Lo scanner è stato inaugurato il 16 dicembre alla presenza del Principe Alberto II. I dottori Filippo Civaia e Philippe Rossi ci hanno presentato questo dispositivo rivoluzionario e hanno condiviso con noi le loro prime impressioni.

Il progetto andava avanti ormai da vent’anni. Oggi il centro cardiotoracico di Monaco è dotato di uno dei primi scanner al mondo per il conteggio dei fotoni interamente dedicato alle patologie cardiovascolari.

“L’obiettivo è fornire cure migliori ai nostri pazienti”, spiega il dottor Civaia, cardiologo del centro. “Questo scanner rappresenta il completamento di un progetto visionario tra Monaco, Germania e Stati Uniti. L’obiettivo era quello di modificare la modalità di acquisizione dell’immagine utilizzando il conteggio dei fotoni”.

Un processo complesso, che il dottore ci spiega in modo alquanto pittoresco: “Quando usi uno scanner standard, è come se usassi un annaffiatoio senza doccetta. Quando innaffi le piante, parte dell’acqua arriverà dove serve, l’altra parte invece no. Con il nuovo scanner, è come se avessimo aggiunto la doccetta all’annaffiatoio in modo da poter versare tutta l’acqua con getti più fini. E ovviamente, possiamo anche scomporre meglio i diversi getti e analizzarli”.

Evitare gli esami invasivi

L’obiettivo è quindi quello di vedere meglio ma soprattutto di capire meglio le immagini che appaiono sullo schermo. “Possiamo definire meglio le placche [composte da lipidi, tessuto fibroso e calcio] nelle coronarie e valutare se sono stabili o instabili, perché tutti i problemi in cardiologia sono legati a queste placche”, aggiunge il dott. Civaia. “Grazie a questa nuova tecnica, si possono studiare meglio le componenti della placca e identificare quelle che possono causare un infarto acuto”.

I pazienti hanno solo da guadagnare: con immagini molto più precise, i cardiologi sono in grado di definire meglio le cure da somministrare e aumentarne di conseguenza l’efficacia. I mezzi di contrasto per l’esecuzione della scansione e la durata dell’esame restano invece invariati.

Grazie alle diagnosi più precise, alcuni pazienti potranno evitare di dover ricorrere ad altri esami invasivi, come la coronarografia, che prevede l’inserimento di un catetere all’interno di un vaso arterioso, il ricovero e potenziali complicanze.

È nel nostro interesse diminuire al massimo le radiazioni degli esami

Diminuire il tasso di radiazioni

Il dottor Rossi, cardiologo, sottolinea inoltre un vantaggio non trascurabile: “Abbiamo anche una riduzione delle radiazioni nei pazienti, con un tasso di irradiazione ridotto di un fattore 10 rispetto ai primi scanner cardiaci. Quando eseguiamo un esame radiologico utilizzando i raggi X, conserviamo per sempre questa dose di raggi X e, oltre una certa quantità, rischiamo di sviluppare patologie indotte dalle radiazioni, in particolare quelle cancerose. È quindi nel nostro interesse diminuire al massimo le radiazioni degli esami”.

Dall’istallazione di questo nuovo scanner lo scorso settembre, sono stati effettuati più di 1.000 esami. Nonostante il suo tasso di radiazione sia inferiore rispetto agli scanner standard, i dottori Civaia e Rossi sottolineano che si tratta pur sempre di un esame che emana radiazioni e che deve essere prescritto da un medico. L’utilizzo a titolo preventivo non è quindi per il momento previsto: è uno strumento di diagnostica.

Anche altre istituzioni nel mondo sono dotate di questi scanner rivoluzionari, ma vengono utilizzati in altri campi come la neurologia o la pneumologia.