Martedì 6 aprile è la Giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace. Abbiamo approfittato dell’occasione per fare due chiacchiere con Joël Bouzou, presidente/fondatore di Peace and Sport, sull’iniziativa White Card, che da qualche anno è diventata un vero successo internazionale.

1. Come è nata l’iniziativa?

L’idea è nata dopo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel 2013, che ha sancito il 6 aprile come la Giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace. Abbiamo voluto creare una piattaforma universale, www.april6.org, che raccogliesse i contributi delle grandi organizzazioni, delle federazioni internazionali, dei comitati olimpici o degli atleti più famosi. L’idea del cartellino bianco è nata pensando al cartellino giallo o a quello rosso del calcio. Non volevamo sottolineare gli aspetti negativi, ma quelli positivi, utilizzando un cartellino diverso che identificasse lo sport come mezzo per riunire tutti, a prescindere dalle differenze etniche, sociali e religiose, sotto una sola regola. Mostrare il cartellino bianco vuol dire condividere dei valori. L’anno scorso, abbiamo ricevuto quasi 117 milioni di White Card, nonostante il Covid-19.

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Quest’anno, abbiamo voluto aggiungere una storia dietro ogni cartellino White Card. Posso raccontarvi velocemente la mia. Avevo due nonni, uno socialista e l’altro gollista. Erano in disaccordo sulla politica, ma su una cosa concordavano, entrambi odiavano i tedeschi, perché avevano sofferto a causa delle due guerre. A 17 anni, ho partecipato come giovane atleta a uno stage franco-tedesco voluto da Charles de Gaulle e Konrad Adenauer, e sono rientrato a casa dicendo che i miei migliori amici erano i tedeschi. Grazie allo sport, cancelliamo le differenze. Lo sport fa da collante tra le culture. È per questo che si sono unite a noi anche federazioni internazionali e di sportivi, per far passare questo messaggio. Il messaggio che la White Card rappresenta la pace per lo sport. Penso per esempio a Christian Karembeu, Didier Drogba, Laura Flessel, Yohan Blake, Teddy Riner, Siya Kolisi o ancora a Marlène Harnois.

2. Come partecipare?

Basta postare una foto sui social con l’hashtag #WhiteCard e un cartoncino bianco, accompagnato da una testimonianza, anche breve, di una storia vissuta. Tutti possono contribuire alla campagna da qualsiasi posto nel mondo. L’obiettivo è quello di consolidare la pace e la solidarietà sociale passando attraverso lo sport, in un periodo così complicato, dove gli assembramenti e gli incontri sono difficili a causa del Covid-19. È importante continuare a perseverare in questa direzione. In questo modo potremo proteggerci dal comunitarismo e dal rischio di isolamento e di chiusura in se stessi.

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3. Come fa Peace and Sport a gestire i progetti con la crisi in corso?

Abbiamo avuto la fortuna di lanciare alcuni strumenti digitali, in particolare la piattaforma Peace and Sport by MyCoach. Lo strumento è a disposizione dei nostri istruttori e ci consente di continuare a essere presenti sul campo in tutto il mondo. Di recente, abbiamo portato avanti un’iniziativa con la Federazione Internazionale di arrampicata, che permette ai climber del mondo intero di unirsi alla campagna scattando foto o girando video, nel bel mezzo della natura, per partecipare all’iniziativa. Abbiamo anche in programma il Forum di Medellín, in Colombia, alla fine dell’anno.

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Spero che i risultati della campagna White Card di quest’anno saranno all’altezza delle nostre aspettative. Nonostante la situazione attuale, la motivazione è rimasta la stessa. Tantissimi atleti condividono le loro foto con la White Card dopo una vittoria, perché vogliono condividere i loro valori. Lo sport non è solo competizione. Di recente, ho partecipato all’ultima sessione del CIO, a cui era presente anche sua Altezza [Principe Alberto II di Monaco]. Per i prossimi cinque anni quello che conterà di più saranno i valori, e non il risultato. È una grande occasione.

*6 milioni nel 2014, 7 milioni nel 2015, 15 milioni nel 2016, 43 milioni nel 2017, 90 milioni nel 2018, 98 milioni nel 2019.

Foto: Peace and Sport