Per il centenario della morte del Principe Alberto I di Monaco, Gildo Pastor, presidente della casa automobilistica Venturi, ha affidato una grande missione di scialpinismo a Xavier Chevrin. L’eco-esploratore di Venturi ha infatti percorso oltre 220 chilometri sull’isola norvegese di Spitzberg, mappata dal trisavolo del Principe Alberto II tra il 1898 e il 1907.

La missione è stata rifiutata la prima e la seconda volta. “Le guide che avevamo contattato pensavano che sarebbe stata un’impresa impossibile”, ci ha rivelato Xavier Chevrin mentre raccontava la sua avventura. “Poi ci siamo rivolti a una terza guida, che si è presa del tempo per pensarci su”.

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Qualche settimana dopo, la terza guida ha ricontattato l’eco-esploratore di Venturi con una buona notizia: “La missione si può fare, ma non da soli”. È stato un grande sospiro di sollievo. “Va detto che sono posti in cui non ha mai messo piede nessuno”, ha spiegato Xavier Chevrin. “Abbiamo svolto un lungo lavoro preliminare via satellite per individuare gli eventuali pericoli e in particolare i crepacci”.

Un’isola accessibile solo con lo sci nordico

Al fianco di tre guide esperte e di un cameraman l’esploratore incaricato da Venturi è così partito alla conquista della misteriosa isola di Spitzberg, che in passato era stata mappata dal Principe Alberto I dal mare. Si tratta di un luogo accessibile esclusivamente tramite sci nordico.

Il Principe Alberto II e Gildo Pastor presenti al termine dell’esplorazione / © Eric Mathon – Palazzo del Principe

“Abbiamo constatato che il Principe aveva svolto un lavoro preciso e accurato”. Durante l’escursione  Xavier Chevrin e la sua squadra hanno esplorato posti i cui nomi facevano riferimento al Principato. Sono partiti dalla Montagna Grimaldi, hanno attraversato il Ghiacciaio di Monaco (un grande traguardo raggiunto dai monegaschi che hanno potuto piantare la loro bandiera) per poi raggiungere la Montagna Principe Alberto I e infine la Montagna Principessa Alice.

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“I nomi di questi luoghi hanno origine nelle varie spedizioni del Principe Alberto I”. Una missione esplorativa sull’isola compiuta all’inizio del XX secolo aveva suggellato l’amicizia che esiste tuttora tra Monaco e la Norvegia.

Incontro ravvicinato con un orso polare

Xavier Chevrin e la sua piccola équipe, presenti sull’isola dalla fine di maggio, hanno vissuto un’esperienza ricca ma allo stesso tempo impegnativa: le temperature hanno toccato i -15°, il cielo era sempre grigio e si alteravano tempeste di neve, pioggia e qualche raro raggio di sole. “Le ho chiamate cinquanta sfumature di grigio”. Essendo vicini al Polo Nord, i cinque hanno potuto ammirare il sole di mezzanotte, fenomeno visibile solo a nord del Circolo polare artico, dove il sole non cala mai in prossimità del solstizio d’estate.

Xavier Chevrin interagisce con il Principe Alberto II al suo arrivo / © Eric Mathon – Palazzo del Principe

“Questo fenomeno ci imponeva dei ritmi particolari e ci faceva restare sempre svegli”, ci ha raccontato Xavier Chevrin con un sorriso. Ogni notte l’eco-esploratore faceva a turno con i suoi compagni di viaggio per una ronda necessaria per proteggersi da eventuali attacchi della fauna locale. “Ci siamo imbattuti in volatili, foche e in quella che abbiamo soprannominato volpe blu. Si tratta di una volpe artica estremamente rara che ha subito una mutazione genetica e ha pertanto il pelo nero-blu”. Ma non è finita qui.

Una mattina mentre l’esploratore di Venturi si lavava i denti, uno dei pochissimi momenti di igiene possibili durante l’escursione, ha intravisto su una piccola collina nascosta a 100 metri di altitudine un’enorme sagoma. Era una renna? Non proprio. “Era un orso polare che scendeva dritto verso di noi”. Gli orsi polari, i più grandi predatori dell’isola, sono tra le principali specie protette in Norvegia, ma possono costituire un grave pericolo per gli esploratori.

Le conseguenze del riscaldamento globale sull’isola

“Alla fine è andato a dormire lontano senza avvicinarsi a noi”. Ma la mattina dopo, Xavier Chevrin è stato svegliato da un grido, una specie di segnale di allarme. “Apro gli occhi e una delle due guide aveva tirato fuori il fucile”. L’orso era lì davanti a loro con la bocca spalancata. “Mi sono catapultato fuori dal letto in una frazione di secondo. Abbiamo provato a fare rumore con delle pentole per farlo scappare via. Ma non ha funzionato”. Solo il rumore assordante dei fuochi d’artificio ha fatto fuggire l’animale.

Il logo di Venturi / © Eric Mathon – Palazzo del Principe

È un ricordo che sarà difficile cancellare, come quello degli incredibili fiumi di neve sciolta che sfociavano in laghi d’acqua formatisi dalla fusione del ghiaccio. È un fenomeno nuovo che non era visibile fino a qualche anno fa. “Il ghiaccio era completamente assente dalle coste di Spitzberg anche se eravamo a soli 1.000 chilometri dal Polo Nord”, ha osservato Xavier Chevrin. L’isola registra ogni anno un innalzamento del livello del mare di circa due centimetri.

I cinque esploratori si sono preoccupati di non lasciare nessun rifiuto in quest’area protetta. Hanno infatti portato via con sé i pochi rifiuti accumulati nelle tre settimane di esplorazione. Questa missione indimenticabile si è conclusa dopo tanti sforzi il 26 giugno ai piedi della Montagna Principessa Alice.

Il Principe Alberto II e Gildo Pastor erano presenti al termine dell’esplorazione per congratularsi con Xavier Chevrin e la sua squadra. In questa occasione l’eco-esploratore ha potuto condividere le sue prime impressioni oltre che mostrare le prime immagini della spedizione. Sarà presto disponibile un reportage di questa missione, che rientra nel programma delle Venturi Global Challenges.