Intervista

I mestieri nascosti del Casinò di Monte-Carlo: Mike, il supervisore delle slot machine

Casinò di Monte-Carlo
Mike Manfredi © Monte-Carlo SBM

Sono tante le professioni invisibili al grande pubblico nel celebre casinò. In questo articolo, Monaco Tribune, in collaborazione con Monte-Carlo SBM, vi presenta il supervisore delle slot machine.

In altre parole, questo ruolo corrisponde a quello di responsabile di sala. “Sono tenuto a risolvere controversie. Se c’è un problema tra due clienti, innanzitutto raccolgo le prime informazioni, poi mi servo delle telecamere. In caso di problemi tecnici, mi rivolgerò invece al dipartimento di assistenza tecnica”, spiega Mike Manfredi, 45 anni.

Che tipo di controversie?

Capita spesso che una persona si allontani dalla slot machine lasciando la carta da gioco inserita con credito ancora disponibile e che un altro cliente si impossessi della macchina e inizi a giocare. Mike spiega: “In questo caso, chiediamo al secondo giocatore di rimborsare il precedente. Quando si tratta di piccole controversie cerchiamo di risolverle amichevolmente, restando comprensivi. In altri casi, possiamo arrivare a vietare a un cliente l’accesso al casinò per un determinato periodo di tempo. Possono anche verificarsi furti di borse o telefoni, ma è estremamente raro. Il più delle volte, le serate e le giornate sono tranquille”.

Dopo aver frequentato una scuola alberghiera a Monaco e aver effettuato la maggior parte dei suoi tirocini alla SBM, Mike è entrato al Casinò inizialmente come changeur. “Piano piano ho fatto carriera” afferma orgoglioso. L’aspetto che preferisce di questo lavoro è innanzitutto la relazione con la clientela perché, al contrario di quanto si pensa comunemente, le slot machine richiedono molta interazione.

La testimonianza di Mike continua: “Certamente il cliente passa diverso tempo da solo davanti alla slot, ma c’è tanto altro. I clienti si conoscono tra di loro e conoscono i dipendenti del casinò. Accompagniamo i clienti a volte per anni. Ogni casinò ha la sua atmosfera e il suo tipo di clientela”. Secondo il suo parere da professionista del gioco d’azzardo, il Café de Paris attirerà una clientela di “habitué”, mentre il “Casinò di Monte-Carlo, anche se ha una sala specifica riservata ai clienti VIP, attira piuttosto ‘fun player’ e turisti”.

Al fianco delle celebrità

Grazie ai numerosi eventi organizzati nel Principato, Mike ha avuto l’occasione “di avere a che fare con molti sportivi, attori e star internazionali”. Il ruolo era quello di spiegare loro il funzionamento delle macchine, perché bisogna sapere che una sola slot può contenere 80 tipi di giochi e ci sono 460 slot al Café de Paris e 180 al Casinò di Monte-Carlo.

slot-machine-casino-cafe-de-paris-monaco-compressed
© Casino Café de Paris

Oltre ad aver incontrato persone famose, Mike è stato anche colpito dal tenore di gioco di certi clienti. “Per darvi un’idea, abbiamo macchine da 1.200 euro a giocata, che equivalgono a 8.000 euro al minuto di gioco. Abbiamo a che fare con somme di denaro esorbitanti”. Non dimentichiamo, però, che il Casinò di Monte-Carlo ha anche slot machine più accessibili “a partire da 0,8 centesimi a giocata” che permettono a chiunque di buttarsi senza problemi.

Se dovesse invece trovare un aspetto negativo nella sua professione, Mike citerebbe il lavoro notturno. “È più stancante, ovviamente. Tenete presente che la clientela del giorno è diversa da quella della notte. Di notte, ad esempio, ci sono più liti. I clienti non hanno lo stesso approccio al gioco e il numero di persone nelle sale è diverso. I clienti più importanti arrivano in serata, verso le 17.00/18.00 e restano tutta la notte”.

Il passaggio all’euro è stato pittoresco!

In ogni caso, “voglia di fare, abilità comunicative ed empatia” sono qualità sempre richieste. “Bisogna essere al fianco del cliente quando vince, ma anche quando perde. A mio avviso serve tanta curiosità, un po’ di fermezza, ma non troppa, e una buona dose di diplomazia”.

Abbiamo poi chiesto a Mike di raccontarci un evento che ha segnato la sua carriera e, senza esitazioni, ha risposto: “Il passaggio all’euro nel 2000. Ci siamo ritrovati a gestire due monete diverse: i franchi e gli euro. È stato pittoresco”. Oggi Mike ha una nuova sfida: conquistare una nuova clientela, più giovane.