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I ritmi dell’eccellenza: Kamyar Moghadam, dirigere con dolcezza

KAMY SHOWROOM copy
Non troverete un ufficio tradizionale da Kamyar Moghadam © Maison Moghadam

Nella serie “I ritmi dell’eccellenza”, Monaco Tribune esplora le abitudini quotidiane dei leader influenti del Principato. L’obiettivo? Capire come queste personalità strutturano le loro giornate, dai rituali mattutini ai processi decisionali che determinano il loro successo.

Oggi incontriamo Kamyar Moghadam, che ci riceve nel salotto della sua villa affacciata sul Mediterraneo a Èze-sur-Mer. Sorseggia un matcha latte fumante, bevanda sempre più di moda a Monaco. Ci ritroviamo circondati da un’atmosfera avvolgente, fatta di tessuti, texture e materiali che hanno reso famosa Maison Moghadam. Qui è impossibile distinguere dove finisce lo showroom e dove inizia la vita privata. E sta propro qui il genio di questo imprenditore fuori dal comune.

Alle 7:38 in punto, a volte alle 5:36, Kamyar Moghadam è già al lavoro. Ma non cercate la classica scrivania, un computer portatile o più schermi. Il fondatore di Maison Moghadam (ex Fashion For Floors) gestisce il suo impero dal letto, armato solo di un vecchio iPhone e WhatsApp.

“Non ho un computer, né un ufficio fisso. Sono un nomade”, confida con un sorriso rilassato, cosa che non si può dire della sua lista di impegni. “WhatsApp è il mio principale strumento di lavoro. Fin dal mattino invio tantissimi messaggi vocali”.

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Questa apparente semplicità nasconde un’organizzazione sofisticata. Con produzioni in India, Nepal e Messico, Kamyar si destreggia tra i fusi orari, lavorando con l’India durante la notte europea e con il Messico la sera. Quello che lui chiama il suo “bed office” non è noncuranza, ma una libertà conquistata grazie a una meticolosa organizzazione della sua azienda.

L’architettura di una mattinata d’eccellenza

La prima cosa sono due rituali assolutamente imprescindibili: trascorrere del tempo con suo figlio e concedersi un massaggio di un’ora/un’ora e mezza. “È la mia routine mattutina. Senza, non riesco a iniziare la giornata”, afferma. Questo massaggio giornaliero non è un lusso superfluo, ma un investimento strategico nella sua lucidità mentale e nella sua capacità decisionale.

«Non ho un computer, né un ufficio fisso. Sono un nomade» © Maison Moghadam

Poi è il momento della colazione, con il suo imperdibile matcha, un succo a base di barbabietola e zenzero preparato ogni giorno e frutta, spesso raccolta direttamente dal giardino della sua villa. “E devo ascoltare musica classica o jazz al pianoforte al mattino. È fondamentale. Il pianoforte è lo strumento dei miei sogni, quello che mi ispira di più”.

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Questa attenzione ai dettagli nei suoi rituali mattutini rivela una filosofia profonda: “Ho bisogno di quei 15-20 minuti da solo nel mio letto, con il sole, il mio tè, il mio succo. È il mio momento”. In un mondo in cui gli imprenditori glorificano l’iperattività fin dalle prime ore del mattino, Kamyar rivendica il diritto alla lentezza contemplativa.

Una nuova idea di lusso: comfort e libertà

“Per me, il lusso è poter vivere la vita che desidero davvero”, spiega Kamyar. Questa definizione si riflette nelle sue scelte tecnologiche volutamente minimaliste. Niente applicazioni sofisticate, persino ChatGPT rimane “un’avventura” per lui. “La scelta low-tech mi dà libertà. Il mio lusso è non dover fare tutto questo”.

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Questa sua personale filosofia del comfort si estende a tutti gli aspetti del suo lavoro. I suoi showroom sembrano case, con caminetti, cucine funzionali e spazi intimi. Il suo club privato nel seminterrato di Eichholtz by Moghadam, che ha ospitato Bono, The Edge e altre celebrità, non è solo un luogo di networking, ma un’estensione della sua visione: creare spazi in cui le persone si sentano così a proprio agio che concludono affari in modo del tutto naturale.

