Guillaume Rose, Direttore Generale Esecutivo del Monaco Economic Board dal 2019, ha discusso delle missioni passate e future del MEB e dei cambiamenti apportati a seguito delle varie crisi internazionali.

Quali missioni ha svolto il MEB l’anno scorso?

L’anno scorso abbiamo lavorato in particolare a Dubai, in occasione dell’Esposizione Universale. Abbiamo portato avanti un’importante missione a Firenze nel luglio 2021.

Prima di quella, vagavamo nell’oscurità [a causa del covid], quindi ci siamo mossi molto virtualmente. Nel settembre 2021 abbiamo anche svolto una missione molto importante ad Anversa insieme a una società monegasca, Monaco Resources Group. E poi, da novembre, abbiamo portato avanti diverse iniziative economiche dedicate alla valutazione del potenziale degli Emirati Arabi Uniti, per poter supportare la missione avvenuta a gennaio 2022 a Dubai.

E quali sono le missioni in programma quest’anno?

Abbiamo iniziato il 2022 con Dubai, abbiamo proseguito con diversi webinar dedicati ai paesi africani. Abbiamo già parlato di Costa d’Avorio, Tunisia e Madagascar. Affrontiamo ogni volta le opportunità che hanno da offrire i diversi paesi. Abbiamo contatti con i governi, tramite gli ambasciatori, e con le Camere di Commercio. Poi, tramite queste Camere di Commercio, le aziende monegasche sviluppano i loro contatti con gli imprenditori africani nei paesi interessati.

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Guillaume Rose, Direttore Generale Esecutivo del Consiglio Monaco Economic Board – © MEB / Carte Blanche

Abbiamo anche altre missioni interessanti in programma per il resto del mondo. La prima, nonché la più importante, sarà dedicata al Canada, più precisamente a Toronto e Montreal. Continueremo l’anno a Madrid a ottobre e termineremo a Parigi, a dicembre, con l’Opéra de Monte-Carlo. Potremmo anche essere presenti insieme all’Opéra a Londra.

Con quali criteri vengono scelte queste destinazioni?

Teniamo in considerazione i mercati. Ad esempio, prendiamo la missione di Anversa: abbiamo aziende monegasche che fanno parte del MEB e sono molto affermate in Belgio.

Da lì, contattiamo la Camera di Commercio del Belgio e cerchiamo di creare una missione attorno a queste aziende che punti, prima di tutto per il loro tornaconto, a metterle in contatto con i clienti abituali, in un contesto più istituzionale e con il supporto del Principato di Monaco. Poi, questa missione è destinata ad altre aziende, perché incontrino le società del paese ospitante e inizino a costruire mercati.

Abbiamo tre obiettivi al MEB: il primo è che le aziende monegasche si conoscano tra di loro e creino un “business club”. Abbiamo notato spesso che le aziende monegasche cercano all’estero talenti o partner già presenti a Monaco.

Il secondo obiettivo è che queste aziende monegasche possano esportare il loro know-how in altri paesi, in particolare formando partnership con altre aziende in tutto il mondo. Stavamo parlando di Anversa, per esempio: siamo riusciti a portare ad Anversa una dozzina di società di logistica, spedizione e commercio per incontrare clienti abituali e prospect, così da farli crescere.

La terza missione è partecipare al soft power del Principato di Monaco, ovvero coordinare tutti i maggiori eventi sportivi, culturali (l’Opera di Monte-Carlo, i Ballets di Monte-Carlo, l’Orchestra di Monte-Carlo, o anche i Petits Chanteurs) e scientifici. Ad esempio, se il Centro Scientifico di Monaco o la Fondazione Principe Alberto II decidono di andare da qualche parte, noi possiamo aggiungere una componente economica.

Se c’è qualche anniversario di una relazione diplomatica tra un Paese e Monaco, noi siamo presenti con un programma economico che abbiamo elaborato con la Camera di Commercio del posto. Quindi, possiamo affiancare il settore diplomatico, sportivo, culturale, scientifico a una componente economica che apportiamo grazie alle aziende del Principato.

L’11 aprile il MEB ha organizzato un’Assemblea Generale, potrebbe condividere con noi i momenti salienti?

