Monaco Tribune ha incontrato Roman Auréglia, croupier alla roulette francese, e Jean-Luc Guenier, supervisore delle apparecchiature automatiche. Due uomini, due percorsi, due storie ma la stessa missione, rendere il Casinò di Monte-Carlo un’esperienza unica.

Non appena si varcano le porte del Casinò di Monte-Carlo si percepisce subito l’imponenza della sua storia. Costruito nel 1856, la reputazione e il mito del casinò sono sempre stati indissolubilmente legati a quelli di Monaco. Abbiamo incontrato Roman e Jean-Luc al tavolo della roulette, sotto i soffitti decorati, affondando i piedi in un’elegante moquette e seduti al tavolo da gioco tanto ambito. È qui che cercano di spiegarci velocemente le regole del gioco che “fa fremere i clienti”.

Roman Auréglia è davvero un maestro in quello che fa: “Sono preparato in tutti i giochi, ma la roulette è il meglio del meglio, la massima aspirazione. È molto complicata, devo allenarmi tutti i giorni, come uno sportivo, quindi evito di distrarmi con altri giochi”.

La bellezza del luogo, la Société des Bains de Mer e la leggenda

Eppure niente sembrava far presagire che il trentenne sarebbe approdato al casinò di Monte-Carlo. “All’inizio, lavoravo al porto di Monaco. Sono entrato nella Société des Bains de Mer (SBM) nel 2002 come tuttofare, portavo la posta in tutti i reparti, e questo mi ha permesso di scoprire tutta la società. Nel 2003, sono diventato valet al casinò, ovvero cameriere”.

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Quattro anni dopo, decide di seguire la scuola per croupier interna allo stabilimento e finirà per non lasciare più questi saloni lussureggianti. “Ho scoperto il mondo della notte e del gioco e mi è subito piaciuto, mi sono detto: questo è quello che voglio fare!” Sorridendo, ricorda il suo primo giorno come croupier: “Avevo una voglia incredibile di entrare in azione, di mostrare cosa ero capace di fare, mi sentivo come un pugile sul ring”.

Una passione che non accenna a scemare dopo tredici anni: “Mi piace tutto di questo mestiere: l’entusiasmo del gioco, l’eccitazione attorno al tavolo… Con gli occhi del croupier, è ancora più emozionante! E poi c’è anche la bellezza dell’edificio, la SBM, le persone vestite bene, l’aspetto che dobbiamo avere… Sono tutte cose leggendarie!”

“Tutti sono elettrici, ma sempre con eleganza e compostezza”

Fare parte di un mito è ancora più bello se sei in una squadra affiatata: “La roulette francese è anche un lavoro di squadra, ci aiutiamo gli uni con gli altri. È come un balletto, ognuno conosce la sua parte, una vera opera teatrale!” Cominciamo a immaginare il trambusto del tavolo da gioco proprio sotto i nostri occhi. “C’è confusione, si grida, c’è James Bond! Tutti sono elettrici, ma sempre con eleganza e compostezza, senza che nessuno perda mai il sangue freddo. È arte, davvero!”

Per quanto riguarda le slot machine, Jean-Luc Guenier, supervisore delle apparecchiature automatiche, è colui che si prende cura dei giocatori. “Siamo dappertutto, ci occupiamo di tutti i clienti, che siano VIP o no. Il casinò diventa un luogo di socializzazione, le persone ci passano il tempo, del tempo piacevole. Si finisce per conoscere le loro abitudini, si ricordano di te, ti cercano nei saloni e ti dicono: “quando ci sei tu, vinco”, racconta sorridendo l’ex vigile del fuoco di Mentone.

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Va avanti e si confida: “Odiavo stare fermo, avevo 23 anni e volevo fare il soccorritore alpino. Un giorno, mi è stato offerto un lavoro nel reparto della sicurezza antincendio dei pompieri del casinò, era una bella occasione”. Siamo nel 1983 quando Jean-Luc Guenir scopre gli interni del casinò.

Del suo passato da pompiere ha sicuramente conservato la capacità di attenzione: “Essere supervisore delle apparecchiature automatiche vuol dire essere sempre a disposizione per i clienti, siamo lì per viziarli, per assicurargli un’esperienza personalizzata, sappiamo quando verranno, quali sono le loro necessità… Non si tratta semplicemente di giocare alle slot machine”. Un trattamento esclusivo e ineguagliabile.

Il casinò di Monte-Carlo: uno dei primi a riaprire dopo il lockdown

Dopo la crisi sanitaria legata al Covid-19 qualcosa è cambiato. Anche il casinò di Monte-Carlo ha dovuto reinventarsi, con mascherine e pannelli di plexiglass tra i tavoli da gioco. Le nuove misure adottate prevedono che le postazioni di gioco vengano sanificate tra un cliente e l’altro, inoltre sono stati installati dei microfoni per sentirsi meglio indossando la mascherina, le carte che vengono toccate sono distrutte dopo essere state verificate, le fiches sono disinfettate senza sosta, il senso di circolazione è ben segnalato sul pavimento e i gel disinfettanti sono stati posizionati in vari punti dell’edificio.

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Massima sicurezza: è questa la condizione indispensabile per poter riaprire dopo la chiusura dal 14 marzo al 5 giugno. “Dopo la guerra, non era mai successo di chiudere. È stato terribile, alcuni hanno persino pianto… ” racconta Roman Auréglia. “Siamo davvero orgogliosi di essere riusciti a riaprire. Tutti volevano tornare, tutti hanno collaborato per fare in modo che fosse possibile”.

Il casinò di Monte-Carlo è stato anche uno dei primi a riaprire, adottando tutte le misure di sicurezza necessarie e un protocollo rispettato sia dai dipendenti che dai giocatori. “È una fortuna lavorare qui, ed è una fortuna essere aperti oggi. Ci adattiamo, ci risolleviamo, andiamo avanti. Non succede in nessun’altra parte del mondo”.

Traduzione a cura di Valentina Alia