L’ex calciatore passato dal centro di formazione di Toulouse FC e autore dell’autobiografia “Adieu ma honte” (Addio, vergogna) in cui svela come la sua omosessualità abbia intaccato il suo sogno di diventare calciatore professionista, ha fatto visita ai ragazzi dell’Academy dell’AS Monaco.

Ouissem, com’è andato l’intervento con i ragazzi del centro di formazione dell’AS Monaco?

Onestamente? È andato davvero bene. Ero un po’ preoccupato, perché era il mio primo intervento in una squadra di calcio. Avevo già parlato con qualche giocatore tramite gli agenti, ma in pochi è una cosa, davanti a un gruppo è un’altra. Gli U17 e U19 dell’AS Monaco sono stati fantastici. Ci siamo scambiati le idee e sono stati anche molto onesti. Uno dei giocatori mi ha detto “non mi piacciono i gay e non so perché”. Nel giro di un’ora, hanno fatto un percorso mentale incredibile. Mi dà speranza, ed è la prova che questa è la strada da seguire.

C’è stato un cambio di mentalità da quando eri al centro di formazione del Toulouse FC?

No, non proprio. Ma la mentalità è più aperta al cambiamento. Nei discorsi dei ragazzi c’era qualche aspetto negativo, ma molti aspetti positivi. Hanno capito cos’è una discriminazione, che la sessualità non è una scelta. È questo che volevo e sono fiducioso che le generazioni future possano cambiare.

Ho notato che il gruppo dirigente era molto preso dal mio intervento. Ai miei tempi, gli allenatori erano piuttosto restii ad affrontare questo argomento”.

Come hai accolto il successo e i dibattiti nati dopo l’uscita del tuo libro?

Sono stato piacevolmente sorpreso. Sono contento. Ora che la mia carriera si è conclusa, ho deciso di raccontare la mia storia per i più giovani. Per quei calciatori che potrebbero essere gay e che vogliono semplicemente praticare questo sport senza problemi. Ho notato che il gruppo dirigente era molto preso dal mio intervento. Ai miei tempi, gli allenatori erano piuttosto restii ad affrontare questo argomento.

Il reportage “Faut qu’on parle” (È il momento di parlare) realizzato da Canal+, in cui sei sportivi e sportive parlano della loro omosessualità, aiuterà a diffondere il messaggio?

Voglio crederci. Ho visto il documentario. Mi è piaciuto molto l’appello finale del rugbista (Jérémy Clamy-Edroux) “calciatori, quando tocca a voi?”. Se il mio libro può aiutare a favorire un ambiente in cui è possibile accettare e vivere liberamente la propria omosessualità, sarei il primo a esserne felice. Sembra che stiamo andando nella giusta direzione, come dimostra il reportage o il mio intervento di oggi.

Pensi che i ragazzi dell’AS Monaco ti abbiano ascoltato?

A essere sincero, sì. Alla fine, mi hanno tutti ringraziato e mi hanno battuto il cinque. Nella foto, poi, sorridevano tutti. Hanno apprezzato l’intervento e sono stati molto recettivi. Ora è il turno del Monaco di mostrarmi cosa ne è uscito fuori. Ma ho l’impressione che ci rifletteranno su. Non vedo l’ora di tornare.

Farai un giro delle squadre francesi con un intervento simile a quello dell’Academy dell’AS Monaco?

Ho già cominciato. Ci sono altri interventi in previsione. Sono stato rischiesto dalle squadre della Ligue 1 e della Ligue 2. Attendo delle conferme. Ma abbiamo iniziato bene.

A miei tempi, mi sarebbe piaciuto se ci fosse stato un giocatore che avesse detto che il calcio e l’omosessualità sono compatibili, che non cambia niente dal punto di vista della velocità, della resistenza e del divertimento”.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Continuerò a far sentire la mia voce. L’AS Monaco è la prima squadra in cui sono potuto intervenire. Con il Toulouse FC, prepareremo un intervento ancora più intenso. Ho anche incontrato le autorità della Ligue de Football per sviluppare alcuni progetti nel corso dell’anno. Continuerò anche a dare voce al mio libro, attraverso un progetto audiovisivo per esempio. Ho diversi programmi, di certo non mi annoierò (sorride).

Pensi che sia necessaria un’icona che incarni questo movimento, per esempio come la star americana Megan Rapinoe per il mondo dello sport femminile?

Mi piacerebbe dire di no, ma credo proprio di sì. Megan Rpinoe ha fatto tanto per lo sport femminile e so quanto è importante crescere con una figura a cui ispirarsi. Ai miei tempi, purtroppo non ce n’erano. Mi sarebbe piaciuto se ci fosse stato un giocatore che avesse detto che il calcio e l’omosessualità sono compatibili, che non cambia niente dal punto di vista della velocità, della resistenza e del divertimento”. Spero che i miei interventi siano d’ispirazione. Ringrazio ancora l’AS Monaco per avermi aperto le sue porte, perché non potrei fare tutto da solo. Avrò bisogno di aiuto per diffondere il messaggio.