Durante l’Assemblea abbiamo presentato i nostri risultati 2021, i nostri budget e le nostre iniziative, che sono state numerosissime. Abbiamo anche presentato i nostri progetti per il 2022.

Successivamente abbiamo fatto una riunione dei soci: abbiamo invitato le 556 aziende associate al MEB (che al completo contano 1.200 persone). Tutte queste aziende possono incontrarsi, parlare, fare rete, scambiarsi idee. Durante la pandemia abbiamo dovuto rallentare con questo tipo di eventi.

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Riunione dei membri – © MEB / Carte Blanche

Come siete riusciti, precisamente, a sostenere le aziende durante l’emergenza Covid-19?

Non appena abbiamo capito il problema, abbiamo deciso subito di passare al digitale, in stretta collaborazione con la Delegazione alla Transizione Digitale. Il lockdown è iniziato il 15 marzo 2020 e dal 1 maggio abbiamo creato i “Mebinaires”, che ci hanno permesso di comunicare con le persone con una frequenza senza precedenti. Continuiamo ancora oggi, tra l’altro. Abbiamo anche portato avanti delle “e-mission”, ad esempio quella in India nel 2021: abbiamo riunito aziende indiane e aziende monegasche e abbiamo permesso loro di comunicare attraverso uno speed-dating virtuale.

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© MEB

In generale, non potevamo assolutamente continuare come prima. Era impossibile organizzare incontri, mettere in contatto le persone. Quindi abbiamo iniziato a usare Zoom, oggi siamo grandi esperti di Zoom, e abbiamo continuato in questa direzione.

Dopo l’emergenza covid, ora un’altra crisi è al centro della scena. Avete risentito dell’impatto della guerra in Ucraina?

Bisogna dire che nel 2021 abbiamo effettuato due missioni di ricognizione a San Pietroburgo per poter svolgere un’importante missione prevista per giugno 2022, che doveva coinvolgere le aziende della Russia nordoccidentale. Era tutto nel vivo dell’organizzazione quando è scoppiata la guerra.

Abbiamo subito cambiato la nostra posizione, perché l’aggressione russa non poteva essere perdonata. Così abbiamo deciso di rivolgerci ad altri mercati, come il Canada. Questo è anche uno dei motivi per cui stiamo aumentando la nostra presenza in Africa, in particolare con i webinar e con il CEMA: il Club degli Imprenditori Monegaschi in Africa. In generale, abbiamo deciso di concentrarci sull’Africa, l’Europa e l’Occidente, ovvero le Americhe.

Quali sono le conseguenze per le società monegasche stabilite in Russia?

Ci sono alcune società monegasche stabilite in Russia, la maggior parte specializzate nell’industria petrolifera. Una di loro ha dovuto licenziare 1.500 dipendenti dalla filiale russa e l’azienda è stata costretta a chiudere questa filiale, con un’ingente perdita di guadagno. Sfortunatamente queste cose capitano nella vita. L’unica cosa che possiamo fare, e che facciamo, è cercare di trovare alternative grazie alla possibilità di andare in Africa, in Europa o negli Stati Uniti.

D’altra parte, va detto che l’Ucraina, durante questo conflitto, è rimasta molto attiva. Abbiamo stabilito i primi contatti davvero promettenti con la Camera di commercio ucraina, di cui alcuni membri si sono rifugiati sulla Costa Azzurra, e sembra che ci siano delle proposte interessanti. Non è quindi impossibile che il Principato di Monaco sia sulla strada giusta per riprendersi dalla crisi ucraina.

Ritornando a Dubai e all’Esposizione Universale. Questo expo è stata un’opportunità per il MEB di rafforzare i legami con Dubai?

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© MEB

Assolutamente: abbiamo incontrato non solo aziende ma anche istituzioni, tra cui il DMCC, un enorme conglomerato di zone franche a Dubai che comprende tantissime aziende. Abbiamo preso contatti molto interessanti con il DMCC, e abbiamo anche contatti con la Camera di Commercio di Sharjah. Grazie al nostro viaggio, una società monegasca sta già aprendo una filiale a Sharjah. Siamo stati in grado di fare la differenza.