Molto prima che la parola “sostenibilità” fosse sulla bocca di tutti, il Principe Alberto II di Monaco e il consulente finanziario Mungo Park hanno fondato CleanEquity, una conferenza privata che mira a mettere in contatto le tecnologie sostenibili emergenti con i più grandi investitori di Monaco.

“Stavamo facendo colazione”, ha risposto Mungo Park quando gli abbiamo chiesto come fosse nata l’idea di CleanEquity. “Fin da quando lo conosco, il Principe Alberto ha sempre avuto una grande passione per l’ambiente. Voleva fare qualcosa”.

Mungo Park è il presidente di Innovator Capital, una società di consulenza aziendale specializzata nelle tecnologie applicate alla salute e al cambiamento climatico, ed è anche il cofondatore di CleanEquity, una conferenza privata che si tiene ogni anno nel Principato. Fin dal 2008, la conferenza ha accolto fino a 30 aziende selezionate da Innovator Capital e che arrivano a Monaco ogni anno per presentare il loro lavoro, sperando di assicurarsi finanziamenti, trovare nuovi partner o migliorare il loro profilo internazionale.


CleanEquity offre alle società emergenti un’opportunità unica per accelerare gli affari. Nei 12 anni di conferenze, le oltre 300 aziende di CleanEquity sono riuscite a raccogliere quasi 2 miliardi di dollari.


Mungo Park ha iniziato a interessarsi di tecnologia nel 2004, dopo aver assistito alla scena dello scarico di un autobus inondare dei bambini che aspettavano alla fermata. “Ho pensato che fosse assurdo”, ha detto. “Sono arrivato in ufficio e ho detto a tutti di farmi avere una lista delle aziende che lavoravano nella riduzione delle emissioni dei mezzi pesanti entro la sera stessa”. In quegli anni, l’universo degli investimenti sostenibili era ancora agli albori.

Sostenibilità e venture capitalist non sono compatibili?

Nel 2020, il mondo degli affari è stato quasi costretto ad abbracciare la sostenibilità. Ma tra dire e il fare c’è di mezzo il mare, e la necessità di ostentare questo principio solo per essere politically correct è piuttosto diffusa. Un esempio perfetto è quello di Shell e dei suoi sondaggi su Twitter, in cui agli utenti è stato chiesto cosa stessero facendo loro per ridurre le emissioni di carbonio, ignorando del tutto il ruolo dell’azienda nell’industria dei combustibili fossili.

La comunità degli investitori è solitamente formata da esperti nel settore, questo può portare gli investitori ad approfittare degli innovatori, dato che questi ultimi non conoscono il mercato finanziario

Mungo Park, Innovator Capital

Un trend simile si nota anche tra i venture capitalist. Nel 2020, sotto la pressione degli investitori molte più aziende hanno pubblicato i dati relativi alla sostenibilità. Ciononostante, secondo Mungo Park, il conflitto di interessi tra gli investitori e gli innovatori sostenibili continua a essere un dato di fatto. “Noi crediamo di dover sostenere gli scienziati, gli innovatori”, dichiara. “La comunità dei venture capitalist è costruita sul modello del fatturato, mentre l’innovatore vuole far arrivare il farmaco al numero maggiore di pazienti possibile, nel tempo più breve possibile. Queste due cose vanno spesso in conflitto”.

I Millennials e le donne stanno ridisegnando il venture capitalism

Nonostante ciò, Mungo Park ci ha tenuto anche a sottolineare che lo scenario potrebbe essere diverso in futuro. “Gli investitori stanno crescendo e maturando, anche grazie all’arrivo di sempre più Millennials ogni anno”, afferma. Sembrerebbe che le new entry stiano davvero cambiando il modo di investire. Alcuni studi hanno dimostrato che i Millennials, più attenti all’ambiente, hanno cambiato le modalità di investimento delle famiglie facoltose: 7 miliardari su 10 hanno dichiarato che i loro investimenti sono più sostenibili proprio grazie ai Millennials.

Se avessimo più Millennials e un equilibrio di genere maggiore, allora avremmo un migliore senso di responsabilità

Il team di Innovator Capital è composto da dipendenti di 30 anni, o poco meno, ed è particolarmente attento alla gender equality. Secondo Mungo Park, questo è un altro elemento chiave per cambiare il mondo degli investimenti: “Secondo la mia esperienza, gli uomini tendono a essere più aggressivi e a voler vincere a tutti i costi,” afferma, “mentre le donne tendono a collaborare. Sanno che è possibile portare a termine qualcosa senza lottare tra di loro”. Quindi, potremmo dire che i Millennials e l’equilibrio di genere sono la ricetta segreta per fare in modo che gli investimenti a impatto non siano solo una moda passeggera?  “La sostenibilità è sicuramente una moda, ma dall’altro lato, tutti i nati dopo il 1980 hanno ricevuto un’istruzione, più o meno buona, sul clima e sull’ambiente”, afferma. “Quindi, se ci fossero più Millennials e un maggiore equilibrio di genere, allora avremmo un migliore senso di responsabilità”.


Che dire, invece, degli effetti della pandemia sugli investimenti a impatto? Anche se alcuni studi hanno dimostrato che le aziende con un buon ESG (Environmental, Social e Governance) se la sono cavata meglio durante il crollo del mercato dovuto alla pandemia, più di 8 su 10 degli investitori di tutto il mondo hanno dichiarato che, in questo periodo di crisi, l’ESG non è stato più un criterio fondamentale nella scelta degli investimenti. Questo suggerisce quindi che, per alcuni, la sostenibilità è davvero una moda passeggera.


L’impegno sincero del Principe Alberto per la sostenibilità

Una cosa è certa, a Monaco la sostenibilità non è una semplice moda. La passione del Principe Alberto per l’ambiente risale al suo bisnonno, il Principe Alberto I, che ha dedicato gran parte della sua vita allo studio del mare e degli oceani. Come dicevano i latini, nomen est omen.

“Il Principe Alberto ha partecipato alla cerimonia di premiazione di CleanEquity perché voleva conoscere le aziende, sapere del loro lavoro. La cosa più bella è che ci crede davvero. Per lui non è una moda, prendi la sua Fondazione per esempio. Da che ho memoria, in Asia è conosciuto come il Principe Verde”, ha aggiunto Mungo Park. “Non è una cosa incredibile?”

Il Principe Alberto II a CleanEquity Monaco 2020

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Traduzione a cura di Valentina Alia