Il 2020 ha messo a dura prova il mondo della ristorazione. Per far fronte alla crisi, comincia a farsi strada un nuovo modello di ristorante, la dark kitchen. Anche il Principato di Monaco ha abbracciato questo nuova tendenza.

Visto che la maggior parte dei ristoranti è chiusa al pubblico, un po’ in tutto il mondo ha iniziato a svilupparsi una nuova tendenza: le cucine virtuali. Il concept delle dark kitchen, anche dette “ghost kitchen”, nasce qualche anno fa oltreoceano e, grazie alla crisi sanitaria, nell’ultimo anno ha subito una forte impennata. I ristoranti che fanno solo cibo d’asporto sono sempre più numerosi e in Francia se ne contano ormai quasi 1.500. Nessuna insegna, nessun tavolo, niente camerieri e neanche clienti, funziona tutto a domicilio.

La cucina asiatica fa da apripista

Bao Bao, per esempio, ha cavalcato l’onda del nuovo concept e tre settimane fa ha deciso di aprire un ristorante che serve i tipici panini asiatici solo da asporto. Il successo è stato immediato. Il ristorante ha persino dovuto chiudere per diversi giorni per assumere e formare altro personale per poter rispondere alle numerose richieste. Arthur Rozewicz, che ha sempre sognato di lanciarsi nel mondo della ristorazione, ha pensato che fosse il momento perfetto per optare per questo format, così da “non essere costretto a chiudere a causa della crisi”. La piattaforma di consegne a domicilio Five Stars Delivery, con cui collabora il ristorante, mette a disposizione gli scooter per effettuare le consegne.

Gestire le consegne e la consumazione sul posto è complicato

Aperto da poco più di un mese, il ristorante di sushi Monaki registra già dai 30 ai 50 ordini al giorno. Nel suo locale, Anthony Bertolotto ha tutto lo spazio necessario per mettere dei tavoli, ma “è complicato gestire le consegne e la consumazione sul posto, perché gli orari non vengono mai rispettati”. Il gestore ha quindi deciso di concentrarsi sull’asporto e sul domicilio in modo da essere sempre in orario.

Moltissimi vantaggi

La sventura di molti ristoratori del Principato, costretti da oltre un mese a non poter aprire la sera, si è trasformata in una vera fortuna per le dark kitchen, che possono effettuare consegne fino alle 21:00. Questo, tuttavia, non è l’unico vantaggio. Senza il personale in sala e con una superficie ridotta, l’investimento iniziale è dieci volte più basso rispetto a quello di un ristorante tradizionale. Con un menù piuttosto vario, Monaki offre “prezzi più interessanti rispetto ai ristoranti di sushi con consumazione sul posto” di Monaco.

Tutto quello che serve a questo concept per funzionare è una cucina. Ma perché tutto vada per il meglio, l’organizzazione è fondamentale: “le preparazioni vengono fatte in anticipo, bisogna solo cucinare il panino e confezionarlo nell’attesa del driver”, spiega il responsabile di Bao Bao.

Le sfide non mancano

Anche se il format ha diversi vantaggi, le sfide non mancano. Visto che il ristorante non è visibile dai clienti, occorre farsi conoscere. E quale mezzo più efficace dei social? Bao Bao e Monaki usano per lo più Instagram per la loro strategia di comunicazione, ma il responsabile del ristorante di sushi confessa che “non pensava sarebbe successo tutto così in fretta”.

Anche se sul territorio monegasco le dark kitchen sono ancora poche, il fenomeno sta prendendo sempre più piede. Il gruppo Giraudi, proprietario del ristorante Beefbar, sta sviluppando una cucina centrale con all’interno una decina di dark kitchen: tailandese, indiana e più. Verrà tutto cucinato nello stesso posto e consegnato ai clienti in pochissimo tempo. Potrebbe essere questo il futuro della ristorazione?

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Traduzione a cura di Valentina Alia