Ambasciatore d’Italia nel Principato di Monaco dal 16 Settembre 2020, Giulio Alaimo si sofferma sulla vicinanza tra i due stati, sul nuovo porto di Ventimiglia e su come meglio affrontare la carriera diplomatica.   

Dopo la laurea in Scienze politiche all’università La Sapienza di Roma, Giulio Alaimo si unisce al corpo diplomatico nel 1991. Seguono vari incarichi che lo porteranno in tutto il mondo, dal Pakistan all’Argentina, dal Canada alla Francia, e infine in Svizzera. 

I suoi ultimi mesi in Svizzera coincidono con l’inizio della pandemia del coronavirus. Zurigo, dove Giulio Alaimo è Console Generale, diventa una delle poche vie di rimpatrio per gli italiani bloccati all’estero. “Ci siamo trovati a gestire molti connazionali che erano rimasti nei quattro angoli del mondo. È stato un impegno non trascurabile,” ammette l’ambasciatore con un sorriso.


Lo sapevate? Anche se Monaco ufficialmente ha una politica estera solo dal 2005, le relazioni diplomatiche tra Monaco e Italia risalgono al 1875. Insieme alla Francia, l’Italia è l’unico paese ad avere un’ambasciata nel Principato


Conosceva il Principato prima del suo incarico da ambasciatore?

Conoscevo il Principato come spesso si conoscono paesi per averli visitati per motivi di turismo. Era ovviamente una conoscenza superficiale legata ai miei studi, alle mie letture, ma non un’esperienza vissuta sul campo come sto facendo ora che vivo e respiro l’ambiente locale da residente. E devo essere sincero: di tutti i mandati disponibili al momento dell’annuncio della mia nuova sede, Monaco era il posto dove più volevo venire.

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Perché, alla fine, Monaco è quasi come tornare in Italia? 

Sì, per molti aspetti lo è. Non solo perché c’è una contiguità geografica, dato che Monaco è a un passo dalla Liguria, ma anche perché a Monaco c’è molta Italia. Ci sono molti italiani residenti, circa 8,500 (Il Principato conta 38’000 abitanti, N.d.R), e circa 4,500 italiani che vengono come frontalieri. E poi, la cultura monegasca è molto ricca d’italianità: in termini di tradizioni familiari, in termini di conoscenza linguistica, in termini di cognomi… Per molti aspetti, essere a Monaco è come essere in Italia. Non si avverte un senso di lontananza culturale.

Monaco era il posto dove più volevo venire

Parlando di lontananza culturale, ha lavorato in ambienti molto diversi. Come cambia il lavoro diplomatico a seconda del paese?

Il lavoro cambia a seconda del paese e a seconda dell’incarico. Ho cominciato con il Pakistan in anni lontani quando la situazione diplomatica non era quella di oggi. Mi occupavo di problemi migratori e culturali. Ci si misura con una realtà di grandissimo interesse ma certamente una realtà lontana da quella italiana. Non è un giudizio di valore, è un dato obiettivo. Ci sono tradizioni diverse, ci sono abitudini diverse, c’è un sistema politico costruito in maniera completamente diversa dal nostro. In seguito, sono stato in Argentina, che devo dire era anche un po’ come tornare in Italia (circa il 50% della popolazione argentina ha origini italiane, N.d.R). Quindi in Canada, e poi a Parigi, dove ho avuto il privilegio di occuparmi di politica culturale.

Per molti aspetti, essere a Monaco è come essere in Italia

E il ricordo più bello?

Ce ne sono stati tanti, ogni sede ha lasciato un’impronta molto forte. Dal fascino e la bellezza del Pakistan, a Parigi perché è una città straordinaria, e Zurigo per la sua importante comunità italiana. Per ragioni personali, ricordo in particolare l’Argentina dove sono nati due dei nostri figli. Ogni realtà può essere molto bella e molto faticosa. In questo lavoro è fondamentale lo spirito con cui si affrontano le esperienze. Se nell’esperienze uno va a ricercare quello che uno vuole, allora forse si fa il passo sbagliato. Bisogna andare a scoprire quello che il paese realmente ti sa offrire, bisogna esserne parte.

Ritornando al suo incarico attuale, cosa ci può dire dei rapporti tra Italia e Monaco? 

I rapporti tra Italia e Monaco sono rapporti che, potrei dire, vanno quasi da soli, per esempio grazie ai tanti imprenditori che sono stabiliti nel Principato da decenni. Ci sono circa 2,000 aziende italiane attive. Sarebbe bello che la presenza dell’ambasciata valesse anche come punto di coagulo tra tutti questi attori. Dobbiamo anche nominare il rapporto stretto tra Monaco e la Liguria. Una delle prime cose che mi sono trovato ad osservare è stato il disastro causato dalla tempesta Alex. Il giorno dopo la sciagura, sono stato informato che il governo di Monaco aveva disposto un aiuto di un milione di euro per i territori toccati. Il Principato ha mostrato una solidarietà concreta, che non è soltanto una prova di un legame d’affetto ma anche di interessi economici che stanno crescendo.

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Il nuovo porto di Monaco si trova a Ventimiglia © Marinareservation.com

Non c’è dubbio che l’arrivo di yacht dovrebbe produrre un indotto del tessuto economico e sociale della città

Parla del porto di Ventimiglia?

Esatto. Il porto di Ventimiglia, che è di fatto il terzo porto di Monaco. Gli investimenti importanti da parte del Principato avranno degli effetti anche su Ventimiglia. Non c’è dubbio che l’arrivo di yacht dovrebbe produrre un indotto del tessuto economico e sociale della città. Un altro dossier che si sta concretizzando è il gemellaggio tra Monaco e la città di Dolceacqua, una piccola cittadina dell’entroterra ligure, che è stata immortalata in un quadro di Monet. È molto bella, consiglio a tutti di visitarla. Il legame tra Monaco e Dolceacqua risale a dei torbidi della storia rinascimentale, quando nel 1523 un membro della famiglia Doria uccise un membro della famiglia Grimaldi. In onore dei 500 anni dell’avvenimento, nel 2023 ci sarà un gemellaggio. Si stanno organizzando una serie di eventi di contenuto culturale e turistico.

Dolceacqua (Imperia) ©  BMK Wikimedia

E per quanto riguarda la cultura italiana a Monaco, ha dei progetti? 

Guardi, siamo nelle mani del virus. Per il momento, tutti i nostri eventi sono congelati. Abbiamo una serie di appuntamenti annuali, per esempio la settimana della lingua italiana, la settimana della cucina italiana, il design day che si svolge a marzo, e una mostra d’arte contemporanea a dicembre. Ci stiamo adattando. La mostra d’arte contemporanea sarà virtuale. Meglio di niente però, certo, non sarà mai una mostra vera e propria. Diciamo che le idee ci sarebbero, per esempio per il 2 giugno. Non posso svelare il contenuto ma vorremmo fare una cosa carina. Purtroppo, siamo in una situazione di incertezza.