Con sede a Monaco da tredici anni, l’agenzia di interior design Casamanara offre ai suoi clienti la perfetta unione tra autenticità e modernità.

Passeggiando nei pressi del Larvotto, a due passi dall’hotel Méridien, forse avrete già fatto caso all’agenzia di interior design Casamanara, dove il fondatore Piero Manara e sua sorella, Debla Berger, affascinano i clienti monegaschi dal 2009.

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Debla Manara-Berger – DR

Una storia di famiglia che ha inizio ben prima del Principato. “Sono nato in Italia, a Milano. Vengo da una famiglia di costruttori, gente che trasforma la materia. L’architettura è sempre stata la mia passione, ho svolto parte dei miei studi di interior design a Parigi. Lì ho potuto confrontarmi con ambienti da rinnovare e lavorare sulla relazione tra corpi e spazio. Era questo che mi interessava di più, piuttosto che costruire davvero qualcosa ”, afferma Piero Manara.

Ed è subito dopo gli studi nella capitale che il giovane interior designer intraprende una prima avventura… a New York! Un’agenzia battezzata inizialmente “Beautiful Modern World”, seguita da un’altra apertura a Monaco, che rimarrà in attività per 17 anni prima di chiudere i battenti.

“Essere disponibile per i clienti in entrambe le agenzie era diventato troppo complicato”, spiega. Coglie così l’occasione per cambiare il nome dell’azienda in Casamanara e tornare a un suono più familiare: “la prima azienda che ha creato il mio bisnonno si chiamava Cavamanara”, sottolinea Piero.

Nonostante le dimensioni modeste l’agenzia inizia a lavorare a grandi opere, come il tetto dell’edificio Roccabella a Monaco, o altri progetti in diverse parti del mondo, soprattutto grazie a una filiale con sede a Hong Kong gestita da un caro amico.

Disegno ancora tutto a mano, a matita

La lotta contro il digitale

Oltre ad apprezzare la vicinanza di Monaco all’Italia, e quindi alle sue radici, Piero Manara ama particolarmente la clientela del Principato: “È una clientela esigente, con progetti interessanti. Ci occupiamo sia di nuove costruzioni che di ristrutturazioni. Monaco è anche una base per l’Europa: facciamo spesso progetti a Parigi o a Londra… È anche molto interessante lavorare con artigiani, imprenditori, persone che fanno questo lavoro da generazioni per passione, con un savoir-faire davvero sorprendente. C’è un’atmosfera meno “business” rispetto agli Stati Uniti”.

Piuttosto che scegliere articoli dai cataloghi, Piero Manara si batte attivamente contro la standardizzazione: “A Monaco, il lavoro è molto più manuale, con verifiche, revisioni, scambi di idee e quella sorta di imperfezione che rende le cose più vive, più accattivanti. In un mondo globalizzato, dove facciamo realizzare gli oggetti dall’altra parte del mondo perché costano un po’ meno, trovo più interessante essere qui a sostenere l’artigianato locale”.

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RAMPOLDI (Monaco) – DR

Nessuna intenzione, quindi, di fare copia e incolla o cedere alla comodità del digitale: “Disegno ancora tutto a mano, a matita. Ed è quello che piace alla maggior parte dei clienti. Poi, uno studio fa quello che deve fare con il software. Offriamo quindi questo aspetto “low-tech”, analogico e umano, pur essendo poi in grado di creare le presentazioni virtuali. È ciò che ci rende diversi”, aggiunge Piero.

Fare cose che abbiano un senso

Questo aspetto manuale e autentico non attrae solo i clienti. Per Piero, è l’essenza stessa del suo lavoro: “quello che mi piace di più è stare al tavolo da disegno, disegnare linee… E poi teletrasportarmi sul cantiere, parlare con gli operai, spiegargli quello che abbiamo in mente, sempre con l’approvazione del cliente, è questa la parte migliore. (…) Disegnare tutto al computer con solo immagini digitali vuol dire dare il nostro lavoro in pasto alle future intelligenze artificiali. Dobbiamo preservare il lavoro intellettuale e manuale”.

Un lavoro intellettuale caratterizzato dal desiderio di non seguire rigorosamente le indicazioni, ma di proporre un arredamento duraturo e coerente: “Facciamo in modo che tutto abbia un senso. Cerchiamo di non consumare o produrre inutilmente. Ogni progetto rappresenta una pagina bianca su cui sperimentare nuove finiture, nuovi materiali, anche se oggi spesso [i clienti] ci chiedono le stesse cose”, spiega Piero.

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JIMMY’Z D’HIVER (Monaco) – DR

Anche a costo di dover, a volte, convincere il cliente a cambiare completamente idea: “Abbiamo avuto l’opportunità di lavorare a un progetto molto bello nell’edificio della Petite Afrique. Quello che abbiamo proposto al cliente non era affatto quello che inizialmente desiderava, ma gli abbiamo spiegato le origini dell’edificio, cosa aveva spinto l’architetto a progettarlo così com’è, con questa atmosfera da secondo dopoguerra stile americano e un’architettura californiana. Abbiamo rispettato l’architettura dell’edificio, per creare un progetto d’interni che, oggi, sembra avere una logica evidente e senza tempo. Non vuol dire essere antiquati, ma semplicemente non andare contro ciò che esiste. A volte è interessante creare dei contrasti, ma spesso non invecchiano bene “.

Con una seconda laurea magistrale in urbanistica e architettura conseguita da poco, Piero ora spera di poter partecipare a nuovi grandi progetti “che facciano fronte a tutte le problematiche che ci ritroviamo ad affrontare nel XXI secolo “, come quella dell’ambiente. La regola resta sempre la stessa: fare cose che abbiano un senso.