Le noci di cocco. Le mangiamo, le beviamo e presto potremmo anche arredarci casa. La start-up Goodhout, infatti, crea materiali sostenibili e resistenti trasformando i gusci delle noci di cocco in tavole dalle mille funzioni che, di certo, non passano inosservate.

“O è la cosa migliore che ho fatto nella vita o la più stupida”, racconta la fondatrice di GoodHout, Silvia ten Houten. “Quando mi è venuta in mete l’idea di GoodHout, il senso di agitazione che provavo riguardo all’avere uno scopo nella vita è scomparso completamente”. Dal punto di vista finanziario, tuttavia, è stato il periodo più instabile di sempre. “A un certo punto, tutta la mia vita stava in una valigia”, afferma. “E la cosa più strana è che non ero infelice. Come puoi avere una vita così incerta eppure sentirti così in pace?”

I gusci delle noci di cocco: una miniera d’oro

Prima che la sua vita fosse tutta racchiusa in una valigia, Silvia ha fatto un viaggio in Indonesia.

Ten Houten a passato l’infanzia in Indonesia e l’adolescenza in Nuova Zelanda, prima di studiare in Olanda, il paese di suo padre. Quando è finalmente tornata in Indonesia, non visitava il paese di sua madre da più di vent’anni.

Cosa fanno le persone con i gusci delle noci di cocco? L’ho proprio cercato su Google

Silvia parla dell’Indonesia in termini proustiani: “Le persone, gli odori, il cibo, la lingua… era tutto così familiare. Volevo trovare un modo per continuare a essere parte dell’Indonesia”.

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I gusci delle noci di cocco dopo che la polpa, chiamata copra, è stata rimossa © Diomari Madulara / Unsplash

Perché non sfruttare le noci di cocco per creare un business? L’Indonesia è il più grande produttore di cocco al mondo, con 3,6 milioni di ettari stimati di piantagioni di cocco. Dopo aver considerato l’idea di buttarsi nel commercio del latte di cocco, “È stata una parentesi di marketing, non mi stuzzicava particolarmente”, Silvia ten Houten comincia a interessarsi dell’enorme quantità di gusci sparsi ovunque per Java, l’isola in cui è nata.


Curiosità. Nel 2018, l’Indonesia ha prodotto circa 18 milioni di tonnellate di cocco. La stragrande maggioranza dei gusci viene bruciata dopo che la polpa, chiamata cobra, viene estratta per essere consumata.


“Cosa fanno le persone con i gusci del cocco? L’ho proprio cercato su Google”. È così che Silvia scopre che un’università olandese era riuscita a sviluppare una tecnologia per riciclare i gusci di cocco trasformandoli in un materiale resistente. Purtroppo però, la tecnologia non era ancora stata commercializzata, accendendo un potenziale campanello d’allarme. Così, l’imprenditrice passa un anno a fare ricerche per capire dove stesse il problema.

C’è qualcosa che non va con la catena di approvvigionamento? Il cocco è infetto? Dopo un anno di ricerca senza trovare nessuna valida ragione, Silvia decide di buttarsi a capo fitto nel progetto. “Ho imparato che con le start-up devi improvvisare”, afferma. Così comincia un periodo di viaggi tra l’Indonesia e l’Olanda, ed è qui che la sua vita comincia a essere racchiusa in una valigia.

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Cosa si può realizzare con i gusci delle noci di cocco?

Nel 2020, Silvia ten Houten ha smesso di vivere con la valigia in mano. GoodHout si è appropriata della tecnologia dell’università olandese, per poi migliorarla e brevettarla.

Il materiale è davvero resistente. Un tavolo fatto di gusci di cocco può durare durante decenni. Vogliamo creare prodotti che possano essere tramandati in famiglia

Oggi, GoodHout produce tavole di cocco di 30×30 cm che possono essere utilizzate in diversi generi di prodotti, come per creare i manici dei coltelli. Un’azienda italiana, per esempio, sta realizzando le fibbie delle cinture.

Esempi di prodotti ideati con GoodHout © GoodHout

Le tavole più grandi, da 60x120cm, che possono essere utilizzate per creare mobili, come tavoli per esempio, dovrebbero arrivare sul mercato alla fine di marzo 2021. “Il materiale è davvero resistente. Un tavolo fatto di gusci di cocco può durare durante decenni. Vogliamo creare prodotti che possano essere tramandati in famiglia”.

GoodHout sta conquistando il mercato dell’interior design e dell’arredamento con un tempismo perfetto. Nel prossimo decennio, infatti, le parole d’ordine dell’industria del design saranno semplicità e sostenibilità. Due requisiti che GoodHout soddisfa pienamente. Un noto critico di design, Aaron Betsky, lo scorso gennaio aveva stimato che i nuovi anni ’20 saranno un “ritorno alla vita vera”, un cambio di rotta che il coronavirus ha decisamente accelerato.

© GoodHout

Le tavole di cocco di GoodHout sono realizzate in un materiale compatto, robusto e 100% naturale che assomiglia a una versione marrone scura dell’ebano. Inoltre, è naturalmente ignifugo. Per dare al legno lo stesso livello di resistenza al fuoco, è necessario utilizzare sostanze tossiche.


Un investimento per il futuro

Secondo Silvia, bisogna approcciarsi al mondo degli affari con una mentalità olistica. È per questo che vorrebbe istituire un ente di beneficenza che si occupa di dare un’educazione ai bambini dei dipendenti delle fattorie e delle fabbriche di GoodHout: “perché non vedo alcun motivo per non prendere un po’ del tuo fatturato e destinarlo alla beneficenza”, ha affermato.

In cambio, chiederà ai bambini che hanno usufruito delle lezioni di tornare ed essere loro gli insegnanti per un anno o due. “I soldi non dovrebbero mai essere un problema per un bambino che vuole andare a scuola. Un mio sogno è che tra 20 anni uno dei bambini arrivi a finire medicina. Penso che sarebbe bellissimo, ci darebbe la certezza di aver fatto qualcosa di speciale”.

Ma i sogni non si fermano qui. “Vorrei che GoodHout diventasse una di quelle aziende in cui tutti vogliono lavorare, perché sanno che facendolo aiuterebbero il mondo a diventare un posto migliore”. Una pausa. Un momento di esitazione. In realtà c’è di più, ammette sorridendo. “Il mio vero obiettivo con GoodHout è quello di diventare un’azienda di successo. Voglio essere citata nei libri di strategia”.

GoodHout è la seconda classificata per il premio Excellence nel campo Ricerca Ambientale e Tecnologia al CleanEquity 2020