Scanner 3D, fotocamere a 360° e un nuovo terminale per l’identificazione biometrica sono le new entry del team della sezione scientifica. Grazie a questa nuova attrezzatura all’avanguardia, la polizia forense può risparmiare tempo e ottenere la massima precisione.

Potrebbe quasi sembrare un videogioco. Sullo schermo della polizia scientifica di Monaco si susseguono immagini tridimensionali. False scene del crimine, a 360°, così precise da sembrare riprese da una telecamera. Ma non è affatto così.

Quello che vediamo non è altro che lo strepitoso risultato del nuovo scanner 3D, ultimo arrivato nella sezione scientifica della pubblica sicurezza lo scorso autunno. Uno scanner che sostituisce il classico scatto fotografico con un’immagine completa che permette, grazie al software, di calcolare con precisione le distanze e le dimensioni di tutti gli elementi presenti.

Uno scanner 3D per misurare tutto in pochi minuti

Inizialmente utilizzato nel settore edile, per aiutare gli architetti, lo scanner FARO ha una portata di 70 metri. In questo perimetro vengono rilevate le cosiddette nuvole di punti, per creare un modello della scena che poi verrà convertita digitalmente in fotografie a 360°. A seconda della risoluzione desiderata, bastano da due minuti a un’ora e mezza per ottenere un’immagine precisa con dimensioni reali.

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Molto pratico da trasportare, lo scanner FARO consente di risparmiare tempo sul posto – DR

Secondo il comandante Carine Micquiaux, capo della sezione della polizia scientifica, il suo vice Christophe Khemila e l’intero team, questo nuovo dispositivo ha davvero rivoluzionato il loro modo di lavorare.

“È un enorme risparmio di tempo, poiché ci consente di visualizzare, immortalare, creare visioni in 2D e 3D incredibilmente precise di tutti gli oggetti che vogliamo avere su una scena”, spiega il comandante Micquiaux, che ha avuto l’opportunità di testare il dispositivo per dei casi di infortunio sul lavoro.

“Finora scattavamo quante più foto possibili e tutte le misurazioni più rilevanti dovevano essere eseguite manualmente”, aggiunge Christophe Khemila. “Poteva capitare di perdere qualche misurazione importante, mentre ora possiamo ricostruire tutto con una precisione di 0,3 millimetri”.

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Il comandante Carine Micquiaux e il suo vice Christophe Khemila – DR

Elementi che si rivelano molto utili anche per l’aspetto giuridico: “È molto più visivo per i magistrati che non si recano sul posto, o per gli inquirenti che prendono in carico le pratiche. Permette di avere una visione molto più realistica e di proiettarsi sulla scena. Le foto non bastano”, afferma Carine Micquiaux.

Grazie a un software all’avanguardia, i team della polizia scientifica possono lavorare a distanza e avere la percezione di essere sul posto. Gli agenti hanno la possibilità di spostarsi virtualmente e osservare e analizzare punti specifici, che vengono direttamente fotografati e inseriti nell’immagine.

Una funzionalità aggiuntiva permette anche di far muovere degli elementi, segnando, per esempio, la traiettoria di un proiettile o gli spostamenti delle persone per effettuare una ricostituzione.

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Una fotocamera a 360° per spostarsi nell’immagine

Oltre a questo scanner rivoluzionario, la polizia scientifica ha acquisito anche una fotocamera a 360°. Qui non ci sono nuvole di punti o misurazioni riconvertite: si tratta semplicemente di foto scattate direttamente sul posto.

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DR

Più veloce e facile da usare dello scanner, la fotocamera Theta permette di scattare una foto a 360° e di muoversi al suo interno (a seconda del percorso del dispositivo), esattamente come in una simulazione di un tour virtuale di un immobile.

“Per alcuni rilievi, non è necessario lo scanner. Prima dovevamo realizzare un intero album fotografico cartaceo, in modo che i giudici e gli inquirenti potessero veramente immergersi nei luoghi. Era molto complicato, a volte realizzavamo album di 140 foto ed era abbastanza difficile comprendere la scena”, sottolinea Christophe Khemila. I due strumenti sono quindi complementari.

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Un terminale per confrontare con precisione le impronte digitali

L’ultimo strumento all’avanguardia ora a disposizione della polizia è il terminale per l’identificazione biometrica Idemia, dedicato al rilevamento delle impronte digitali, e che va a sostituire un sistema vecchio di dieci anni.

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Dimenticatevi l’inchiostro nero che si vede nelle serie poliziesche, questo dispositivo funziona come una fotocopiatrice e scansiona attentamente le dita e i palmi, sia di piatto che sui lati. Associate automaticamente alle foto dei soggetti esaminati, le impronte digitali vengono poi inviate al software del computer.

Il terminale confronta quindi le tracce da analizzare con le impronte registrate. Ma attenzione: il macchinario non sostituisce l’uomo! Le minuzie (vale a dire le irregolarità delle impronte, specifiche di ciascun individuo), continuano ancora a essere annotate dagli esperti, infatti sono necessarie dodici minuzie per confermare un’identità.

“Se la persona è presente nel nostro database, basterà prendere le sue impronte digitali e il macchinario la riconoscerà immediatamente. Prendere le impronte richiede più tempo, ma c’è più precisione”, commenta il comandante Micquiaux.

Anche se il sistema è leggermente più complesso, ha la capacità di evolversi. Si potrebbe infatti aggiungere la scansione dell’iride.