Entrando a far parte della prestigiosa Ferrari Driver Academy a inizio anno dopo due stagioni al volante di una F4, Arthur Leclerc è un passo più vicino al suo ultimo sogno: prender parte ad un Gran Premio di Formula 1. Ma a 19 anni, la strada del fratello minore di Charles Leclerc è ancora lunga e piena di ostacoli. Profilo.

Non è mai facile ottenere un posto, all’ombra di un fratello maggiore onnipresente. Ma nella famiglia Leclerc, se Charles abbaglia il mondo della Formula 1 fin dalla sua irresistibile ascesa nella classe regina dell’automobilismo, Arthur potrebbe farsi un nome seguendo le orme di suo fratello. “Fin da bambino, sogno di far parte di questa grande famiglia Ferrari” racconta Arthur Leclerc, che fatica ancora a crederci. “Quando si è piccoli, si vedono solo le vetture rosse in pista (riferendosi alla mitica Ferrari). “Da allora, credo che sia diventato il mio colore preferito”, sorride. Poiché nella famiglia Leclerc, la F1 è prima di tutto un affare di famiglia. “È grazie a mio padre” (Hervé Leclerc è deceduto qualche anno fa all’età di 54 anni). “Amava l’automobilismo e correva in Formula 3 quando non ero ancora nato”, racconta l’uomo che ha preso come suo idolo la legenda brasiliana Ayrton Senna. “Guardavamo tutti i Gran Premi in televisione, anche al mattino prestissimo. Mio padre era pazzo di Ayrton Senna. Guardavamo anche tutti i film su di lui. Penso che viveva la sua passione attraverso me e Charles”.

 

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“All’età di otto anni, mio padre non aveva più risorse per far correre sia me che Charles”

Messo rapidamente al volante di un mini kart – “Non andavamo veloci, ma avevamo un volante e quattro ruote ed eravamo già contenti così” – Arthur Leclerc ha fatto i suoi giri sulla pista di Brignoles, nota per essere il terreno di gioco preferito della famiglia Bianchi. “Mio padre era vicino alla famiglia Bianchi e noi eravamo vicini a Jules (morto tragicamente in gara durante il Gran Premio del Giappone nel 2014). “Andiamo spesso a Brignoles, che era la mia pista preferita. È un circuito molto tecnico. Se si è veloci a Brignoles, si è veloci ovunque!”. Ma anche se Arthur Leclerc si trova subito a suo agio al volante, il più giovane dei fratelli ha avuto un percorso singolare, scandito da molti anni di fermo macchina. “All’età di otto anni, mio padre non aveva più risorse per far correre sia me che Charles” ricorda. “Sono stato costretto a fermarmi fino ai 14 anni”.

 

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Una scalata lineare

Vincitore del Kart Racing Academy nel 2014, il giovane monegasco è costretto a mettere in pausa la sua promettente carriera, un’altra volta per mancanza di budget. “Ho ricominciato durante la stagione 2018, in F4, dove sono arrivato quinto nel Campionato di Francia”. Sempre in F4 lo scorso anno, questa volta in Germania, Arthur Leclerc è arrivato terzo nella serie tedesca, dietro il francese Theo Pourchaire e il norvegese Dennis Hauger. Prestazioni che hanno attirato l’attenzione della Ferrari Driver Academy e che gli hanno aperto le porte della Formula Regionale Europea, che il Monegasco affronterà in questa stagione con il team Prema Racing. “Non sappiamo ancora quando potrà iniziare la stagione, forse a luglio. Ma dobbiamo aspettare e vedere come evolverà la situazione”.

 

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La Formula 1 nel sangue

In attesa di tornare sui circuiti, l’ex allievo dell’Istituto François d’Assise-Nicolas Barré si allena a casa sua, con un simulatore. Già vincitore di due gare virtuali in F2 sul circuito di Bahrain e di Monaco e quarto in F1 a Melbourne (gara vinta da un certo Charles Leclerc), il pupillo della Ferrari Driver Academy è impaziente di ritrovare l’adrenalina delle partenze reali, anche se ammette che “lo spirito di competizione rimane lo stesso” anche sui circuiti virtuali. Una sete di desiderio che potrebbe far arrivare Arthur Leclerc fino in Formula 1. In ogni caso, questo è tutto ciò che il giovane ha in mente. “Non ho davvero pensato ad un piano B o ad un altro futuro. Potrò eventualmente rivolgermi ad altre discipline, ma al momento non ci penso. Ho gli occhi puntati sulla F1”. Brillare per un giorno nella classe regina dell’automobilismo accanto a Charles Leclerc? Montecarlo lo sogna.