“È tutta una questione di comfort. Quando ci si sente a proprio agio, tutto viene più facilmente”, riassume. “Anche il modo in cui mi siedo: tutto deve essere comodo”.

La delega verticale: capovolgere la piramide

A differenza della maggior parte dei dirigenti che delegano verso il basso, Kamyar ha ideato un sistema di “delega verticale”. Le informazioni passano da 50 collaboratori a cinque persone chiave e poi gli vengono comunicate in forma sintetica. “È un filtro. Le informazioni entrano in un tunnel e vengono trasmesse in forma concentrata”.

Questa struttura gli permette di rimanere connesso a tutto, “i miei dipendenti sanno che io so tutto, anche se non sono fisicamente presente”, evitando al contempo una microgestione troppo paralizzante. E quando individua un problema, aggira la gerarchia: “Mi rivolgo direttamente alla persona interessata per individuare e risolvere il problema”.

Ha anche creato un gruppo di quattro giovani talenti, alcuni hanno appena 19 anni, che lavorano direttamente sotto la sua supervisione. “Sono ragazzi della GenZ con competenze eccezionali in settori che io non riesco a padroneggiare, anche se mi sento ancora giovane”, ammette con lucidità. “Che si tratti di IA o di altri settori, se vuoi far crescere la tua azienda, devi accettare di alimentarla con nuove energie, nuovi ambiti che non puoi conoscere da solo”.

Il mentoring come motore di crescita

Questo approccio al mentoring rivela un aspetto essenziale della sua leadership. “Le persone mi interpellano spesso e mi piace rispondergli perché ho vissuto tante cose diverse nella mia vita e ho molta esperienza. È davvero gratificante trasmettere il proprio sapere e i propri consigli a qualcuno più giovane per aiutarlo a crescere più in fretta”.

Il suo iter è intuitivo ma rigoroso: “Quando incontro qualcuno e credo in quella persona, la prendo a bordo. Spiego molto chiaramente la nostra missione, i suoi punti di forza e che sarò lì per aiutarlo a tirare fuori il meglio di sé”. Fa quindi un paragone con la lucidatura di un diamante grezzo: identificare il talento raro e poi affinarlo senza sosta.

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Il networking reinventato: l’ospitalità come strategia

“Il networking è alla base di ogni successo negli affari”, afferma Kamyar. Ma il suo approccio è radicalmente diverso dai tradizionali eventi di networking. “Ora mi viene naturale. Non faccio networking nel senso stretto del termine, ovvero per fare affari. Io riunisco le persone. Le metto in contatto tra loro”.

Il suo bar privato, le cene a casa sua, gli eventi negli showroom: tutto è pensato per creare una comunità. “Nel mio settore, che è l’interior design e l’estetica, è importante che le persone vedano come vivo, come mostro le cose, come mi comporto”.

Anche i suoi pranzi di lavoro sono cambiati. “Ora preferisco organizzarli nel mio showroom con il mio chef, piuttosto che andare al ristorante”.

«Cosa intendi per lavoro?» © Maison Moghadam

L’equilibrio impossibile tra lavoro e vita privata

Quando gli chiediamo se si prende del tempo per disconnettersi completamente, Kamyar ride sottovoce. “Non ho vere e proprie vacanze perché le mie vacanze le faccio a casa”. Ammette di essere sempre connesso, ma precisa: “La domanda è: cosa intendi per lavoro? Se essere presente in ufficio è lavoro, allora sì, non vado allo showroom nei fine settimana. Ma il lavoro è mio… Adoro il mio lavoro. Ed è anche un piacere”.

È questa armonia tra passione e professione a guidare le sue giornate di 14-15 ore. “Onestamente, amo davvero il mio lavoro. Lo apprezzo molto”. L’unica volta in cui spegne davvero il telefono? In Marocco, destinazione che riserva esclusivamente al piacere, anche se, ammette, ora sta sviluppando anche progetti immobiliari nel paese.

