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Regioni polari: il Principe Alberto II lancia l’allarme sulle conseguenze del cambiamento climatico

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Palazzo del Principe di Monaco - "Durante un viaggio allo Spitzbergen nel 2005, sulle orme del suo trisnonno, il Principe Alberto I, il Principe Alberto II di Monaco constata il ritiro del ghiacciaio Lilliehöök."

Il Sovrano ribadisce il lavoro portato avanti dalla sua Fondazione, in particolare per la salvaguardia dei Poli.

Mercoledì 12 ottobre, il quotidiano americano The Boston Globe ha pubblicato un articolo scritto dal Principe Alberto II, riguardo le conseguenze del cambiamento climatico, non solo sui Poli, ma anche sul resto del pianeta.

L’articolo, intitolato “La crisi climatica nelle regioni polari non si ferma alle regioni polari”, ricorda la velocità allarmante con cui il cambiamento climatico sta deteriorando l’ambiente polare, ma anche la lotta portata avanti dal Principe attraverso la sua Fondazione per mitigarne gli effetti.

Il Principe descrive la sua spedizione del 2005 sul ghiacciaio Lilliehook, situato nell’oceano Artico, dove il suo trisnonno, il Principe Alberto I, si era recato 100 anni prima. Il Sovrano racconta di essere rimasto colpito dalla differenza che osservava guardando le foto scattate un secolo prima e spiega anche perché ha deciso di rendere le regioni polari la principale priorità della sua Fondazione.

“Ciò che accade nelle regioni polari non si ferma alle regioni polari” scrive il Sovrano. “Colpisce l’intero pianeta, con conseguenze terribili: innalzamento del livello del mare, aumento della frequenza e dell’intensità di eventi meteorologici estremi, siccità e inondazioni catastrofiche, accelerazione dell’acidificazione degli oceani, sconvolgimento degli ecosistemi e perdita di biodiversità”.

Dopo aver ricordato che, secondo un rapporto dell’IPCC, 600 milioni di persone subiranno le conseguenze del cambiamento climatico entro il 2050, il Principe insiste sulle nuove sfide del XXI secolo: “Non c’è dubbio che sia urgente un approccio globale, collettivo e individuale, per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, che sono la causa principale del degrado delle regioni polari e dell’intero pianeta. […] Nessuna fondazione, nessun Paese, nessun individuo e nessuna ONG possono vincere questa battaglia per il clima da soli. […] Sono sicuro che insieme possiamo davvero produrre cambiamenti sociali e trovare le soluzioni per un futuro sostenibile”.