Il bitcoin, enfant terrible della finanza, non smette di fare notizia. Quali sono i rischi? Potrebbe trovare applicazione nel Principato?

Brock Pierce, presidente della Bitcoin Foundation, ha grandi progetti per il Principato. “Credo che Monaco debba adottare il bitcoin come ha fatto El Salvador” ci ha detto in occasione dell’ultimo summit Ritossa Family Office. Il 9 giugno scorso, infatti, il Pease dell’America centrale ha adottato il bitcoin come valuta legale, generando molte critiche, soprattutto da parte dell’FMI.

Per ora il bitcoin è gioco d’azzardo digitale.

Ma Brock Pierce dice di essere ragionevole: sostiene che l’adozione del bitcoin sarebbe una decisione pragmatica per Monaco. “I detentori di bitcoin rappresentano circa 300 milioni di persone e possiedono circa 2 trilioni di dollari di ricchezza” ricorda. “Quando il bitcoin raggiungerà i 100.000 dollari, la maggior parte dei miliardari del mondo saranno bitcoiners. È un dato abbastanza rilevante. E per Monaco, è probabilmente una buona idea rimanere aggiornata su queste dinamiche.”

Bitcoin: gioco d’azzardo digitale?

Tuttavia, la posizione delle banche monegasche è ben diversa. In un’intervista per Monaco Tribune, Hervé Ordioni, CEO di Edmond de Rotschild Monaco, aveva commentato l’idea di Brock Pierce affermando che fosse una “decisione (che va) profondamente contro gli interessi del Principato”·

“Come ha detto il Presidente della Banca Edmond de Rothschild, François Pauly, per ora il bitcoin è gioco d’azzardo digitale. Anche io, personalmente, la penso così” ci ha anche confidato.

Criticare il bitcoin significa guardare le cose come sono ora e non al futuro.

Frédéric Geerts, Amministratore Delegato di Rothschild Monaco, si mostra più diplomatico. Se, da un lato, ammette che “la finanza è evolutiva“, sottolinea anche che “né Monaco, né le banche familiari saranno così avanguardiste in questo campo. Monaco è una piccola nazione, cauta di natura, che vuole innanzitutto proteggere i propri residenti.” La rivoluzione dei bitcoin non è quindi imminente nel Principato.

Il Bitcoin: problema energetico?

Oltre all’instabilità della criptovaluta, si pone anche la questione dell’impatto energetico del mining di bitcoin. Secondo l’University of Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index, l’uso del bitcoin consuma attualmente circa 80 terawattore di elettricità all’anno, pari circa al consumo energetico annuale della Finlandia.

Tuttavia, Brock Pierce sostiene che criticare il consumo energetico del bitcoin equivalga a fraintendere la situazione. “Prima, usavamo il grasso di balena per produrre energie” spiega. “Se avessimo mantenuto questo metodo sul lungo periodo, non solo avremmo fatto sparire le balene, ma saremmo stati anche rapidamente a corto di energia.”

La sua tesi è che i requisiti energetici del bitcoin ci spingeranno a trovare nuove fonti di energia. “Stiamo entrando nell’era dell’informatica e il nostro fabbisogno energetico sarà il principale motore della transizione verso le energie rinnovabili” afferma. “Criticare il bitcoin significa guardare le cose come sono ora e non al futuro.”

La blockchain, una tecnologia vantaggiosa

Malgrado le numerose critiche, Hervé Ordioni ammette che le criptovalute hanno alcuni vantaggi. Tra questi? La blockchain, una tecnologia nata grazie al Bitcoin che consente di rendere sicure e più trasparenti le transazioni finanziarie. “Nel lungo periodo, è più probabile che gli Stati trasformino le monete tradizionali in cripto valute (critpoeuro, criptodollari, ecc.) integrando la tecnologia della blockchain alla moneta ufficiale” sottolinea Hervé Ordioni.

Nel Principato non è quindi da escludere la possibilità di installare delle piattaforme di transazione di criptovalute, “in particolare quelle che sono già state autorizzate dalle autorità di vigilanza nei Paesi in cui vengono già utilizzate, come la Francia, la Svizzera e il Lussemburgo.”

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