Il percorso verso il riconoscimento

Questa determinazione affonda le radici nella sua storia personale. Proveniente da una famiglia benestante ma costretto ad abbandonare la casa paterna, Kamyar ha capito molto presto che “l’unico modo per riuscire era avere successo, perché è così che funziona nella mia famiglia. È attraverso il successo che si ottiene il riconoscimento”.

Questa spinta iniziale si è trasformata in qualcosa di più profondo: “Oggi, il successo è essere riconosciuti. È realizzare il proprio sogno e la propria visione”. E la sua è una visione chiara: “Nei prossimi tre anni conquisteremo l’intero mercato dell’interior design nel sud della Francia”.

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I segreti di una performance che dura nel tempo

Oltre ai rituali mattutini, Kamyar riesce a mantenere le sue prestazioni grazie a un’attenzione meticolosa all’alimentazione, “fondamentale” secondo lui, e all’elettrostimolazione, che ritiene davvero efficace: “15 minuti equivalgono a un’ora di allenamento classico. Mi dà quella carica, quell’eccitazione che adoro”.

Ma soprattutto, cura il suo ambiente con un’attenzione maniacale. “Rimanere in buona salute significa anche essere felici. È tutta una questione di mentalità, di vivere in un ambiente confortevole. Cerco di crearmi un ambiente che mi renda felice”.

Le sue fonti di ispirazione? Non libri di management né podcast di tendenza. “Al momento leggo il mondo”, afferma semplicemente. Appassionato di geopolitica, consulta fonti diverse come la Frankfurter Allgemeine Zeitung, la CNN, la BBC, Al Jazeera e Le Monde per “raccogliere le informazioni e trasformarle in ciò che penso”.

I suoi mentori migliori restano i suoi clienti: “I miei clienti provengono dai livelli più alti. Ognuno dei miei clienti è una superstar. Hanno realizzato cose incredibili nel mondo degli affari. Imparo da loro semplicemente standogli vicino”.

L’essenza della leadership secondo Moghadam

“La vera leadership consiste nell’ispirare le persone, dare loro una visione e anche rassicurarle”, riassume Kamyar. Per lui questa rassicurazione è sinonimo di sicurezza: “Se le persone lavorano in un ambiente in cui si sentono al sicuro, dove io, in qualità di capo, offro loro questo senso di protezione, allora supereranno se stesse molto più di quanto farebbero se vivessero nella paura”.

Questa filosofia si estende naturalmente ai suoi clienti: “Avere una casa confortevole è qualcosa che li rende davvero felici, e questo si nota. Ed è così che avviene il passaparola. Perché vivono l’esperienza del mio modo di arredare gli interni. E il mio modo di arredare è abbastanza diverso da quello della maggior parte delle altre persone. È una vita più ricca di texture e stratificata”.

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Seduto nel suo salotto che potrebbe essere uno showroom, o nel suo showroom che potrebbe essere un salotto, Kamyar Moghadam incarna questa filosofia del comfort integrale. Il suo rifiuto delle riunioni tradizionali (“odio le riunioni, sono solo un’occasione per sfogarsi”), la sua organizzazione in 25 diversi gruppi WhatsApp, la sua capacità di visualizzare gli spazi “in 5D ad occhi chiusi”, tutto converge verso una verità semplice ma rara: ha costruito un’azienda che riflette esattamente il suo modo di essere.

“Sono un esteta che rende più bella la vita delle persone”, aveva dichiarato in una precedente intervista. Ma dopo questa conversazione intima, emerge una definizione più precisa. Kamyar Moghadam è un architetto del comfort: nei suoi spazi, nelle sue relazioni, nella gestione della sua attività e, soprattutto, nella sua vita. Ed è proprio questa assoluta coerenza tra valori personali e vita professionale che lo rende uno degli imprenditori più affascinanti di Monaco.