter, l’istallazione di stazioni di rifornimento adeguate è essenziale per garantire la decarbonizzazione della navigazione da diporto. “Soltanto quando ci saranno le infrastrutture, si cominceranno a produrre e acquistare imbarcazioni, perché saremo certi che sarà una cosa fattibile”. Senza questo requisito, il mercato non potrà decollare.

Marc Rechter invita a osare, rivolgendosi soprattutto al Principato. “Monaco ha uno status particolare nel mondo. Il porto del Principato ha tantissima visibilità ed è il luogo ideale per dare l’esempio. Per questo motivo, penso che il paese debba essere in prima linea nel creare queste infrastrutture”.

Il Governo sceglie la prudenza

Anche se il Governo del Principe non si ritiene così all’avanguardia, riconosce che l’idrogeno dovrà a un certo punto essere integrato nei porti del Principato. “Nei prossimi anni, sarà assolutamente necessario avere una stazione per fare il pieno di idrogeno a Monaco”, assicura Annabelle Jaeger-Seydoux, Direttrice della Missione per la transizione energetica. “L’idrogeno distribuito sarà verde e il più locale possibile. La stazione dovrà essere modulabile per poter partire con poco e adattarsi alla richiesta”. Il Governo considera anche una possibile sovvenzione in fase di lancio “destinata all’utente”.

Annabelle Jaeger-Seydoux ricorda, inoltre, che il Principato ha recentemente intrapreso alcune discussioni su questa tematica. “Il Governo, insieme allo Yacht Club e alla Fondazione del Principe Alberto II, coordina e anima un gruppo di lavoro con tutte le parti interessate, per stimolare e guidare efficacemente la transizione delle imbarcazioni all’idrogeno”. La questione è tutt’altro che conclusa!